"Occorre ritrovare consapevolezza e mettere in atto la solidarietà della porta accanto"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"Tutti dobbiamo mettercela tutta per uscire dal tunnel dove siamo incautamente ripiombati. Nella scorsa primavera abbiamo scoperto che no, non siamo invulnerabili. Poi è scattato un effetto molla, appena la morsa dell’infezione si è allentata, e ci siamo dimenticati della sveglia che era suonata. Occorre ritrovare consapevolezza, anche in un momento come questo, dove siamo più stanchi, e soprattutto mettere in atto la solidarietà della porta accanto, che è il primo antidoto sociale.

Il virus è come il locomotore di un treno: una pandemia sanitaria montante, che si tira dietro altre pandemie annunciate, prima fra tutte quella delle povertà, di cui già si intravvedono segnali evidenti, focolai allarmanti. Se prima dell’invasione del Covid-19 in Italia avevamo 4,6 milioni di persone in indigenza assoluta (di cui 1 milione 100 mila bambini), a questa fascia di emarginazione vanno aggiunti i nuovi poveri creati dall’emergenza sanitaria. Secondo stime della Caritas, tra maggio e settembre 2020, la percentuale di chi chiede aiuto è aumentata del 45 %, donne per più della metà. E stiamo parlando di aiuto per bisogni primari: cibo, vestiti, medicine. 

Si deve essere preoccupati. Dobbiamo esserlo tutti. Stiamo assistendo a un’altalena tra terrore e incoscienza, tra gente angosciata e gente convinta di farla franca comunque. Il male purtroppo non scompare schiacciando un tasto. Ciascuno è chiamato a fare la sua parte al meglio delle proprie possibilità e a riconoscere che stanno cambiando molte cose: la politica, il terzo settore, la società, il mondo del volontariato, le abitudini e la mentalità delle persone, sta cambiando anche la Chiesa e i suoi fedeli, dove, come dice mons. Zuppi arcivescovo di Bologna, “non è possibile dirsi fedeli al Signore e insieme mostrare disinteresse per gli altri. La prima cosa include necessariamente la seconda. Se un cattolico, specie in questo tempo buio, pensa di poter tenere separate le due travi portanti della nostra fede, dovrebbe interrogarsi a fondo e sanare una contraddizione così forte". Mai come ora c’è da tessere e ritessere legami che uniscono: le persone, le fasce sociali, le diverse opinioni politiche. È questo lo spirito dell’ultima enciclica del pontefice, la sua terza: Fratelli tutti.

Edoardo Russo
Presidente di Azione Cattolica
Diocesi Forlì-Bertinoro

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