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Record di nascite a luglio: in 7 mesi quasi 800 bebè. Praticati anche 200 aborti

Luglio fa segnare il record di nascite nel 2013, all'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì. Con 136 nuovi nati, infatti, risulta il mese più prolifico, seguito da giugno

Luglio fa segnare il record di nascite nel 2013, all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì. Con 136 nuovi nati, infatti, risulta il mese più prolifico, seguito da giugno, quando sono venuti alla luce 119 bebè. Proprio negli ultimi due mesi, si è verificata una netta ripresa del trend demografico, che dopo le 116 nascite di gennaio aveva, invece, registrato una costante flessione, con 114 bimbi a febbraio, 104 a marzo, 97 ad aprile, e 79 a maggio.

Complessivamente, sono, quindi, 769 i parti nei primi sette mesi del 2013, di cui 4 gemellari, per un totale di 769 nuovi nati, con una leggera prevalenza di femminucce, 388 (50,4%), sui maschietti, 381 (49,6%). Numeri in linea con quelli dello scorso anno ma, considerando le donne attualmente in dolce attesa, è possibile che, alla fine, si riescano a superare le 1.409 nascite del 2012. Fra le partorienti, continuano a crescere le straniere, ben 282 (36,9%), di cui 65 provenienti da paesi dell’Unione Europea e 217 extracomunitarie; le italiane, pari a 483 (63,1%) sono meno del doppio.

In continua diminuzione, i tagli cesarei: al 31 luglio, ne sono stati effettuati appena 179, di cui 108 in urgenza, con una percentuale, sul totale dei parti, del 23%, in ulteriore calo rispetto al lusinghiero 26% di fine 2012, dato già allora inferiore alla media sia regionale sia nazionale. «Si tratta di un valore ottimo – commenta il direttore dell’U.O. di Ginecologia-Ostetricia dell’Ausl di Forlì – raggiunto in virtù di una sempre maggior appropriatezza dell’assistenza al travaglio, attraverso un’attenta selezione delle donne da sottoporre a cesareo e rispettando le indicazioni presenti in letteratura, nella più completa garanzia dei parametri di sicurezza materni e fetali. Tutto ciò è possibile anche perché la nostra struttura può contare sulla doppia guardia medica ginecologica di giorno e sulla presenza, all’interno dell’ospedale, di un’equipe operatoria, formata da anestesista, infermiere, ostetriche, e pediatra, pronta a intervenire in qualsiasi situazione di emergenza e/o urgenza». Un importante contributo al raggiungimento di questo risultato è venuto dal nuovo percorso del parto per via naturale dopo precedente cesareo, segno di una maggiore attenzione alla fisiologicità dell’evento, sicuramente meno traumatico del parto operativo; non a caso, sono in costante aumento le gestanti che scelgono tale opportunità, in linea con gli obiettivi previsti dal percorso nascita della Regione Emilia-Romagna. Ormai consolidata, invece, è la possibilità di ricorrere al parto spontaneo in analgesia epidurale, servizio effettuato gratuitamente, 24 ore su 24, dall’U.O. di Ostetricia-Ginecologia in collaborazione con l’U.O. di Anestesia e Rianimazione, diretta dal dottor Giorgio Gambale: al 31 luglio, 102 donne hanno scelto tale tipo di parto, mentre oltre il 90% ha optato per tecniche di analgesia non farmacologica (travaglio in acqua, posizioni alternative, assistenza one to one continua da parte delle ostetriche), anche in associazione a quella farmacologica. «Insieme al Centro Famiglie del comune, stiamo sottoponendo alle donne che partoriscono in analgesia epidurale un questionario per capire come valutano questo tipo di esperienza; l’obiettivo è utilizzare le indicazioni espresse per migliorare ancora il servizio».

