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Nuove speranze per il trattamento del dolore cronico

Non solo nuovi strumenti terapeutici ma anche una sempre maggior consapevolezza e più attenzione da parte del legislatore. Questa la positiva evoluzione avvenuta negli ultimi anni del quadro della lotta al dolore

Non solo nuovi strumenti terapeutici ma anche una sempre maggior consapevolezza e più attenzione da parte del legislatore. In sintesi, questa la positiva evoluzione avvenuta negli ultimi anni del quadro della lotta al dolore in campo oncologico. Il dolore cronico presente nelle malattie degenerative e oncologiche, specie in fase avanzata, assume spesso purtroppo le caratteristiche di di profondissimo malessere personale. Affrontare questo tipo di problematiche estremamente invalidanti sia a livello fisico sia emotivo attraverso un corretto e sempre più innovativo approccio alle terapie algologiche è pertanto importante.
 
Occasione per tracciare l’analisi dello stato dell’arte delle cure operate per alleviare le sofferenze fisiche provate dai pazienti, sono stati due incontri svolti recentemente all’IRST – Istituto Tumori della Romagna, il convegno “Sulle ali del sollievo” cui è seguito un seminario di aggiornamento. “In questo ultimo periodo – spiega il dottor Marco Maltoni, direttore dell’U.O. Cure Palliative Hospice di Forlimpopoli – stiamo assistendo, da una parte, al consolidarsi delle coscienze sul problema, dall’altro al maggior impegno da parte del legislatore. Su quest’ultimo aspetto un passo importante è stato segnato dalla legge 38 del 2010, nella quale si sono definiti aspetti organizzativi quali la divisione della gestione tra due reti o l’inserimento in cartella clinica della scala del dolore per permettere ai professionisti di rilevare le caratteristiche del dolore, la sua evoluzione nonché la tecnica antalgica e i risultati”.
 
Importanti i risultati ottenuti anche sul piano terapeutico. “Sulla cura del dolore in sé – conferma il dr. Maltoni – gran parte delle terapie e dei risultati sono di tipo farmacologico, soprattutto attraverso l’utilizzo di oppioidi. Si sono registrate novità efficaci grazie a differenti strategie, modalità di rotazione dei farmaci e associazione di questi a farmaci adiuvanti nonché la definizione di altre molecole. Tra le novità di maggior successo certamente da registrare l’impatto della Scrambler therapy che, grazie alla collaborazione tra IRST e Hospice, è attualmente in uso nella struttura di Forlimpopoli. Questo macchinario oltre a consentire il trattamento di dolore difficilmente trattabile, ha portato alla riduzione di circa il 70% del dolore percepito dal paziente”. La Scrambler therapy, acquisita grazie al supporto di Legacoop Forlì-Cesena, si basa su un apparecchio (MC5-A Calmare©) che produce una stimolazione elettrica particolare a integrazione delle normali cure farmacologiche. Il dispositivo, senza creare alcun effetto collaterale, è in grado d'individuare e discriminare il “segnale del dolore” da quello del “non-dolore” e aiutare a ridurre la percezione dell’intensità del dolore.
 

Altro aspetto chiave dell’approccio globale al problema del dolore è sicuramente quello della formazione: “Gli attori in scena sono tanti, i livelli molteplici – spiega il dr. Maltoni –: uno è quello del medico di famiglia che, in quanto primo professionista ad avere a che fare con i malati, non può non avere strumenti e conoscenze; c’è poi lo specialista oncologo che quotidianamente si confronta con i pazienti, infine il professionista del dolore come il palliativista o l’anestesista. Tra questi tre livelli dev’esserci una stretta collaborazione e scambio per assicurare continuità assistenziale”.
 

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