Venerdì, 19 Luglio 2024
Carcere

Nuovo carcere, le sollecitazioni dell'associazione "Amici di don Dario": "Serve un'azione politica forte e risolutiva"

Ecco alcune riflessioni dell’associazione Amici di don Dario in merito alla situazione carceraria forlivese, una realtà in cui l’associazione stessa è coinvolta da tempo in progetti sociali e solidali a favore dei detenuti

E' di giovedì l'annuncio del sottosegretario alla Giustizia in merito alla prossima entrata in organico nel carcere di Forlì di sette nuovi agenti di Polizia Penitenziaria. Ma  l’associazione Amici di don Dario, da tempo coinvolta in progetti sociali e riabilitativi proprio all’interno della struttura carceraria della città, chiede "un'azione politica risolutiva" in merito alla realizzazione della casa circondariale al Quattro.

“Don Dario – affermano i responsabili dell’associazione - ci ha lasciato in eredità una fortissima sensibilità sulle problematiche e le dinamiche umane che prendono vita in carcere, frutto della sua lunghissima esperienza come Cappellano della Casa Circondariale di Forlì. Non possiamo, quindi, che esprimere soddisfazione per questa notizia riportata sulla stampa locale nei giorni scorsi. La nostra Associazione collabora da sempre con la Casa Circondariale offrendo contributi economici, sollecitati anche da richieste di servizi per i detenuti".

"E’ evidente però che il problema carcere di Forlì non si risolve con questi piccoli, anche se in questa situazione importanti, interventi tampone - viene aggiunto -. Gli stessi esponenti politici nazionali che hanno reso possibile l’incremento degli agenti, unitamente ai politici locali che hanno incarichi e responsabilità a livello governativo, hanno il dovere di spingere sull’acceleratore per la conclusione dei lavori del nuovo carcere in località ”Quattro” in itinere oramai da tanto, troppo, tempo".

"L’attivazione della nuova struttura in tempi brevi risponde ad un criticità che ha assunto dimensioni macroscopiche, ovvero la condizione di vita dei carcerati nell’attuale contenitore al limite della decenza umana, come peraltro affermato pubblicamente in più occasioni anche da tutti gli stessi dirigenti carcerari che negli anni si sono succeduti e con cui abbiamo avuto modo di collaborare. In secondo luogo non bisogna dimenticare che la nuova struttura, rischia, se terminata in tempi lunghi, di presentare parti di essa non più conformi alle normative e alle esigenze della casa circondariale stessa. Serve quindi, un’azione politica forte, incisiva e risolutiva”, concludono. 
 

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