Fu il papà del "Progetto Giovani": Forlì piange l'ex assessore Flavio Montanari

A Forlì il suo nome è legato ad alcuni grandi progetti dei quali fu promotore e dinamico attuatore.

Forlì piange la scomparsa di Flavio Montanari, per molti anni dinamico e apprezzato amministratore del Comune di Forlì in qualità di consigliere e anche di assessore. Laureato in Lettere e di formazione pedagogista, è stato Consigliere comunale di Forlì in rappresentanza del Partito Socialista Italiano dal 1978 fino al 1995. A Forlì il suo nome è legato ad alcuni grandi progetti dei quali fu promotore e dinamico attuatore. Aveva 68 anni e da oltre dieci anni era affetto da una malattia degenerativa progressiva. Proprio perché non autosufficiente e necessitante di cure continue, Montanari si trovava ricoverato da tempo alla casa di riposo 'Zangheri', dove si è verificata una scia di decessi causati dal Covid. Non è però il contagio da Coronavirus l'origine del decesso avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, spiegano i politici più vicini alla sua famiglia.

Il primo che lo ebbe come principale artefice all'inizio degli anni Ottanta, in qualità di assessore alle Politiche giovanili nella Giunta guidata da Giorgio Zanniboni, fu l'elaborazione del "Progetto Giovani", una innovativa rete di laboratori per adolescenti e ragazzi nei quale imparare, sperimentare e praticare attività in vari ambiti: dal teatro alla fotografia, dal cinema all'arte. Quindi, sul finire dello stesso decennio, e come assessore all'Università, Montanari fu tra coloro che lavorarono per aprire i primi servizi di segreteria dell'Ateneo a Palazzo Mangelli, in  Corso Diaz, oltre a seguire l'avvio dei corsi ospitati nell'ex padiglione ospedaliero “Giulitta Morgagni”.

Con la giunta Sedioli, nella turbolenza dei primi anni Novanta, Flavio Montanari fu l'assessore che si occupò di formazione e lavoro, avviando iniziative che puntavano a dare risposta ai problemi di crescente disoccupazione del periodo e, soprattutto, di difficoltà per i giovani di trovare la prima occupazione. Terminò l'attività di assessore nel 1993 e quella di consigliere due anni dopo. In seguito cessò il suo impegno diretto nell'attività politica cittadina anche a causa del trasferimento in un'altra regione dove mise a frutto l'esperienza di formatore e di consulente nelle tematiche del lavoro a livello professionale. Da tempo soffriva di una grave malattia.

"E' con profondo dolore che abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Flavio Montanari - afferma il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini - esprimo profondo cordoglio e mi unisco alla costernazione dei familiari, in particolare dei figli Silvia e Luca, degli amici, dei colleghi e di tutti coloro che hanno condiviso con lui percorsi di militanza politica, di cittadinanza attiva e di partecipazione. Nella testimonianza di Flavio Montanari - sottolinea il sindaco Zattini - la nostra Città riconosce i valori di passione, senso civico e caparbia propensione all'innovazione continua e alla formazione. Lo salutiamo con affetto, stima e riconoscenza".

A ricordarlo anche l'ex sindaco Davide Drei: "Flavio Montanari ci mancherà tantissimo. Amministratore, formatore, educatore. Nei primi anni ‘80, giovane assessore del Comune di Forlì, avviò, tra i primi in Italia, il Progetto Giovani. Un sistema di azioni e servizi fatti per stimolare la partecipazione, la creatività, l’attivismo civico dei giovani forlivesi, chiamati a essere coprotagonisti del proprio futuro e della loro comunità. Tanti ragazze e ragazzi di allora, io stesso, siamo stati segnati da quelle opportunità. I Centri Giovanili tematici sono stati il luogo dove praticare e sviluppare gli interessi e le passioni, affrontare i problemi, disegnare nuovi e inesplorati percorsi personali e collettivi. Ecco perché molti della mia generazione si sentono “figli” di quella indimenticabile, almeno ai nostri occhi, stagione. L'ultima foto con lui è del 29 maggio 2019. Nei miei ultimi giorni da sindaco, non poteva mancare un saluto, un omaggio a te e a quello che hai rappresentato per la tua città". Un omaggio anche dalla consigliera comunale Sara Samorì: "Rimane tra coloro che vollero fortemente l’università in Romagna. Rimane riflesso negli occhi di quella generazione di “ragazzi” e “ragazze” con cui è cresciuto ed è diventato “grande” tra cui il mio babbo Enzo Samori che ha avuto il grande piacere di potere collaborare con lui. E oggi lo salutiamo, ringraziandolo per ciò che è stato ma per ciò che ancora rappresenta: il modo migliore in cui vorremmo essere rappresentati e amministrati".

