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Il comitato: "Stop alle preghiere del venerdì, ma in via Fabbretti la moschea è ancora aperta"

Presenza costante e frequente della polizia locale, per monitorare i flussi dei fedeli, e stop alla preghiera del venerdì, quella che causava maggior disagio considerati gli elevati numeri di affluenza di persone in via Fabbretti

Presenza costante e frequente della polizia locale, per monitorare i flussi dei fedeli, e stop alla preghiera del venerdì, quella che causava maggior disagio considerati gli elevati numeri di affluenza di persone in via Fabbretti. E' questa la situazione che si è sedimentata dopo la scorsa estate, a 6 mesi di distanza da quando si è proceduto alla chiusura della moschea che si trova nella piccola traversa a fondo cieco di via Ravegnana, nel Borgo San Pietro. Una chiusura, quindi, non totale. Le attività associative e religiose continuano, ma in misura molto ridotta. 

“Nell'ultimo mese abbiamo visto una presenza assidua della Polizia Locale, mentre negli anni precedenti questa interveniva episodicamente solo su chiamata. Immagino che tale presenza sia per controllare i numeri degli accessi. Le preghiere del venerdì non vengono più fatte e in questo modo non ci sono più i disagi nelle giornate di maggior affluenza, ma restano piccoli afflussi per le preghiere giornaliere negli altri giorni”: a tirare le somme è Arnaldo Bolognesi, responsabile del comitato di residenti che si è formato in via Fabbretti per chiedere uno stop alle attività della moschea. Il comitato è stato impegnato per 5 anni in confronti di mediazione gestiti dall'associazione 'Super partes', ma o risultati non sono arrivati.

“Notiamo sicuramente un'attenzione che prima non c'era da parte della nuova amministrazione e ne siamo contenti – sempre Bolognesi -, incominciando proprio dalla presenza della Municipale che era è frequente e autonoma. Potremmo però dirci soddisfatti solo quando vedremo tutte rispettate le norme urbanistiche che per quello stabile a nostro giudizio indicano destinazioni d'uso diverse da quelle attuali”. 

L'associazione Afaf, perdendo la qualifica di Associazione di promozione sociale (Aps), ha perso infatti anche il diritto di utilizzare gli immobili in uso in via Fabbretti in deroga alla destinazione urbanistica originaria, che è di tipo artigianale-produttivo per quanto riguarda il capannone riallestito a sala di preghiera. “Ma ci sono a fianco anche locali di servizio più piccoli in cui continuano le preghiere e altre attività, chiediamo che anche questi vengano impiegati per gli scopi per i quali sono accatastati, come avviene per qualsiasi altro immobile della città”, conclude Bolognesi.

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