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Occupato uno stabile di 3 piani in via Maceri: "Servono spazi abitativi"

Da venerdì, circa una ventina di persone occupa pacificamente lo stabile in via Maceri. Le motivazioni arrivano in una nota firmata 'Spazio Occupato MaceriA'

"Via Maceri 22: un edificio di 3 piani, centinaia di metri quadrati, più di 40 appartamenti perfettamente fruibili ma sigillati e  abbandonati. Infinite possibilità di utilizzi per la città negate dalla stessa legge, lo stesso decoro, le stesse istituzioni che definiscono 'delinquenti' coloro che posti come questo li riaprono e li liberano per tutti”. Da venerdì, circa una ventina di persone occupa pacificamente lo stabile in via Maceri. Le motivazioni arrivano in una nota firmata 'Spazio Occupato MaceriA'.

Sabato gli occupanti hanno partecipato alle manifestazioni contro i tagli alla scuola e contro la violenza sulle donne, in occasione della giornata mondiale. Il clima in via Maceri è per ora tranquillo, striscioni fuori dalle finestre, un paio di ragazzi alla porta di ingresso, ma nulla di più.

“A Forlì l'emergenza spazi (abitativi e non solo) la conosciamo bene e la  conosciamo da anni: più di 40 persone private di un alloggio già  dall'inizio di ottobre cercavano un tetto rivolgendosi al Comune che li  ha scaricati alla Caritas (che adotta regole umilianti per i
pernottamenti fino ad arrivare alle perquisizioni degli effetti  personali) senza contare tutti coloro che, perchè privi di un semplice  pezzo di carta, non possono nemmeno domandare assistenza se non al  prezzo di finire internati (CIE) e/o cacciati via dal suolo italico. E poi tutti quelli che dormono al parcheggione Montefeltro?!I ragazzi di Forlì senza un solo spazio di socialità alternato agli  alcolici recinti ricreativi di pub e discoteche?! Tutti quelli che vorrebbero proporre iniziative e rinnovare le città e  si trovano solo ordinanze poliziesche sempre più restrittive e porte in faccia?! Noi non potevamo sopportare questa meschina privazione e ci siamo dati  una risposta: occupare uno spazio comunale (perciò di tutti) e  autogestirlo per dimostrare che un'alternativa radicale si può  realizzare, senza più chiedere, senza più confidare nei "delegati",  senza mai più chinare il capo di fronte alle ingiustizie ritenute, a  torto inevitabile e incontrovertibili. Agire in prima persona. Non per "diritto" ma per necessità”, recita la nota.


 

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