Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Nel forlivese fine settimana all’insegna delle feste patronali

Tra sabato e domenica spiccano le solennità di Sant’Ellero a Galeata, di San Rufillo a Forlimpopoli e della Madonna del Lago a Bertinoro

Nel forlivese fine settimana all’insegna delle feste patronali. Tra sabato e domenica spiccano le solennità di Sant’Ellero a Galeata, di San Rufillo a Forlimpopoli e della Madonna del Lago a Bertinoro. Alle 10.30 di sabato, nell’antica abbazia affacciata sulla cittadina bidentina, il vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza presiederà la messa solenne assieme al parroco don Pawel Szymusiak. Domenica alle 11 liturgia eucaristica, seguita dalla recita del rosario alle 15. Durante il mese di maggio, l’abbazia rimarrà aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18.30.

Ellero nacque in Tuscia, l’odierna Toscana, nel 476, l’anno della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Avvertì la vocazione alla vita eremitica sin da adolescente, tanto da lasciare la casa paterna appena dodicenne e fermarsi sul monte soprastante Galeata. Uomo inerme ma fortificato dalla preghiera, s’impose niente meno che su Teodorico. Il sovrano ostrogoto (ma anche re d’Italia) si vide costretto a salire sino all’eremo per contrastare Ellero, deciso a non mettergli a disposizione i monaci richiesti per la costruzione del nuovo palazzo di caccia. Il religioso fu talmente convincente, che il re barbaro si convertì, divenendo grande sostenitore della causa del santo.

Per la coincidenza con la solennità dell’Ascensione, la festa liturgica di San Rufillo, patrono di Forlimpopoli, viene anticipata a sabato con la messa di prima comunione alle 11presieduta dal parroco don Stefano Pascucci. Alle 15 messa con l’unzione degli infermi. Domenica 16, alle 11.30, messa all’aperto nel cortile antistante la basilica (in caso di maltempo la messa sarà celebrata in chiesa). Sabato 15, alle 15.30, sono in programma anche animazioni e dalle 18.30 apericena. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno nel rispetto delle norme anticovid. Nato ad Atene nel 292 e ordinato vescovo di Forlimpopoli nel 330, Rufillo fu contemporaneo del protovescovo di Forlì San Mercuriale, con il quale combatté l’eresia ariana, molto diffusa a quel tempo. La tradizione vuole che sia morto novantenne il 18 luglio dell’anno 382, sempre a Forlimpopoli. Nel 1362, dopo la distruzione della città artusiana, alleata degli imperiali, da parte delle truppe pontificie comandate dal cardinale spagnolo Gil Alvarez Carrillo de Albornoz, le reliquie del santo furono trasportate a Forlì, nella chiesa di San Giacomo in Strada, l’attuale Santa Lucia.

Il 16 maggio 1964, l’urna coi resti mortali è stata riportata a Forlimpopoli, sotto l’altare maggiore della basilica di San Rufillo. L’artistico sarcofago che custodiva le reliquie del santo è, invece, rimasto a Santa Lucia. Per molti secoli, la sua festa è stata celebrata il giorno della morte e dal 1964 si tiene il 16 maggio. Il sito “www.santi beati.it” racconta il mito del drago: “Fra Forlimpopoli e Forlì si annidava un mostruoso drago, che col solo fiato ammorbava l'aria, provocando la morte di diverse persone. Il vescovo Ruffillo esortò i fedeli della diocesi a fare digiuni e pregare, affinché la zona venisse liberata dal mostro. Nel contempo invitò il vescovo di Forlì Mercuriale a partecipare all'impresa. Si recarono ambedue alla tana del drago, qui gli strinsero attorno alla gola le loro stole e lo gettarono in un profondo pozzo, chiudendone l'imboccatura con un “memoriale”. Domenica 16 maggio si celebra anche la festa della Madonna del Lago, patrona della città di Bertinoro e, assieme alla Madonna del Fuoco, della diocesi di Forlì-Bertinoro.

Già sabato, alle 15.30, sono previste la fiorita dei bambini e alle 17.30 la messa prefestiva presieduta dal parroco don Gabriele Pirini. Domenica sante messe alle 8 con pellegrinaggio delle parrocchie di Bertinoro, e alle 10 con quello della parrocchia di Fratta Terme. Alle 11 messa solenne presieduta dal vescovo mons. Livio Corazza (in diretta su Teleromagna). Messa anche alle 17.30 e dalle 18.30 piadina da asporto e animazione. Il santuario si trova in piena campagna, tra Bertinoro e Forlimpopoli, con accesso diretto dalla Via Emilia. Le prime notizie sul popolare luogo di culto risalgono al 1181, quando il vescovo di Forlimpopoli decide di concederne l'amministrazione ai frati camaldolesi dimoranti nella Badia di Santa Maria di Urano di Bertinoro, oggi scomparsa. L’edificio è stato ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli, dapprima con l'ampliamento del 1279 e poi con gli interventi del 1481. La veste attuale risale al XVIII secolo: in quel periodo il santuario ha cambiato persino l'orientamento, in origine rivolto a oriente. L’odierna facciata risale invece al 1875.

La chiesa è stata interamente restaurata a partire dal 1975, con il ripristino dell'antica muratura romanica. Nel gennaio 2010 scorso sono stati inaugurati gli ultimi lavori di restauro, commissionati dall’allora parroco mons. Elvezio Pagliacci, che hanno riguardato la facciata, il portone d’ingresso, la tinteggiatura interna, l’impianto elettrico e la pulitura dell’icona mariana. La Madonna del Lago sorse in zona paludosa, in seguito bonificata. Secondo la leggenda è stata costruita in quel punto, sulla sponda di un antico lago, proprio perché le acque del bacino avrebbero salvato la sacra immagine della Madonna col Bambino, tuttora conservata all’interno del tempio, dalla furia degli iconoclasti. L’icona appartiene alla scuola greco-bizantina dell'VIII secolo: è dipinta con colori a tempera su tela dorata ed è appoggiata su una tavola di quercia.

La tradizione vuole che l'immagine sarebbe stata donata da alcuni monaci, giunti dalla Grecia, agli abitanti del luogo per ringraziarli dell'ospitalità. Fu sistemata nell'abbazia di Santa Maria d'Urano in attesa della costruzione di una decorosa cappella nel luogo dove era apparsa a San Rufillo. In seguito all'ordine di bruciare tutte le immagini sacre, un gruppo di iconoclasti accatastò quelle della chiesa di Santa Maria d'Urano e ne fece un rogo. Alcuni cittadini riuscirono a togliere in tempo la Madonna greca e la gettarono nel torrente che scorreva nei pressi. Il giorno dopo fu trovata galleggiante nel lago nel punto dell'apparizione, laddove poggia l’attuale santuario. Fino all’inizio del 1800, i monaci Camaldolesi ebbero il possesso della chiesa che passò poi al clero diocesano e nel 1884 ai missionari del Preziosissimo Sangue di San Gaspare del Bufalo, che la ressero fino al 1938. Il 3 giugno 1857, il santuario ebbe anche la visita di papa Pio IX, l’ultimo pontefice “temporale”, durante il suo viaggio nello Stato Pontificio. 

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