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Nuovo carcere,, allarme di Pasini (Udc): "Si è fermi al grezzo"

I lavori per il nuovo carcere di Forlì sarebbero dovuti terminare entro la fine del 2012. Ma così non sarà e la data di apertura esser stata posticipata al 2015

I lavori per il nuovo carcere di Forlì sarebbero dovuti terminare entro la fine del 2012. Ma così non sarà e la data di apertura esser stata posticipata al 2015. Si protrarrà, così, lo stato di disagio per i detenuti, costretti a vivere in promiscuità in celle anguste e sovraffollate, e le difficoltà operative per il personale, già sotto organico. E' questa la fotografia, tutt'altro che confortante, che emerge dalle valutazioni espresse da Andrea Pasini, consigliere comunale e segretario provinciale UDC.

“Il carcere forlivese - ricorda Pasini – è posto all'interno della Rocca di Caterina Sforza, complesso storico-architettonico di notevole pregio, ma che sente il peso dei secoli, per cui inadatto allo scopo, in quanto Struttura in avanzato stato di degrado, con alcune parti non più utilizzabili per motivi di sicurezza. Da oltre dieci anni, la città è in attesa di una nuova struttura e sembrava che il progetto del nuovo carcere fosse in dirittura d'arrivo con l'inizio dei lavori alla Cava".

"Purtroppo oggi si è fermi al grezzo e non è detto che la data del 2015 venga rispettata per la consegna dei lavori e il conseguente utilizzo del carcere. Logico, quindi, chiedere all’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditorato alle OO.PP, e all’Amministrazione Comunale di Forlì,  perché  si sia verificato questo ritardo e a chi vadano addebitate le eventuali responsabilità", continua Pasini.

"Ma le difficoltà non finiscono qui. Ai problemi di vivibilità all'interno delle celle, si assommano quelli di organico per entrambe le sezioni, maschile e femminile. Sono giunti, di recente, tre nuovi agenti donna per garantire il minimo della sorveglianza, ma la situazione rimane al limite del collasso. Altrettanto si può dire per la sezione maschile. Personalmente ho già predisposto un’interrogazione , inviata tramite l’On. Galletti e Libè al  Ministro di Grazia e Giustizia. In un Paese civile, infatti, chi si macchia di un reato va perseguito, ma le condizioni della pena devono essere improntate al rispetto della dignità della persona”, conclude.
 

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