Per quanto riguarda le interruzioni volontarie di gravidanza, dal 1° gennaio al 31 luglio ne sono state effettuate 74 chirurgiche e 129 farmacologiche. «La popolazione femminile preferisce decisamente quest’ultima, in quanto meno traumatica dal punto di vista sia fisico sia psicologico». L’Azienda Usl continua inoltre a cooperare con Comune e associazioni di volontariato nell’ambito del protocollo sottoscritto nel 2007 al fine di ridurre il numero di aborti.

Sul fronte della diagnostica prenatale, l’unità soddisfa appieno le esigenze della popolazione forlivese; al 31 luglio, ha eseguito 25 amniocentesi in gravide oltre i 35 anni, e, entro fine anno, dovrebbe essere in grado di assicurare anche translucenza nucale e villocentesi, esami in grado di garantire una precoce conoscenza del patrimonio genetico del feto. La struttura del dott. Bertellini, dispone, inoltre, di un Centro di sterilità di coppia di primo livello per le indagini nelle signore che non riescono a procreare. «Pratichiamo trattamenti farmacologici sia nei confronti della donna sia dell’uomo, nonché l’inseminazione endouterina dopo arricchimento e selezione del liquido seminale – illustra il dott. Bertellini – per ulteriori terapie, come la Fivet, ovvero la fecondazione extrauterina, o l’ICSI, cioè l’iniezione dello spermatozoo nella cellula uovo per fecondarla, ci rivolgiamo prevalentemente a strutture emiliano-romagnole che collaborano con noi e assicurano un elevato livello professionale, con ridotti tempi d’attesa». La necessità di ricorrere a tali metodiche può essere in parte collegata all’aumento dell’età media delle partorienti. «Il momento ideale per avere un bambino, a livello di condizione fisica, psicologica, e differenza d’età rispetto al nascituro, sarebbe fra i 25 e i 30 anni – spiega il direttore – oltre i 40 anni, invece, crescono i fattori di rischio quali insorgenza di malattie, maggiore tendenza a gestosi e problematiche di tipo genetico».

In generale, tuttavia, per il dott. Bertellini, il parto deve essere demedicalizzato: «La gravidanza non è una patologia, ma un evento fisiologico proprio della vita della donna in età fertile, ragion per cui non necessita di eccessivi e controproducenti controlli medici. Non a caso, in linea con l’esperienza dei paesi europei più avanzati, come Gran Bretagna, Svezia, Olanda, dall’inizio di quest’anno abbiamo dato piena applicazione, prima Azienda Usl in Area Vasta Romagna, al protocollo sulla completa autonomia delle ostetriche, in base al quale il percorso delle gravidanze a basso rischio è gestito pressoché integralmente dalle ostriche, in accordo col ginecologo che, in questo modo, può concentrarsi su casi più complessi o gravi». L’unità è dotata sia di un ambulatorio di gravidanza a termine sia di un ambulatorio di gravidanza a rischio per la valutazione, se necessario multidisciplinare, di pazienti gravide con problemi intrensicamente ostetrici o legati a importanti patologie concomitanti di altra natura. «Entrambi sono gestiti in ospedale, in stretta collaborazione, però, con le strutture consultoriali territoriali, che possono visualizzare ugualmente la storia clinica e l’andamento della gravidanza».

In questi primi sette mesi si è avuto anche qualche caso di parto a domicilio, in pazienti che non sono riuscite a raggiungere in tempo il reparto. «Ci sono state persino donne che hanno dato alla luce i propri figli in auto o nel parcheggio dell’ospedale – ricorda il dott. Bertellini –. Per questo, ho pensato di organizzare, in collaborazione con l’U.O. di Pronto Soccorso-Medicina d’Urgenza, diretta dal dott. Andrea Fabbri, e coinvolgendo pediatri e anestesisti, corsi di formazione rivolti al personale dell’emergenza/urgenza in modo tale da accrescere le loro competenze nell’offrire una prima e immediata assistenza a mamma e bambino proprio in questi rari casi». Ci sono, poi, anche donne che scelgono spontaneamente di partorire a domicilio. «Si tratta di situazioni davvero limitate, tuttavia, l’Azienda garantisce supporto attraverso le ostetriche territoriali».

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