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Lunedì, 22 Aprile 2024
Cronaca

Nuova odissea giudiziaria per il cantiere del carcere, ma i lavori per ora proseguiranno coi 28 milioni appena stanziati

Il ricorso giudiziario era temuto, e alla fine si è concretizzato, ma sta procedendo comunque l'iter ministeriale per il completamento del nuovo carcere

Il ricorso giudiziario era temuto, e alla fine si è concretizzato, ma sta procedendo comunque l'iter ministeriale per il completamento del nuovo carcere, un progetto in ballo da oltre vent'anni e che vede buona parte delle opere già realizzate, mentre le restanti sono già finanziate. Per questo gli uffici del Ministero delle Infrastrutture, presieduto dal ministro Matteo Salvini e dal viceministro Galeazzo Bignami, sono al lavoro per la stipula del contratto con il raggruppamento temporaneo di imprese risultato aggiudicatario dell'ultimo intervento. Su questo incombe la prima udienza del ricorso giudiziario del raggruppamento di imprese secondo in graduatoria, che si terrà a maggio. Il caso è in mano all'avvocatura di Stato. Non c'è alcuno stop imposto dall'autorità giudiziaria, per cui l'iter burocratico procede. 

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Con l'arrivo, lo scorso novembre,  dei 27.804.617 euro necessari per completare la costruzione del nuovo carcere di Forlì, e la conclusione di una lunga controversia giudiziaria tra le aziende in graduatoria, pareva che il cantiere potesse riprendere all'inizio del 2024. Questo avverrà, ma sotto la spada di Damocle, ancora una volta, di un giudizio in tribunale. E pensare che la prima pratica per costruire la nuova struttura carceraria nella frazione Quattro è datata addirittura 2003, venti anni fa. 

Il progetto

Il progetto del nuovo carcere per 255 detenuti, situato nella frazione Quattro, in un fazzoletto di campagna tra la Cava, i Romiti e San Varano, è stato permesso da una variante urbanistica del 2003 con una conferenza dei servizi 'lampo' (durò appena un paio di mesi l'iter di localizzazione), presieduta dall'allora Procuratore della Repubblica. Trovata la localizzazione nell'ambito del piano regolatore, il Comune non è stato più parte della partita. Anzi, essendo un'opera pubblica coperta di fatto dal segreto, per via della sua destinazione a carcere, è di fatto un'isola fuori dal controllo degli enti locali e in mano completamente al Ministero della Giustizia e al Provveditorato alle Opere Pubbliche. 

Il progetto è in due lotti, il primo è relativo alla palazzina destinata a servizi e uffici, mentre altro lotto separato è il blocco destinato alla detenzione. Il bando di gara, risalente alla fine del 2018, era partito dopo il "recupero" dei fondi che nel frattempo erano andati ad altri scopi, come spiegato dall'allora sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, necessari per il blocco penitenziario, con uno stanziamento di 34,6 milioni di euro. A seguire la vicenda del bando, criticato anche a livello politico per alcuni requisiti tecnici, era stato l'ex deputato forlivese Marco Di Maio. Il Comune, da parte sua ha già messo nel piano triennale degli investimenti 4 milioni di euro per la viabilità di accesso. Si tratta di fondi per una strada di 300 metri e relative rotonde che dovrebbe unire l'ingresso del nuovo carcere al futuro tratto di tangenziale da San Varano a Villanova, la cosiddetta Tangenziale Ovest.

L'ultimo bando per il primo stralcio del nuovo penitenziario di Forlì, per 34,6 milioni di euro, fu emesso dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia-Romagna del Ministero delle Infrastrutture nel 2018. A tenere bloccato l'avanzamento è stata nel 2019 l'impugnazione dell'aggiudicazione della gara ad un raggruppamento temporaneo di imprese da parte di un altro partecipante alla gara, per via di una procedura all'epoca in corso  di "concordato preventivo" ai sensi della legge fallimentare, che coinvolgeva una delle imprese del raggruppamento vincente. L'impresa ricorrente la spuntò in primo grado, davanti al Tar dell'Emilia-Romagna, già nen 2020, mentre la quinta sezione del Consiglio di Stato, in appello, ha ribaltato la sentenza amministrativa, non prima di aver posto una serie di quesiti generali all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, che ha orientato la decisione finale dei giudici amministrativi investiti del caso. Un iter giudiziario durato circa 4 anni. La decisione alla fine era stata presa dal Consiglio di Stato il 15 dicembre 2022 e pubblicata il 10 maggio 2023. Con l'arrivo degli ultimi finanziamenti sembrava quindi tutto risolto, ma ora si parte con una nuova odissea giudiziaria. 

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