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Nuova ala del San Domenico per servizi, ristorante e sale museali: il Comune pigia l'acceleratore

"Serve un'area servizi. A differenza delle grandi mostre temporanee i musei hanno una vita affaticata, tranne quelli grandi e famosi come gli Uffizi o i Musei Vaticani, ma anche tranne quelli che hanno una rete servizi che li rendono vivaci”

Una nuova ala del museo San Domenico, con la ricostruzione – ovviamente in chiave moderna – di un edificio una volta esistente e che chiudeva il chiostro a destra dell'ingresso del museo, per intenderci l'area  utilizzata quest'anno per l'arena estiva degli eventi. Il Comune si è posto l'obiettivo di avviare il cantiere, per un importo di circa 4,5 milioni di euro, nell'estate del 2022, anche ricorrendo a fondi del Comune se non saranno intercettati finanziamenti da altri fondi europei, statali o regionali destinati alla cultura. Lo scopo, quindi, è di segnare il cosiddetto “quarto lato” del San Domenico tra gli interventi prioritari, dopo che per oltre un decennio è sempre restato nei cassetti.

Il perché lo spiega l'assessore alla Cultura Valerio Melandri: “Serve un'area servizi. A differenza delle grandi mostre temporanee i musei hanno una vita affaticata, tranne quelli grandi e famosi come gli Uffizi o i Musei Vaticani, ma anche tranne quelli che hanno una rete servizi che li rendono vivaci”. Chiunque abbia esperienza di strutture museali nuove e moderne in Italia e nel mondo sa quanto incide avere dei ristoranti annessi, librerie, aree di laboratori per rendere la visita al museo un'esperienza meno passiva. E spesso questi servizi tengono in equilibrio i bilanci dei musei stessi. A questo scopo sarà dedicata tutto il piano terra prospiciente su piazza Guido da Montefeltro di 400 metri quadri, senza cancellate ma direttamente aggettante sulla piazza. 

Il secondo problema è che quando il restauro del San Domenico venne progettato nel 1996 non si considerarono le grandi mostre che ai quei tempi erano poco più che ipotesi fantascientifiche per la città di Forlì. Questo fa sì che “musei civici e mostre al San Domenico abbiamo percorsi un po' intrecciati”, spiega Melandri, a partire dalla biglietteria in comune. L'obiettivo è di realizzare quindi “due sezioni separate con ingressi autonomi, senza perdere nulla perché una incendia di interesse l'altra”. Alla nuova struttura, con 3.500 metri quadri disponibili, oltre ai servizi saranno destinate delle opere presenti attualmente nel Palazzo del Merenda di corso della Repubblica, mentre al piano interrato troveranno spazio i laboratori, in particolare di archeologia. Nel progetto è previsto anche un accesso autonomo alla corte interna, così da mantenerne la funzione di arena, per esempio per gli spettacoli estivi.

Il progetto preliminare che ha avuto l'ok della Soprintendenza è curato dallo studio 'Lucchi & Biserni', ed era finanziato grazie ad un bando precedente. Spiega l'intervento dal punto di vista architettonico Alessandro Lucchi: “Un grande museo oggi senza laboratori e servizi non è un grande museo. Saranno usati materiali e volumi che si raccordano all'edificio storico, giocando su grandi trasparenze usate come filtri tra vecchia e nuova costruzione. Una corte ipogea sarà realizzata per dare luce al piano interrato e una passerella per dare accesso alla parte servizi dal museo”. La struttura si svilupperà in modo laterale, mentre l'ingresso principale resterà quello esistente. Per il direttore delle Grandi Mostre Gianfranco Brunelli l'intervento “porta a compimento un processo di recupero avviato dal 1996 prima del San Domenico e poi della chiesa di San Giacomo”. Brunelli, ricordando che “la fondazione ci ha messo 16 anni di grandi mostre” aggiunge che “l'abbinamento mostre temporanee e musei è vincente” e che del progetto “ne beneficerà il territorio anche delle province vicine”.

Pungola il sindaco Gian Luca Zattini: “Leggo un intervento (del centro-sinistra, ndr) che parla di un'amministrazione congelata. Non vorrei deludere i miei interlocutori con questo progetto, ma diamo seguito alle grandi incompiute della città. Forlì ha necessità di aumentare la capacità attrattiva del nostro grande museo”. Per i fondi, inoltre, “andremo in regione per cercare un interlocuzione”. Zattini ribadisce inoltre la volontà di spostare l'Ebe del Canova, il pezzo più pregiato del museo civico, in una posizione più centrale. “Quando lo faremo ci affideremo ai massimi esperti, la diagnostica sullo stato di salute dell'opera è costante e ogni azione sarà successiva ad un'adeguata verifica”, spiega il dirigente della Cultura Stefano Benetti. Zattini ritiene possibile “uno spostamento che sarà di qualche decina di metri”.

L'incognita sono i finanziamenti: si prevedono due lotti  da 4,5 milioni di euro l'uno, il primo riguarda proprio l'edificio di nuova costruzione e il Comune mette in conto 6-7-mesi per il progetto definitivo e la sua approvazione dalla Soprintendenza e altrettanto per il progetto esecutivo e la messa a gara, con l'affidamento dei lavori del primo lotto nell'estate 2022. Sui fondi aggiunge l'assessore al Bilancio Vittorio Cicognani: “Coinvolgeremo il Ministero dei Beni culturali e la Regione per intercettare finanziamenti se si può, ma vorremmo rispettare l'obiettivo dell'estate del 2022 anche mettendoci risorse del Comune”.

Il trasloco di opere di pregio dal palazzo del Merenda, garantiscono dal Comune, non significherà impoverire dal punto di vista culturale quell'altro polo della cultura. “Il quarto lato del San Domenico rientra in un'operazione di sistema, che intende prestare massima attenzione allo straordinario caposaldo della cultura che è palazzo del Merenda. Usciranno opere che non sono collegate al palazzo, favorendo la valorizzazione massima della tipologia artistica del palazzo di corso della Repubblica, con documenti e opere fisiche”.

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