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La Diocesi di Forlì-Bertinoro adotta anche la nuova versione del "Gloria a Dio"

Dopo la modifica dell’Ave Maria e del Padre Nostro, a partire dalla Messa della notte di Natale cambia anche la versione dell’Inno “Gloria a Dio”, corrispondente all’antico “Gloria in excelsis Deo” utilizzato della liturgia cristiana nel IV secolo

La Diocesi di Forlì-Bertinoro adotta un’altra importante novità contenuta nella terza edizione del Messale romano: la nuova versione dell’inno “Gloria a Dio”. A partire dalla messa di Natale del 24 dicembre, all’inizio della preghiera, posta proprio all’incipit della liturgia eucaristica, non si reciterà più “…e pace in terra agli uomini di buona volontà”, ma “...pace in terra agli uomini amati dal Signore”. “Si tratta – ha dichiarato nell’ottobre scorso il vescovo mons. Livio Corazza alle parrocchie e alle comunità di vita consacrata, ai parroci, ai diaconi e ai fedeli tutti, in occasione degli incontri formativi di Coriano – di un’altra conseguenza della nuova traduzione della Bibbia, approvata da Papa Benedetto XVI nel 2008. Questi primi due versetti del “Gloria a Dio”, o dossologia (preghiera di lode) maggiore, da non confondere con la preghiera del “Gloria al Padre” o dossologia minore, sono tratti dall'inno cantato dagli angeli alla grotta di Betlemme.

Il “Gloria in excelsis Deo” è un antico inno utilizzato della liturgia cristiana nel IV secolo: insieme al Magnificat, al Benedictus e al Nunc dimittis e diversi altri canti dell'Antico Testamento, fu incluso nel Libro delle Odi, una raccolta liturgica presente in diversi manoscritti della Septuaginta. “Fino al XIX secolo – si legge in Wikipedia - la preghiera era anche chiamata Cantico degli angeli e differenziato dal Sanctus, che era detto Cantico dei Santi in cielo, dove per santi si intendono sia gli angeli che gli essere umani (le anime dei defunti, o coloro che sono assunti in anima e corpo). Comprendeva anche il Kyrie, anche perché se si pronuncia (o canta) in latino il Gloria in excelsis Deo, è d'obbligo pronunciare (o cantare) in latino anche il Kyrie”. Questa variazione armonizza il testo liturgico con la traduzione, più corretta e adottata dalla Bibbia CEI del 2008, del passo evangelico di Luca 2, 1-14. Il testo italiano usato sinora è nato da una fedele trasposizione dal latino “pax hominibus bonae voluntatis”.

Già da molto tempo gli esegeti si erano però accorti di un errore di interpretazione della frase così tradotta: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Infatti, da un’analisi critica del testo greco, risulta che non si tratta della buona volontà degli uomini, ma del ben volere di Dio, cioè della sua benevolenza verso tutti gli uomini, destinatari del suo amore, reso manifesto dalla venuta del Signore. La modifica del “Gloria in excelsis Deo” segue quella dell’Ave Maria e del Padre Nostro, quest’ultima introdotta il primo dicembre scorso. “L’opera di traduzione –precisò il vescovo Livio nell’ottobre scorso a Coriano - è una sfida continua, per avvicinarci il più possibile al significato delle sue parole. Sono certo che accoglierete con la consueta e serena disponibilità questa nuova proposta, che ci aiuterà anche a rinfrescare e ravvivare in tutti noi il significato e l’importanza della preghiera che ci ha insegnato Gesù. Lasciamoci tutti guidare dallo Spirito di Gesù e dal suo immenso amore per noi suoi fratelli, figli dello stesso Padre”.

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