Scrive il deputato Marco Di Maio: "Vicinanza alla famiglia e agli amici di Flavio Montanari, a cui la città di Forlì deve moltissimo. Montanari è stato l'ideatore ed esecutore del "Progetto giovani" come componente delle prolifiche giunte guidate dal sindaco Giorgio Zanniboni; ma è stato anche protagonista dell'avvio dei primi insediamenti universitari in città. Aveva costruito una rete di relazioni e rapporti che ponevano al centro le persone e in particolare i più giovani, con lungimirante visione e apertura al cambiamento. Animato com'era da una grande passione civile. Un pensiero a lui, ai familiari e a chi gli ha voluto bene".

"Con la scomparsa di Flavio Montanari la città di Forlì perde uno dei protagonisti dell'innovazione in tema di politiche sociali e giovanili che hanno fatto scuola per anni, a livello regionale e nazionale - è il ricordo del Pd forlivese -. Tante generazioni di forlivesi sono state protagoniste della vita culturale e creativa nel nostro territorio grazie al “Progetto Giovani” da lui ideato negli anni '80 quando era assessore nella Giunta Zanniboni. Il Pd forlivese si unisce al cordoglio dei tanti concittadini che hanno saputo apprezzare le sue doti di amministratore illuminato e di educatore appassionato della comunità".  

Partecipa al commiato anche l'ex deputato forlivese Bruno Molea e presidente Aics, che con Montanari ha condiviso la militanza socialista: "Migliaia di adolescenti nella mia Forlì devono a Flavio Montanari un ruolo determinante nella loro crescita e formazione, grazie alla capillare rete sul territorio che seppe creare dal nulla con il ProgettoGiovani. Una realizzazione quasi visionaria per efficacia e lungimiranza in grado di aggregare in realtà distribuite all’interno delle sedi delle Circoscrizioni cittadine moltissimi ragazzi e ragazze coinvolti in laboratori di teatro, fotografia e immagine, e tanto altro ancora, e condotti da un gruppo di animatrici e animatori che diventarono punto di riferimento per quelle generazioni. Ma Flavio per me non era solo l’assessore e l'ideatore del Progetto Giovani: era l’amico, il compagno di partito e la persona con cui condividere gli slanci e le passioni di quegli anni formidabili: con lui se ne va una parte della mia vita ma non quello spirito libero".

"Fu un giovane amministratore capace di visione, che seppe innovare e coinvolgere, nelle politiche che ideò, i giovani di una generazione - ricorda Sauro Turroni -. Fu protagonista di una stagione irripetibile a cui ho partecipato come fermo oppositore riconoscendo però lo straordinario valore che ebbe il suo operato che in breve superò i confini della città per diventare un modello per altre realtà.  Gli anni in cui fu Assessore videro i Verdi e il sottoscritto protagonisti di scontri durissimi con l'Amministrazione di cui faceva parte ma mai Flavio ne fu coinvolto tanto apprezzavamo ciò che faceva e che ancora oggi ricordiamo con rispetto e ammirazione".

Lo ricorda anche Alfio Bernabei, regista e commediografo di origine dovadolese stabilitosi in Inghilterra da molti anni: “Lo conobbi nel 1983 quando gli proposi un laboratorio teatrale. Come si fidò di me non ho idea. All’epoca ero direttore di una piccola compagnia teatrale a Londra ed avevo scritto diverse opere di cui a Forlì non si sapeva assolutamente nulla. Gli dissi che il laboratorio teatrale avrebbe dato modo ai partecipanti di investigare le radici dei valori culturali locali toccando su fatti veri, tradizioni e superstizioni . L'idea fociava da uno studio sullo stesso tema fatto anni addietro sotto la supervisione di Umberto Eco . Il laboratorio doveva concludersi con uno spettacolo pubblico atto ad evocare il rapporto tra fatti di importanza locale nel circondario forlivese e la memoria collettiva. E dunque segnalare anche il pericolo della perdita di memoria o di coscienza sociale in particolare tra i giovani più vulnerabili".

