Numero chiuso a ingegneria, scontro tra universitari

Risposta alle dichiarazioni del rappresentante di Extreme Alessandro Silecchia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Come Sindacato degli Universitari di Bologna è per noi naturale collaborare con l'Unione degli Universitari di Forlì, associazione affine alla nostra nei metodi sindacali di difesa dei diritti degli studenti, e ci teniamo a tener loro informati delle scelte che avvengono negli organi e che riguardano anche i corsi di laurea presenti nel polo di Forlì. D'altra parte non capiamo cosa ci sia da stupirsi, ci sembra ovvio fare rete fra sede centrale di Bologna e poli dell'Alma Mater, soprattutto quando si tratta di scelte determinanti come l'introduzione di un provvedimento come il numero chiuso che cambia totalmente il profilo dell'università. Se l'associazione Extreme è abituata a farsi i conti da sola ci dispiace molto per loro.

La storia delle risorse non la beviamo più. L'introduzione del numero chiuso rispecchia un intento politico chiaro e dimostrabile. Infatti nel 2010, quando la legge Gelmini ha dato il via a una serie di tagli importanti all'università, a protestare quell'autunno c'eravamo solo noi, qualche ricercatore e due professori. Nonostante quella legge fosse folle (e l'abbiamo sentito ammettere anche dai professori) a loro è andata bene così. Perché? Perché in quella legge, attraverso il riordino della governance, si poteva forse intravedere la possibilità di nascondere la rappresentanza studentesca perché non incidesse più in certe decisioni. Allora hanno accettato una legge che ci sta affondando; ora è ovvio che dopo i tagli manchino i docenti e le strutture. Docenti che non si è avuto la volontà di richiedere: allora potevano farsi pressioni per risolvere questo deficit. Strutture a cui addirittura si è rinunciato: e qui per Bologna ci riferiamo alla questione Lazzaretto, sulla quale non si è mai fatta luce. Se c'erano delle criticità sulla destinazione d'uso di quell'area, queste potevano emergere prima e tradursi in battaglie, noi ci saremmo stati, invece non sono mai passate per gli organi di parere e di delibera dell'ex facoltà di Ingegneria.

Questo dimostra come merito, criteri di sostenibilità, strutture siano pretesti di una decisione già presa a cui vogliono solo farci credere di partecipare.

Sindacato degli universitari di Bologna

 

 

 

In seguito alle dichiarazioni del rappresentante di Extreme Alessandro Silecchia noi dell'Unione degli Universitari (UdU) ci sentiamo in dovere di rispondere: come facciamo noi ad essere a conoscenza della decisione di un consiglio nel quale non abbiamo rappresentanti? La notizia è stata riportata dai rappresentanti dello SDU, associazione bolognese con cui collaboriamo che, a differenza di "Extreme", ha compiuto il suo dovere di rappresentante informando gli studenti di ciò che era stato deciso, invece di tenerlo nascosto. Uno dei compiti di un rappresentante - a nostro avviso - è quello di informare il più possibile gli studenti e renderli partecipi di ciò che sta accadendo (soprattutto di una cosa così importante come il numero chiuso)!

Per quanto riguarda i "dettami ministeriali" sì, ci riferiamo ai parametri ANVUR. Da quello che ci viene riportato dai rappresentanti presenti nel consiglio di dipartimento la "causa centrale" che ha portato alla votazione del numero chiuso è quella del rispetto dei paramenti ANVUR. Per rispondere alla parte sulle strutture, come Unione degli Universitari siamo convinti che non sono gli studenti a doversi adattare alle aule bensì sono le aule che devo adeguarsi al numero degli studenti! Per ciò che concerne il mercato del lavoro stando ai dati mostrati nel consiglio di dipartimento - e consultabili almalaurea - dicono che ingegneria ha un placement maggiore del 90%. Il problema è che si trova poco lavoro in Italia? Non crediamo che la cosa si possa risolvere applicando il numero chiuso!

 

 

Inoltre, di quale merito stiamo parlando? "Il fatto che una facoltà sia a numero chiuso, con ingresso regolato da un test, è palesemente segno della scelta di premiare il merito del futuro studente” è una frase che non vuol dire niente, e la contraddizione sta tutta lì, nel termine “futuro”. Il FUTURO studente al momento dell'accesso all'università non ha alcun merito universitario, i suoi unici meriti o demeriti possono essere l'aver frequentato o meno una buona scuola superiore (e sappiamo che questo dipende soprattutto da un fattore geografico, più che da una scelta consapevole) e l'avere un tipo di intelligenza adatto alla schematizzazione del test. Tutti i FUTURI studenti devono avere la possibilità di diventarlo, sarà il loro percorso universitario, il loro impegno a prescindere dalla base di partenza, a dimostrare se quella era la loro strada o no. Cosa che, comunque, non spetta a nessuno giudicare, si può -anzi forse si dovrebbe- poterestudiare principalmente per amore di conoscenza, prima che tutto il resto.

 

Unione degli Universitari di Forlì

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