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Mosaici della Palmezzano, l'assessore: "Opere di pregio e di propaganda"

"La loro dimensione estetica ci pone davanti ad un patrimonio "scomodo" in quanto parte integrante della propaganda di un regime totalitario protagonista di alcune delle pagine più buie nella storia dell'Europa"

“I mosaici della Scuola Palmezzano, ex-Collegio Aeronautico, illustrano la storia del volo dal mito di Icaro agli anni 40. La loro dimensione estetica ci pone davanti ad un patrimonio “scomodo” in quanto parte integrante della propaganda di un regime totalitario protagonista di alcune delle pagine più buie nella storia dell’Europa”: è una risposta a distanza, senza citarlo, quella che l'assessore alla Cultura del Comune di Forlì John Patrick Leech manda a Vittorio Sgarbi, il famoso critico d'arte che ha visitato sabato le opere che si trovano nella scuola di piazzale della Vittoria.

Sgarbi, nelle sue esternazioni sul posto, oltre a lodare il ciclo della 'storia del volo' ha in sostanza argomentato che “non tutto del fascismo è da buttare via”. E proprio su questo l'assessore Leech tende a precisare che quelle opere avevano comunque una funzione essenzialmente di propaganda: “Per capire a pieno la natura dell’opera artistica stessa, non si può prescindere da una riflessione sulla loro funzione originale e principale – quella appunto della propaganda”.

E ancora Leech: “I mosaici di Canevari, infatti, vedono la storia del volo concludersi con le imprese aeree delle guerre fasciste, e includono pannelli sull’attacco alla Grecia nell’ottobre 1940 nonché citazioni del discorso dell’entrata in guerra dell’Italia di Mussolini del 10 giugno 1940.

Costituiscono dunque un’opportunità per il mondo della scuola per far riflettere gli alunni sul rapporto forte fra arte e potere che spesso caratterizza i regimi totalitari, nonché per comprendere l’utilizzo delle scuole da parte del regime per creare consenso, indottrinare e annullare la libertà di pensiero, come fra l’altro illustrato con grande intelligenza dalla mostra “I problemi del fascismo. Numeri come strumento di propaganda”, curato dall’Istituto Cervi, attualmente visitabile nella Sala XC Pacifici”.

Tuttavia, se Sgarbi conferma la capacità di Forlì di affrancarsi dalla 'damnatio memoriae' che le è caduta addosso nel Dopoguerra per il suo passato legato all'essere il territorio natale del Duce, anche Leech è sulla stessa lunghezza d'onda: “Il patrimonio artistico ed architettonico di Forlì sul ‘900 è sicuramente di rilevanza internazionale, e costituisce un punto privilegiato dal quale l’Europa può rafforzare memoria storica del novecento e spirito critico rispetto ai totalitarismi, così come si prefigge, peraltro, il progetto ATRIUM, di cui Forlì è capofila”.

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