“Montanari era interessato. Ascoltava. Capiva - continua Bernabei -. Accettò la proposta . Il laboratorio intitolato “Teatro e Memoria” cominciò nella primavera del 1984. Si erano iscritti una trentina di giovani. Gli incontri avvenivano nel centro teatrale di Via Sillaro. In breve si formò un’embrione di compagnia teatrale. Le sessioni di laboratorio erano intense, creative. Si passava dal significato di certi episodi della Resistenza, per esempio il caso della partigiana Iris Versari, ai raduni di gruppi di giovani che si ritrovavano in certi poderi disabitati, a fatti luttuosi di quel periodo, inclusi incidenti stradali che avevano suscitato grande sgomento proprio a Forlì".

“Quello che Montanari non s’aspettava dal laboratorio - ricorda Bernabei - furono “esercizi” per denunciare il fatto che a Forlì non c’era un teatro. Come quella volta che i partecipanti saltarono oltre i reticolati, invasero il vecchio zuccherificio e vi recitarono per farlo tornare in vita e indicarlo alla città come potenziale centro culturale - e l’altra, in cui stesero un lenzuolo all’ esterno di una chiesa dilapidata del centro con una scritta per dire che a Forlì bisognava urgentemente creare un teatro. Chissà quante volte Montanari si sarà sentito chiedere "Sei sicuro che hai avuto l’idea giusta approvando questo laboratorio?"".

“Lo spettacolo alla fine ci fu - conclude Bernabei -. Lo intitolammo “Mente Locale” e il 9 giugno dell’84 la Sala Gaddi si riempì di gente. Il responso del pubblico fu fantastico. Qualcuno forse ricorderà l’evento. Oggi mi piace pensare che Montanari ebbe motivo di sentirsi contento sotto la cascata di applausi. Noi tutti del gruppo avevamo grande rispetto per lui . Era uno aperto alle idee, uno che voleva vedere nella sua città il fiorire di nuove iniziative culturali, pronto a correre anche qualche rischio.”

"Per finire mi piace riportare l’elenco che conservo dei partecipanti allo spettacolo. Stefania Argnani, Marco Morgagni, Ida Nervegna,  Claudio Torrenzieri, Elio Caruso, Lilia Soglia, Paola Zambonelli, Cesare Flamigni, Marco Sidella, Sabrina Bertaccini, Giuseppe Tosoni, Paolo Garoia, Gabriella Cioni, Wicky Zuccherelli, Giovanni Biffi, Silvia Bertaccini, Fabrizio Cossu, Franco Corzani, Paolo Campri, Bruna
De Lorenzi, Roberto Bacchilega, e Alfonso e Nicola Vaccari che si occuparono delle pitture di scena", conclude.

Neo Bertaccini lo ricorda così: "Una grande tristezza mi ha assalito questa mattina quando con una telefonata Gabriele Fabbri mi ha comunicato la scomparsa di Flavio Montanari. Subito la mia memoria mi ha riportato all'ultimo incontro con gli amici e compagni socialisti al ristorante " Bidentino" di Meldola. Flavio già da tempo era costretto in carrozzella da una malattia degenerativa, parlava a fatica, ma gli si leggeva negli occhi il piacere di ritrovarsi coi vecchi compagni, non aveva più la baldanza con cui lo avevo conosciuto da giovane liceale contestatore, col suo biondo ciuffo impertinente e il sorriso un pò saputo di chi ha il mondo davanti a se e intende affrontarlo con spirito critico e volontà di cambiamento. Per un certo periodo siamo stati assieme in giunta del comune di Forlì, sono gli anni in cui Flavio diede nuovo e più vitale impulso alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, rafforzando il ruolo delle Circoscrizioni, ma il contributo maggiore e più originale lo diede dando vita e sostanza al " progetto giovani" in cui si spese con impegno totale e che in seguito costituì motivo di attività professionale in diverse parti di Italia. Foscolo, negli immortali versi dei "sepolcri" ci ricorda che " poca gioia ha dell'urna chi non lascia eredità di affetti" non so se per te possa essere una consolazione, ma penso che se Foscolo ha ragione, tu dovresti ora essere pieno di gioia per l'affetto che chi ti ha conosciuto oggi ti manifesta". 

Nella foto Flavio Montanari alla tribuna in occasione dell'inaugurazione delle sedi universitarie di Forl e Cesena il 29 gennaio 1990. Accanto a lui, seduti, Davide Trevisani, all'epoca Presidente della Cassa di Risparmio di Cesena, Renato Ascari Raccagni Presidente della Cassa dei Risparmi di Forlì, Piero Gallina Sindaco di Cesena, Leonardo Melandri Presidente Serinar, il Magnifico Rettore dell'Università di Bologna Fabio Roversi Monaco e il Sindaco di Forlì Giorgio Zanniboni.

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