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Addio a Giorgio Zanniboni, se n'è andato il padre di Ridracoli

Si è spento nella notte tra mercoledì e giovedì Giorgio Zanniboni, sindaco di Forlì dal 1979 al 1990. Dopo una lunga malattia il padre di Ridracoli se n'è andato a 76 anni, ricoverato all'Hospice di Forlimpopoli

Se n'è andato dopo avere lottato fino all'ultimo. Lo aveva detto: “Fino che avrò un filo di voce racconterò tutto”. Tutto sulla sua Diga, che aveva contribuito a fare nascere. Si è spento nella notte tra mercoledì e giovedì Giorgio Zanniboni, sindaco di Forlì dal 1979 al 1990. Dopo una lunga malattia il padre di Ridracoli se n'è andato a 76 anni, ricoverato all'Hospice di Forlimpopoli. Nel libro “La mia vita. Tutto scorre come l'acqua nei fiumi”, aveva raccontato se stesso. Aveva voluto condividere con la sua terra fino all'ultimo la sua esperienza.



Nel libro Zanniboni aveva deciso di  parlare a cuore aperto del suo impegno politico, delle sfide, dei successi e delle delusioni. Non senza qualche amarezza. Proprio il 15 luglio scorso aveva annunciato, in conferenza stampa: "Sono malato, ho un tumore ai polmoni. Ho ritenuto di compiere questo sforzo, perché penso possa essere utile a chi oggi e in futuro ha e avrà il compito di essere classe dirigente di questa comunità". Il libro è stato scritto con la collaborazione di Pierantonio Zavatti, una presentazione del sindaco di Forlì, Roberto Balzani, e una testimonianza di Marco Di Maio, segretario del Partito democratico forlivese.

Zanniboni ha deciso di intraprendere l'avventura di raccogliere in un volume la sua storia politica, cominciata con l'elezione in consiglio comunale nel 1960. Nel libro ampio spazio viene dedicato alla battaglia per la costruzione della Diga di Ridracoli, di cui è stato il 'padre', sia da sindaco che da presidente dell'allora Consorzio acque, poi diventata Romagna Acque. Ma anche l'Università in Romagna, le amarezze vissute nell'ultima fase dell'impegno diretto nei partiti, poi la nascita del Pd e il ritorno alla politica attiva. Tutte fasi ricordate e raccontate nella curva finale di una lunga parabola di vita. Non senza difficoltà.

"Ho scritto le ultime due pagine del libro - aveva rivelato Zanniboni - dal letto dell'ospedale in cui ero stato ricoverato per un improvviso cedimento. Le ho dettate a Zavatti. Ora compirò ogni sforzo possibile per presentare questo libro ovunque sarà possibile". E così ha fatto.



   
 

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