Il mondo della musica forlivese piange il "clarinetto d'oro" Pier Giuseppe Flamigni

E' stato il clarinetto dell’orchestra Castellina Pasi, in arte Don Camillo, autore di centinaia di brani del folklore romagnolo degli anni 70-80’

Il mondo della musica e della cultura forlivese piange la scomparsa di Pier Giuseppe Flamigni. L'82enne si è spento martedì scorso e sabato è stato tumulato al cimitero di Roncadello. E' stato il clarinetto dell’orchestra Castellina Pasi, in arte Don Camillo, autore di centinaia di brani del folklore romagnolo degli anni 70-80’. Primo dei sei fratelli, Flamigni nacque a San Savino di Predappio nel 1937. Fin da subito ha maturato un grande amore per la musica e la poesia, frquentando dal 1953 al 1958 il Liceo Musicale di Forlì.

Nel 1961 si diplomò al Conservatorio "Gioacchino Rossini" di Pesaro in clarinetto, armonia, solfeggio e composizione. Ha preso parte della Banda della Città di Forlì con la quale partecipò a concorsi internazionali in Olanda e a Baden Bad, conquistando il primo premio. Dopo aver preso parte all’orchestra del Maestro Silvano Prati, fondò con Edgardo Gelli il gruppo "I Mattatori". Tra i brani realizzati Melina, Il valzer dell’uccellino , Don Camillo, La gallina, Gira la ruota, Ti voglio bene, Suona campana, Non dirmi addio, Come il vento e tanti altri, ancor’oggi di grande successo ed eseguiti dalle orchestre romagnole.

Agli inizi degli anni settanta entrò a far parte dell’orchestra Castellina Pasi, con la quale per quasi vent’anni ha calcato i palcoscenici di tutta Italia e all’estero ottenendo due dischi d’oro e quattro riconoscimenti come miglior clarinettista-compositore e autore di testi. Ma non solo musica. Scrisse anche poesie e zirudele in dialetto romagnolo come "Com’ un Re", storia di Padre Pio, "Ac' bel urlè int e' domèla", "E' sèl int la gozla", "La Murèla", "L'ont par tòt i mèl", il "Parroco di Forlì", "So e zo par e stivel", "Una muliga ad bon sens", "La radisa de dialet int è sangv" e "E' rispir dla rumagna".   

Pubblicazioni dedicate agli appassionati del dialetto romagnolo che si lasceranno incuriosire dal suo stile graffiante, scorrevole e ricco di metafore coinvolgenti. Tredici i libri pubblicati. L’ultimo, "Una Gheiba d'Emozion", è stato stampato a febbraio e andrà presto in distribuzione. Tutto il ricavato della vendite dei suoi libri è stato raccolto e destinato ad un orfanotrofio in Tanzania grazie all’associazione "Dedicata ad un angelo".

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