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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Il nuovo direttore dell'Igiene Pubblica: "Cavaliere della Repubblica? Riconoscimento al lavoro di tutti. Siamo stati in trincea"

L'INTERVISTA - "In questo ultimo anno e mezzo si è lavorato in un clima di grande collaborazione", tiene a spiegare Nicoletta Bertozzi, nuovo direttore dell’Igiene Pubblica di Forlì e Cesena

Nicoletta Bertozzi è il nuovo direttore dell'Igiene Pubblica di Forlì e Cesena, assumendo quindi la direzione anche della struttura forlivese. "In questo ultimo anno e mezzo si è lavorato in un clima di grande collaborazione - tiene a spiegare Bertozzi -. La direzione unica è solo un'opportunità che non stravolgerà quella che è l'attività dei servizi dei due ambiti, che rimangono a pari livello". La carriera di Bertozzi è partita da Cesena, sua città d'origine, come dirigente medico di Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica.

Nel 2007 ha cominciato ad occuparsi di analisi epidemiologica per la stesura dei profili di salute della popolazione, dei sistemi di sorveglianza sugli stili di vita e disuguaglianze in salute. Nel corso degli anni la dottoressa Bertozzi è stata docente in numerosi corsi organizzati dall'Istituto Superiore di Sanità e all'Università di Bologna, oltre che autrice di numerose pubblicazioni internazionali. E' stata anche due anni in Regione Emilia Romagna, occupandosi di prevenzione (vaccinazioni, screening oncologici e promozione degli stili di vita).

VIDEO - La nuova dirigente dell'Igiene Pubblica

L'Igiene Pubblica, con la pandemia di Covid, è stato uno dei primi baluardi per contenere il contagio. Cosa ricorda dei primi giorni di pandemia?
Il 21 febbraio è stato il giorno in cui ho capito che stava esplodendo qualcosa di non immaginabile. Ed è stato infatti qualcosa di inimmaginabile per noi operatori. Abbiamo messo in campo due strategie in contemporanea: la corsa dei centro metri, per dare tutto quello che avevamo per gestire un qualcosa che non si conosceva bene, e poi correre come se stessimo facendo una maratona. Siamo stati travolti da una guerra e noi siamo stati in trincea. Per fortuna sono arrivati i rinforzi. Inizialmente eravamo 25 persone, ma la macchina organizzativa ha visto poi l'impegno anche di 120 persone, sia nel territorio di Cesena che in quello di Forlì. Ora siamo molto più strutturati, anche per quanto concerne la gestione delle quarantene, poco meno di 40mila in provincia. Quindi un cittadino su tre è stato intercettato dal nostro servizio. Inoltre all'inizio gli strumenti che avevamo a disposizione non erano adeguati con quel che ci aspettava. Ma mentre correvamo i cento metri, c'era qualcuno che preparava la maratona, ovvero la parte di supporto. E così ora abbiamo a disposizione anche un sistema informatico che ci consente di gestire in modo più veloce ed organizzata i casi.

Un grande sforzo ha richiesto il lavoro di tracciamento dei contatti...
Oltre ad informare la persona dell'eventuale positività, che avviene anche tramite fascicolo sanitario elettronico, c'è infatti l'attività di tracciamento, che è proseguita anche nei momenti più difficili, come ad esempio nel mese di marzo quando vi era stato un incremento importante di casi positivi, soprattutto su Cesena. In questo modo è stato possibile mettere in quarantena persone che hanno avuto contatto con contagiati. Il lavoro di tracciamento è meno impegnativo quando ci si trova in una situazione di "zona rossa" in quanto le persone hanno meno contatti e sono vincolate dai movimenti.

Con il rallentamento della crescita dei contagi, come sono state riorganizzate le forze nel Dipartimento di Igiene Pubblica?
Il personale, a seconda delle necessità, viene spostato negli ambiti dove c'è una maggiore necessità. Se ci sono meno casi, con diminuzione dell'attività di tampone e tracciamento, c'è un maggiore impiego delle forze a disposizione sulla parte vaccinale. Col covid-19 non è possibile avere un'organizzazione rigida, ma bisogna essere flessibili e pronti alle possibili evoluzioni.

Con le riaperture di alcune settimane fa non c'è stata una temuta ripresa dei contagi. La paura non ha quindi trovato riscontro nella realtà. Quali sono i motivi?
E' dovuto ad una serie di elementi, il fattore uomo ed ambiente. In questo momento ci troviamo in una situazione favorevole all'uomo. I coronavirus tipicamente hanno una diffusione maggiore negli ambienti confinati e chiusi. Quindi quando si va incontro ad una stagione con un clima ideale per stare all'aperto, ovviamente si diminuiscono le probabilità della diffusione. Ed infatti oltre all'uso della mascherina, al distanziamento sociale e all'igienizzazione delle mani l'altro elemento importante per contrastare la diffusione è il ricambio dell'aria negli ambienti chiusi. Inoltre è tipico che dopo l'apice, come abbiamo avuto nel mese di marzo, il virus stesso ha una sorta di attenuazione, legata anche al fattore umano. Colpendo molti soggetti ad un certo punto si viene a creare attorno al virus una rete di persone che hanno avuto l'infezione e che quindi ne sono protette. L'altro elemento forte che gioca a nostro favore è quella della vaccinazione. Conferendo dell'immunità a più persone riduciamo la possibilità di circolazione del virus.

Presto anche i giovani saranno coinvolti nella campagna vaccinale. Il virus continua a circolare in modo asintomatico tra i ragazzi?
L'età media dei contagi si è ridotta notevolmente rispetto al passato ed è anche riconducibile alla variante inglese, predominante nel nostro territorio, che colpisce le classi d'età più giovani, anche sotto i 6 anni, che erano state risparmiate nelle fasi iniziali. Ma bisogna considerare che se l'età media è calata è anche grazie alla copertura vaccinale raggiunta tra le persone più anziane. L'Ema ha comunque autorizzato il vaccino mRna nella fascia 12-16. Quindi i ragazzi potranno essere vaccinati prima della riapertura dell'anno scolastico, consentendo un'ulteriore riduzione della diffusione del virus, ma anche alle scuole di ripartire con la massima sicurezza possibile, senza dimenticare che il mondo della scuola non vive in una bolla chiusa, ma che risente anche delle attività extrascolastiche.

Ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Che effetto le ha fatto?
E' stato del tutto inaspettato. E' una grande soddisfazione che condivido con tutti i miei collaboratori impegnati in questa lunga lotta contro il virus. E' un riconoscimento per il lavoro fatto dal servizio d'Igiene Pubblica, perchè nessuno si è tirato indietro. Questa onorificenza non è solo mia, ma di tutti.

La luce in fondo al tunnel è vicina?
Il rischio zero non esiste. Solo in questo periodo mi sento cautamente ottimista grazie alla contemporanea flessione dei contagi, alla riduzione dei casi più gravi in ospedale e alla crescita delle coperture vaccinali. Da marzo siamo in netto e costante miglioramento. Confido che quella delle vaccinazioni possa essere la carta che possa permetterci di tornare tutti ad una vita normale, che tutti quanti auspichiamo. La scorsa estate era ricca di incognita, ora abbiamo un'arma buona da sfruttare.

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