Mostra su Piero della Francesca, 250 opere in arrivo a Forlì da tutto il mondo

Stanno giungendo a Forlì qualcosa come 250 opere, in prestito da musei del calibro della National Gallery di Washington, l'Ermitage di San Pietroburgo e ancora dalla Francia, Inghilterra e da New York

I preparativi

Manca appena una settimana per l’inaugurazione della prossima grande mostra al San Domenico, “Piero della Francesca, indagine su un mito” e fervono gli ultimi preparativi nel museo di piazza Guido da Montefeltro. La sfida è tosta, dal momento che stanno giungendo a Forlì qualcosa come 250 opere, diverse delle quali dall’estero, in prestito da musei del calibro della National Gallery di Washington, l’Ermitage di San Pietroburgo e ancora dalla Francia, Inghilterra e da New York, oltre che da svariate collezioni di tutt’Italia.

Col cantiere ancora in pieno allestimento, Gianfranco Brunelli, coordinatore delle grandi mostre a Forlì, traccia il percorso che si snoderà nei due piani del San Domenico, imperniato attualmente su 5-6 opere del grande artista. Una concentrazione di opere di Piero della Francesca non da poco, se si tiene conto che nel 1992, quando vi fu una sua monografica ad Arezzo, le opere in mostra dell’artista rinascimentale furono 7. Accanto a queste ci sono poi grandissimi nomi di artisti dal Rinascimento italiano fino a uquelli della pittura del Novecento, opere con cui si potrà scoprire quanto Piero della Francesca abbia influenzato l'arte nei secoli a venire.

Spiega Brunelli: “Con questa mostra si gioca una partita internazionale, col consenso dei più grandi musei del mondo. E’ una costante di questi anni, che si rinnova e cresce di anno in anno”. Immaginiamo, infatti, di bussare alla porta di un grande museo americano o londinese e di chiedere un’opera in prestito per una mostra che si tiene a Forlì, mica facile. “Non era scontato, ma vuoi per fortuna, vuoi forse anche per nostre capacità, ora Forlì non è più un punto della carta geografica tra Predappio e Rimini. Per quanto riguarda le grandi mostre ha un nome che è sinonimo di credibilità, professionalità e qualità nei principali musei del mondo”.

La mostra aprirà con un’opera di Francesco Laurana, ritraente Battista Sforza, a confronto con “L’amante dell’Ingegnere” di Carrà: due estremi, uno della seconda metà del Quattrocento e l’altro del prima metà del Novecento. La mostra si sviluppa quindi nell’indagine su come Piero della Francesca abbia “dilagato” geograficamente già ai suoi tempi, diventando presto un punto di riferimento per gli artisti rinascimentali immediatamente successivi, sia come la sua opera sia diventata una cassetta di tecniche per numerosi artisti nei secoli successivi, fino alla contemporaneità. Lo si “ritrova” nel “Gruppo di Bloomsbury” nell’Ottocento inglese, così come nei Macchiaioli. La mostra fa dialogare Piero della Francesca anche con il suo Rinascimento, alla presenza di opere del Beato Angelico e Paolo Uccello. Nel ‘900 in molti hanno guardato a Piero della Francesca e l’esposizione al San Domenico non mancherà di segnalarlo, con opere di Giorgio Morandi, Massimo Campigli (con “Le cucitrici” in arrivo dall’Ermitage) e tanti altri.

E ormai vicini all’inaugurazione Brunelli è soddisfatto: “E’ stato un sforzo enorme dal punto di vista organizzativo, e possiamo dire: missione compiuta”. La speranza è che, come nei casi precedenti, la mostra incontri il favore del pubblico, attirato a Forlì da una mostra che non si propone tanto di parlare di Piero della Francesca tout-cort, bensì, cosa mai fatta, “di affrontare la fortuna critica di Piero, la sua influenza sulla pittura universale, di cui è stato consacrato come uno dei grandi punti di riferimento nei secoli successivi”.  E’ insomma, spiega Brunelli, una mostra con una forte “struttura narrativa”, tanto che, per esempio, si approfondisce il ruolo di Piero della Francesca perfino nel cinema, attraverso un filmato.

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Ma non finisce qui. La mostra forlivese, grazie ad un’iniziativa autonoma e parallela di Vittorio Sgarbi, potrebbe fungere da portale di avvio di un itinerario che dalla Romagna giunge ad Arezzo, per valorizzare le tante opere che non si possono spostare. “Si tratta di un’iniziativa opportuna e positiva, che conduce ad ammirare opere che possono essere viste solo nei luoghi in cui si trovano. Forlì può fare da porta d’ingresso a questo itinerario”.

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