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"Santa Claus" scopre falsi prosciutti di Parma destinati all'estero

E' stata ribattezzatata "Santa Claus" l'operazione dei Carabinieri dei Nas, che nelle ultime settimane hanno intensificato la propria attività nei confronti della cosiddetta "filiera natalizia

E' stata ribattezzatata "Santa Claus" l'operazione dei Carabinieri dei Nas, che nelle ultime settimane hanno intensificato la propria attività nei confronti della cosiddetta “filiera natalizia” per garantire la sicurezza dei prodotti e la salute del consumatore. Le ispezioni si sono concentrate sul controllo di dolci, pesce e carne, esercizi di ristorazione, luminarie e giocattoli. Nella provincia di Forlì-Cesena è finito nel mirino un prosciuttificio.

Secondo quanto accertato dall'Arma, l'azienda importava prosciutti dall’estero (in massima parte della Polonia), rimuovendo i marchi (compresa la bollatura sanitaria originale), per poi confezionarli sottovuoto etichettandoli falsamente come “Prosciutto crudo di Parma D.O.P.”, destinandoli alla composizione di cesti natalizi. L’attività ha consentito di sequestrare alcune centinaia tra tranci di falso “Prosciutto di Parma” e salumi vari, 700 etichette contraffatte e materiale utilizzato per l’attività illecita.

"Frodi e contraffazioni alimentari sono particolarmente odiosi in tempi di crisi e anche di festività natalizie, in cui il dono di prodotti alimentari risulta il più gradito di tutti", è quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna nel commentare positivamente le operazioni dei carabinieri dei Nas di Bologna. "Non solo viene messa a rischio la salute – commenta Coldiretti – ma con i falsi prodotti agroalimentari vengono sottratti alla produzione dell’Emilia Romagna 8 miliardi di euro che potrebbero generare occupazione – secondo stime Coldiretti – pari a 30mila posti di lavoro".

"In Italia - prosegue Coldiretti - si sono prodotte nel 2011 solo 24,5 milioni di cosce, mentre ne sono state importate 67 milioni di destinate, con la trasformazione e la stagionatura, a diventare prosciutti “Made in Italy” (tra crudi e cotti) perché non è obbligatorio indicare la provenienza della carne di maiale in etichetta, a differenza per quello che avviene per quella bovina dopo l’emergenza Bse. Fatta eccezione per i prosciutti a denominazione di origine protetta che garantiscono l’origine italiana (Parma, San Daniele, Toscano, Modena, Carpegna e Berico Euganeo), sul mercato - precisa la Coldiretti - è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale".

"Un inganno nei confronti dei consumatori e danni per i produttori che subiscono una concorrenza sleale perché - spiega la Coldiretti - mentre negli allevamenti italiani i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione “Dop”, all’estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali come è accaduto nel recente scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania e utilizzati negli allevamenti di polli e maiali".

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