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"Oltre l’emergenza, l’occasione di cambiare la formazione": l'opinione del presidente di Azione Cattolica Edoardo Russo

"La data si avvicina e molto resta da fare - è l'opinione di Edoardo Russo, presidente di Azione Cattolica -. Alla scuola non servono solo, e necessariamente, misure per l’emergenza"

Il 14 settembre inizierà il nuovo anno scolastico. "La data si avvicina e molto resta da fare - è l'opinione di Edoardo Russo, presidente di Azione Cattolica -. Alla scuola non servono solo, e necessariamente, misure per l’emergenza. Al contrario questa è l’occasione per cogliere e provare a vincere una sfida vera che riguarda tutte le generazioni. Un terzo dei bambini oggi (dati Save the Children) si ritrova in una situazione di “diseduguaglianza” in un Paese che, vale la pena evidenziare, investe in istruzione il 3,4% del Pil, contro una media europea del 4,6".

"Alcune misure, utili a sciogliere vecchi “nodi”, che la chiusura forzata ha reso più evidenti sono - prosegue -. Le disuguaglianze in un Paese con un’alta dispersione scolastica e il mancato accesso di molti alunni alla didattica a distanza. Il giusto riconoscimento del lavoro degli insegnanti: abbiamo visto il loro impegno nel non lasciare nessuno indietro cercando, anche da soli, soluzioni ai problemi dell’emergenza. Scuole con ambienti spesso progettati per altro, a “dis-misura” di ragazzo, il più delle volte fatiscenti, con aule senza riscaldamento o aria condizionata. Vicenda che va di pari passo con un altro tema delicato: per quanto ancora il tempo pieno sarà un privilegio per pochi e non un diritto per tutti i ragazzi? Servono risposte".

"Ripensare gli spazi per i ragazzi - spazi tematici, colorati e funzionali - prosegue Russo -. Che non tengano i ragazzi inchiodati al banco tutta la mattina. Ogni disciplina dovrebbe avere la sua aula adattata alle esigenze della materia. Differenziare gli ingressi a scuola, tenendo conto degli orari di lavoro dei genitori sono anche cambiati i ritmi giornalieri (e notturni) dei bambini e ragazzi". Inoltre, occorre "sostenere i docenti e innovare la didattica: è tempo di dare incentivi economici e di carriera, premiando la capacità di innovazione e aggiornamento. Allo stesso modo vanno valorizzate le conoscenze dei ragazzi, specie sul digitale dove sono più avanti degli adulti".

Per quanto riguarda la didattica a distanza, "perchè rinunciarci del tutto? Se utilizzata in modo intelligente, può rivelarsi uno strumento prezioso. Per tenere insieme formazione e inclusione, serve un grande piano strategico pluriennale che cambi il modo di insegnare, migliori, se non trasformi, gli ambienti di apprendimento e le condizioni di lavoro degli insegnanti, spostando il baricentro dall’insegnamento all’apprendimento. Certo serviranno risorse. Ma l’Italia è già in “debito” con i suoi studenti e insegnanti, poiché oggi spende poco per la scuola".

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