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Nuova tappa del processo a Boccio per il crack della FulgorLibertas e la truffa a centinaia di abbonati

Il processo è atteso da un gruppo di oltre 300 tifosi decisi a non far cadere tutto nel dimenticatoio. Bancarotta fraudolenta e truffa: sono i reati per i quali si trovano alla sbarra Massimiliano Boccio e Mirela Chirisi, marito e moglie

Nuova udienza per Massimiliano Boccio,  a processo per bancarotta fraudolenta e truffa. Uno snodo tecnico nella seduta di martedì mattina in tribunale a Forlì: la richiesta del pubblico ministero di acquisire le intercettazioni telefoniche e la relativa richiesta delle difese di una nuova trascrizione a scura di un perito nominato dal tribunale, perito che sarà incaricato il 13 novembre prossimo, nella prossima udienza di un processo che di fatto non è ancora entrato nel vivo. Neanche il 13 novembre, infatti, sarà l'occasione per iniziare a sentire gli oltri 40 testimoni che sono stati ritenuti interessanti dalla Procura, dalla difesa e dalle parti civili per approfondire questa vicenda che ha segnato profondamente la storia cestistica di Forlì. Il processo di fatto parte da zero: è cambiato il pubblico ministero, con Fabio Magnolo in aula, così come il collegio giudicante, formato dai giudici Castellano, Lubrano e Cocchi. Assenti in aula Boccio e la moglie.

Il processo è atteso da un gruppo di oltre 300 tifosi decisi a non far cadere tutto nel dimenticatoio. Bancarotta fraudolenta e truffa: sono i reati per i quali si trovano alla sbarra Massimiliano Boccio e Mirela Chirisi, marito e moglie, lui patron e di fatto regista dell'allora FulgorLibertas, lei presidente della storica società cestistica forlivese. La FulgorLibertas venne dichiarata fallita il 10 aprile 2015 sotto il peso dei debiti, mentre già nel gennaio del 2015 la squadra venne ritirata dal campionato in quanto da tempo la società non pagava gli stipendi e non aveva quindi più giocatori da mettere in campo. Una macchia sulla storia sportiva di Forlì. Tra i testimoni ammessi ci sarà anche Michele Antonutti, star del basket: quando venne annunciato il suo arrivo a Forlì gli abbonamenti subirono un'impennata. Diverse le parti civili accolte al processo: si va dal comitato di 327 abbonati di quella stagione della Fulgor, capeggiati da Christian Battistini e Lucia Bongarzone, e difesi dall'avvocato Andrea Romagnoli. Battistini e Bongarzone hanno contenuto a poche migliaia di euro la richiesta di risarcimento, mettendo nero su bianco la volontà di destinare il (remoto) denaro che sarà recuperato a fini sociali e per la promozione del basket in città. Altri 4 tifosi, invece, hanno scelto di costituirsi parte civile in modo autonomo, dopo la prima querela del comitato, difesi dall'avvocato Manes. Parte civile al processo è anche la curatela fallimentare dell'ex FulgorLibertas (curatore Isabella Venturelli), rappresentata dall'avvocato Bressanello, per quanto riguarda il reato di bancarotta. Alla sbarra, infine, c'è la vecchia società della FulgorLibertas per i connessi illeciti amministrativi, difesa dall'avvocato Giovanni Principato.

Secondo le ipotesi della  Procura Boccio e Chirisi furono responsabili di diversi reati al momento del crollo della FulgorLibertas, partendo dalla distrazione degli ultimi soldi restati in cassa per 167mila euro e la sottrazione delle scritture contabili. Per la Procura, in particolare, tutto partì dopo l'acquisizione della società, quando il capitale sociale venne aumentato fittiziamente da 50mila a 5 milioni di euro così da simulare una capacità finanziaria superiore al reale, il tutto grazie ad un aumento del valore, ritenuto anch'esso fittizio, della società "Gruppo Industriale Chirisi Boccio Spa" fino ad oltre 27 milioni di euro. Nel mirino della Procura c'è anche la conferenza stampa del 7 agosto del 2014 in cui Boccio annunciava il progetto di portare la FulgorLibertas nella massima serie entro due anni, fino all'approdo in Eurolega e alla quotazione in Borsa della società. Il tutto da realizzarsi tramite contratti con giocatori e allenatori di primio livello. Questo avrebbe portato all'incasso di circa 132mila euro in abbonamenti, denaro poi - sempre secondo le accuse - sarebbe stato distratto assieme agli incassi della biglietteria delle varie partite. Gli abbonati non ebbero modo di fruire del loro abbonamento fino alla fine, dal momento che il 2 gennaio 2015 la squadra venne ritirata dal campionato di A2 Gold. Da qui l'ipotesi della truffa.

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