Odontoiatra beccata dalla Finanza: pagamenti in nero per 135mila euro

L'attività ha avuto inizio grazie alle segnalazioni fatte ad altre forze di polizia da parte di alcuni clienti che, lamentandosi di cure non adeguate e con personale non abilitato, avevano fatto presente anche la mancata fatturazione delle prestazioni

Foto tratta dal web

I militari della Guardia di Finanza di Forlì hanno concluso una verifica fiscale nei confronti di un odontoiatra che si era dimostrata “poco attiva” nel fare le ricevute ai pazienti ma particolarmente “intraprendente” nella documentazione dei costi, sottolineano i militari. L’attività ha avuto inizio grazie alle segnalazioni fatte ad altre forze di polizia da parte di alcuni clienti che, lamentandosi di cure non adeguate e con personale non abilitato, avevano fatto presente anche la mancata fatturazione delle prestazioni.  

Il controllo ha avuto avvio con un accesso dei finanzieri nello studio della dentista segnalata e qui subito la prima sorpresa è stata quella di trovare una persona addetta alla segreteria che non è risultata poi essere iscritta tra i dipendenti. Poi l’attività è proseguita con l’invio di questionari ai pazienti e con l’audizione diretta di alcuni di essi. Dai racconti dei pazienti intervistati sono emerse alcune anomalie nelle prestazioni rese dall’assistente (che eseguiva anche sedute d’igiene) e dell’odontotecnico che collabora con il medico (prendeva le impronte e sistemava le protesi in bocca ai pazienti). Ovviamente dalle interviste e questionari sono emersi anche i pagamenti in nero effettuati, che sono stati calcolati per oltre 135mila euro.

Ma la sorpresa maggiore per i militari impegnati nel controllo è derivata dall’esame delle spese della professionista: le cosiddette “schede carburante” utilizzate per documentare l’acquisto di carburanti per autotrazione riportavano sempre lo stesso esatto importo mensile di 253 euro per tutti i 5 anni oggetto del controllo. La cosa è apparsa subito anomala (considerato l’aumento del prezzo dei carburanti) e ha destato perplessità in ordine alla veridicità di tali acquisti. Dal riscontro eseguito è emerso, infatti, che alcune firme apposte nelle schede carburante  sono state disconosciute dai gestori dei distributori; altre volte il distributore era chiuso nel giorno indicato; in qualche occasione erano stati annotati due rifornimenti nello stesso giorno. Ma la cosa più incredibile è stata scoprire che uno dei fornitori riportato nelle schede aveva cessato l’attività dal 2007.

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Sostanzialmente la professionista aveva compilato delle schede false che sono servite per abbattere i costi in sede di dichiarazione dei redditi, per cui è stata anche denunciata per emissione e utilizzo di documenti falsi.

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