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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Morì a 32 anni per i maltrattamenti e le angherie: marito violento condannato a 16 anni

Zlata Zahariyuk era una giovane mamma ucraina di 32 anni. Secondo le accuse, subiva vessazioni dal marito che si protraevano da anni. La donna venne trovata a letto senza vita

Una condanna netta e pesante quella che il giudice Di Giorgio ha deciso, venerdì mattina in Tribunale a Forlì, nei confronti di Oleksandr Zahariuk, 38 anni, ritenuto il responsabile della morte di sua moglie  Zlata Zahariuk, avvenuta a Forlì il 7 luglio 2019 nella loro casa di via Pantoli. Al termine del processo in camera di consiglio, il giudice si è espresso con una condanna a 16 anni nei confronti dell'imputato, che con la scelta del rito abbreviato ha beneficiato della riduzione di un terzo della pena. Il soggetto quando stava per essere eseguito l'arresto in Italia riuscì a fuggire in Ucraina e attualmente si trova latitante nel Paese dell'ex Europa, pur essendo colpito da un mandato di arresto europeo che è stato rinnovato.

Zlata Zahariuk era una giovane mamma ucraina di 32 anni. Secondo le accuse, subiva vessazioni dal marito che si protraevano da anni. La donna venne trovata a letto senza vita,a fianco del marito Oleksandr. Quando arrivò il 118, tuttavia, non c'era più niente da fare. Sul corpo c'erano ferite ed ecchimosi, ma niente che potesse far pensare ad un colpo mortale inferto nell'immediatezza. Tuttavia, la causa della morte, secondo l'accusa, era da addebitare ad un colpo alla testa di qualche giorno prima, inferto nell'ambito di maltrattamenti che andavano avanti da anni, ben noti ad amici e parenti, ma mai formalizzati all'autorità giudiziaria come denuncia. A detta dei conoscenti che la invitavano più volte a denunciare il compagno, lei rispondeva sempre che il loro bambino doveva crescere anche con la presenza del padre. Tuttavia la vittima avrebbe raccolto fotografie dei pesteggi subiti di volta in volta nel corso del tempo.

Le indagini: le foto delle violenze e quel colpo alla testa

Oleksandr Zahariuk è stato condannato per il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima. Oltre alla pena detentiva, dovrà corrispondere anche ad una provvisionale da 100mila euro a favore del figlio e di 60mila euro a favore della madre della giovane deceduta, assieme ad altre pene accessorie. Si tratta di un caso giudiziario che rischiava di finire nel dimenticatoio, ma che è stato tenuto tenacemente all'attenzione dell'opinione pubblica grazie all'impegno dei vicini di casa di Zlata di via Monari - dove la donna aveva abitato fino a qualche giorno prima della morte -, che hanno creato anche una pagina Facebook 'Chiediamo giustizia per Zlata' e manifestato con uno striscione steso davanti al tribunale ad ogni udienza, compresa quella di venerdì mattina.  In aula a tenere il ruolo dell'accusa è stata il pm Federica Messina della Procura di Forlì, che al termine dell'arringa finale ha chiesto una condanna a 15 anni. Il giudice Di Giorgio è andato oltre la richiesta della Procura, definendo una condanna a 16 anni. 

La difesa, rappresentata dagli avvocati Gianluca Barravecchia e Erica Ferrini, ha sempre respinto completamente le ipotesi dell'accusa, sostenendo che non sia stato dimostrato il nesso tra il marito e le eventuali percosse che avrebbero provocato le ferite, e ha fatto riferimento invece alla fragilità della giovane e alla sua debilitazione fisica causata da un presunto abuso di alcolici. Presenti al processo, venerdì mattina, la madre e la sorella di Zlata. I famigliari erano rappresentati come parte civile dagli avvocati Giuseppina Castronovo, mentre l'avvocato Elena Toni ha rappresentato i Servizi sociali del Comune di Forlì, tutori del figlio minore della coppia. Sulla vicenda c'era già stato un provvedimento giudiziario nei confronti di un forlivese, compagno della madre dell'imputato, accusato del reato di favoreggiamento per aver condotto  Oleksandr Zahariuk a prendere il bus che lo avrebbe poi riportato in Ucraina, poco prima dell'arresto, in un Paese tra l'altro dove la mancanza di accordi internazionali non può essere eseguito il mandato di arresto europeo. La pena nel suo caso è stata di 180 ore di lavori sociali con l'istituto della "messa alla prova".

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