Il Museo Don Giovanni Verità di Modigliana entra a far parte delle Case della Memoria

Il museo ha sede nella casa in cui visse Don Giovanni Verità, il sacerdote modiglianese divenuto famoso per aver offerto un rifugio sicuro a Giuseppe Garibaldi

È la casa in cui visse il sacerdote divenuto famoso per aver offerto, nei giorni dal 21 al 23 agosto 1849, un rifugio sicuro a Giuseppe Garibaldi. La Casa Museo Don Giovanni Verità, di proprietà del Comune di Modigliana che è anche Museo Storico Risorgimentale, rinnovato e riaperto al pubblico il 10 settembre 2017, entra a far parte dell’Associazione Nazionale Case della Memoria. Oltre alla Casa Museo don Giovanni Verità, il Comitato Scientifico ha dato il via libera per l’ingresso nell’Associazione di altre quattro case: la Villa Giannini Tinti-Villa Garibaldi a Castelfiorentino (Firenze), il Museo Casa Francesco Baracca a Lugo (Ravenna), la Casa Ugo Tognazzi a Vercelli (Roma), la Casa Natale di Salvatore Quasimodo a Modica (Reggio Calabria).

"Siamo davvero soddisfatti per l’ingresso di queste nuove case - ha commentato Adriano Rigoli, presidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria - tutte di grande valore culturale. È la prima volta che in una sola riunione del Consiglio Direttivo ben cinque case entrano a far parte dell’Associazione, dopo aver ricevuto il vaglio e il parere positivo del Comitato Scientifico». «In questi anni – ha proseguito Marco Capaccioli, vicepresidente dell’associazione - la nostra rete ha avuto uno straordinario sviluppo ed è una grande soddisfazione per noi poter annunciare un numero di nuovi ingressi così consistente. Crediamo che sia un ottimo risultato anche per il lavoro di promozione delle Case della nostra rete portato avanti fino ad oggi".

L'edificio

Il museo ha sede nella casa in cui visse Don Giovanni Verità, il sacerdote modiglianese divenuto famoso per aver offerto, nei giorni dal 21 al 23 agosto 1849, un rifugio sicuro a Giuseppe Garibaldi, braccato da Austriaci e Pontifici. L'edificio, che conserva intatta l'originaria struttura di piccola casa borghese dell'800, fu acquistata dal Comune di Modigliana, prima della demolizione, a cui l'aveva destinata la proprietaria per ampliare l'adiacente dimora. Con decreto dell'allora Capo del Governo, Benito Mussolini, la casa fu dichiarata monumento nazionale e trasformata dal Comune di Modigliana nel museo risorgimentale intitolato al sacerdote patriota Don Giovanni Verità.

Col passare degli anni, il Museo si è ampliato acquisendo altri settori espositivi in modo da raccontare l'intera storia di Modigliana che ha un passato illustre: fu la romana Castrum Mutilum, la medievale Mutilgnano, culla della famosa dinastia dei Conti Guidi, il seicentesco centro culturale, che vide la nascita dell'Accademia degli Incamminati, l'ottocentesca comunità liberale e progressista che diede un importante contributo di idee e di sangue al Risorgimento italiano. La sezione risorgimentale occupa il primo piano ed una parte del seminterrato dell'edificio, cioè lo spazio del palazzo abitato dal Canonico Verità e dai suoi genitori.

Dall'ingresso su via Garibaldi si accede a quello che fu una sorta di tinello e che ora vede alle pareti due paliotti d'altare provenienti dalla Chiesa di San Rocco, dove officiava il sacerdote patriota e alcune lapidi a ricordo della figura di Don Giovanni e del salvataggio di Giuseppe Garibaldi. Quando la casa era abitata da Don Giovanni, vi trovavano spazio molte gabbie di richiami perché il Canonico era un appassionato cacciatore. Questa sua grande passione, gli consentiva di aggirarsi di giorno e di notte per boschi e sentieri nascosti senza destare sospetti e gli consentì anche di ottenere un salvacondotto per entrare nello Stato Pontificio nei mesi in cui, nel territorio del Granducato, la caccia era vietata, mentre era ancora aperta nello Stato vicino. Modigliana infatti faceva parte del Granducato di Toscana e si trovava proprio sul confine con le Legazioni Pontificie.

Segue l'ampia sala, dove sono esposti documenti e cimeli, che ci parlano della figura del padre di Don “Zvan”, il notaio Francesco, di idee liberali, che aveva combattuto nell'esercito napoleonico agli ordini del generale Massena e che era stato Presidente dell'illustre Accademia degli Incamminati (la quale vantava come soci, gli appartenenti all'elite culturale progressista della Toscana), della personalità del Canonico Verità, della sua attività “politica”, del salvataggio di molti patrioti ed in particolare di Garibaldi e della lunga amicizia che nacque da questo storico incontro. Sono in mostra oggetti appartenenti al sacerdote, documenti, che attestano l'attività patriottica e culturale del padre, la partecipazione di Don Giovanni a cospirazioni, moti e guerre d'Indipendenza, la sua corrispondenza con altri patrioti ed in particolare quella intercorsa, fino alla morte del Generale, con Garibaldi. Altri preziosi cimeli, come bandiere, divise, manifesti, attestano il contributo offerto dai volontari modiglianesi alle guerre d'Indipendenza ed alle imprese garibaldine.

Lungo il corridoio, che porta al poggiolo, sul giardino si trova una sequenza di fotografie che narrano la vicenda della salma di Don Verità, un sacerdote che ebbe funerali civili perché, con una sua dichiarazione in punto di morte, condannava una Chiesa temporale lontana dalla “vera religione di Cristo”. Sullo stesso corridoio si apre la camera da letto di Don Giovanni: che accolse il fuggiasco Giuseppe Garibaldi, nelle notti del 21 e 22 agosto 1849 e lo ospitò anche quando, trionfalmente accolto dalle Autorità, egli tornò nell'ottobre del '59, a salutare l'amico. Il giardino, un tempo orto, completamente riallestito, ospita oggi eventi di carattere culturale; da questo si accede alla cucina della famiglia Verità.

Su una parete è visibile lo sportello che chiude il pozzo della casa. Esso non era solo una riserva d'acqua, ma anche un'importante via di fuga per ricercati, nascosti dal sacerdote. Grazie a questo pozzo, nonostante le diverse perquisizioni che Don Giovanni dovette subire, nessun patriota fu mai trovato nella sua casa e neanche un documento compromettente, perché questi erano nascosti nell'altare di San Vincenzo della chiesa di San Domenico. Fra i giovani modiglianesi, educati da Don Giovanni alle idee repubblicane e progressiste, ci fu anche il noto Maestro della Macchia, il pittore Silvestro Lega, il cui nome compare fra i volontari nella prima guerra d'Indipendenza e che dipinse il ritratto più bello di Giuseppe Garibaldi (che si può ammirare nella Pinacoteca civica di arte moderna di Modigliana). In omaggio al patriota pittore Silvestro Lega, nella sezione risorgimentale del Museo Civico, sono ricostruite due sue opere famose: “La casa di Don Giovanni Verità” ed “In cantina”.

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