"Oltreterra", al via a Tredozio gli stati generali della montagna: "Generare nuove economie è possibile"

Al via le giornate formative annuali sui temi dedicati alla montagna Appenninica

Si può fare, generare nuove economie partendo dalla montagna è possibile. Lo hanno raccontato i molti ospiti intervenuti alla prima giornata di lavoro di venerdì a Oltreterra 2018, arrivati dai territori montani dei due parchi nazionali dell’Emilia Romagna, Foreste Casentinesi e Appennino Tosco Emiliano, ma anche dalla Campania e  dal Piemonte. E nel corso del dibattito, da più parti è emerso un appello: portare Oltreterra anche a valle, per far conoscere le istanze della montagna e far sì che anche la città, e con essa la politica, se ne faccia carico.

"Mentre assistiamo a un dibattito nazionale surreale sul Pil che deve crescere, nessuno si preoccupa di dire però cosa dovrebbe effettivamente aumentare e cosa è sfuggito al controllo - ha esordito Vittorio Bardi di Legambiente Emilia Romagna -. Aumenta addirittura la fascia dei negazionisti dei cambiamenti climatici e credo che l’iniziative come Oltreterra diano indicazioni concrete sulle vie possibile di sviluppo sostenibile. Estendiamo questa esperienza anche a territori collinari perché alcuni fenomeni che state denunciando si stanno verificando anche in collina".

"Oltreterra sempre di più è il luogo degli stati generali della montagna. Dovremmo cominciare a ritrovarci in città, perché ogni anno parliamo di montagna a disastro avvenuto, abbiamo visto cosa è successo in Veneto. Poi tutto torna come prima; dobbiamo far entrare questi temi nel dibattito delle città affinché il tema della montagna non venga affrontato solo come emergenza, ma come bene comune", ha detto Tonino Bernabè di Romagna Acque che da cinque anni sostiene l’iniziativa 

Contrastare lo spopolamento, sfruttare in maniera sostenibile le risorse disponibili, ovvero ambiente, paesaggio e agricoltura di qualità alla quale trovare nuovi sbocchi di mercato sono gli obiettivi. In provincia di Forlì Cesena nell’ultimo censimento agricolo del 2010 risultavano 9681 le aziende agricole esistenti, di queste  576 in montagna e 2843 in collina. Gli agriturismi a fine 2017, sempre in provincia, erano 220, attivi 176, di cui 74 guidati da imprenditrici. Sono i dati forniti dalla Regione Emilia Romagna che dall’aprile scorso ha anche siglato un protocollo di intesa con Slow food Italia per promuovere le piccole produzioni di qualità che ha portato ad ora alla creazione di quattro nuovi Presìdi Slow Food.

Alcuni spunti interessanti da mettere in rete ed eventualmente da replicare sono arrivati dalla vicina Toscana. A Corezzo, sempre nel territorio del Parco delle Foreste Casentinesi, la Festa del tortello alla lastra è stata la leva per riavviare una piccola economia legata a questo prodotto. Lo ha descritto il presidente della pro loco locale Sirio Farini: "La festa accoglie 4500 turisti che poi si fermano andando a  cercare i prodotti direttamente dagli agricoltori. Abbiamo creato un progetto di filiera che certifica tutti i prodotti che  vanno a comporre il tortello che viene prodotto da un piccolo ristorante che ha riaperto e ne rifornisce anche alcune botteghe del paese. Al Comune abbiamo chiesto uno spazio permanente per organizzare la festa e  nel resto dell’anno diventa il Mercatale  per i produttori che  così hanno creato un loro punto vendita collettivo e chi vuole fare acquisti viene in montagna. L’idea iniziale di una Festa saggia ha preso corpo ed ora siamo in attesa del finanziamento della Regione per creare la cooperativa di comunità per la valorizzazione della filiera intera del  tortelllo  alla lastra".

Dal Piemonte arriva invece l’idea dei “Castagneti acustici”, una festa  spontanea senza energia elettrica, né sponsor, né patrocini dove sono gli stessi partecipanti a contribuire alla sua riuscita recuperando l’antica usanza di cantare nei castagneti durante la raccolta dei frutti. Succede a luglio che il silenzio di questi spazi antichi naturali sia interrotto da una presenza  rispettosa e gioiosa dell’uomo. Anche in questo caso si sono riavviate economie legate al castagno, recuperato metati ed essiccatoi e ne è nata la cooperativa di comunità “Custodi del castagneto”. 

Il programma di sabato

Oltreterra dedica la mattinata di sabato al tema della forestazione e la filiera del bosco, con un ampio approfondimento su “Oltre il bosco: quale futuro per le fustaie artificiali”. Nella filiera del legno, “Oltreterra” è prima a livello nazionale ad affrontare il problema della rinnovazione del bosco ad alto fusto. “Quale bosco oltre il bosco” è una provocazione: il taglio di un bosco ad alto fusto presuppone che dopo venga un altro bosco ad alto fusto, ma così purtroppo non sempre avviene. Non tutti sanno che la legge Italiana mette il bosco all’interno dei propri beni culturali. Danneggiare il bosco è dunque reato, mentre tagliare il bosco, una delle più antiche professioni praticate dall’uomo, è possibile solo grazie ad una deroga a questa norma. Il bosco è, e potrebbe ancor di più essere economia fondante per le popolazioni di montagna. "L’obiettivo è mettere insieme idee ed energie per creare una filiera del legno che oggi non esiste e che deve puntare alla valorizzazione di questo materiale non relegandolo meramente a fonte di energia combustibile", spiega il coordinatore di oltre terra Gabriele Locatelli.

A Bagno di Romagna, nel 2016, grazie al coinvolgimento di quattro regioni, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, e a diversi professionisti ed Enti, nell'ambito di “Oltreterra” furono redatti “I princìpi di gestione forestale sostenibile e consapevole”, detta “Carta di Bagno di Romagna”, utilizzata nella redazione del recente testo unico Forestale emanato dal Governo nella scorsa primavera. Del gruppo che ha contribuito alla stesura del documento hanno fatto parte anche Legambiente, l’Ente di Certificazione Forestale Pefc Italia, il Centro di Ricerche Economiche in Agricoltura (Crea), la Facoltà di Scienze Forestali dell’Università di Firenze e l’Associazione degli Studenti di Scienze Forestali. Cresce la rete, aumentano le contaminazioni, e tutti saranno presenti a “Oltreterra 2018”.

“Quale futuro per le fustaie artificiali” sarà il tema generale della mattinata di lavoro del sabato coordinata da Antonio Brunori segretario di Pefc e Gabriele Locatelli. Introdurranno i lavori: Roberta Centolani, fiduciaria Condotta Slow Food Faenza, Gianrico Fabbri coordinatore Slow Food Toscana, Daniele Valbonesi, presidente della Comunità del Parco. “Il centro Uomini e Foreste d’Appennino. L’idea del bosco culturale: dalla selvicoltura alla cultura della selva” sarà l'interessante tema affrontato in apertura da Willy Reggioni del Servizio Conservazione della Natura del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Molto atteso l'intervento su “I rimboschimenti di pino nero dell’Appennino centrale: problema o opportunità?” a cura del professor Carlo Urbinati, docente dell' Università Politecnica delle Marche. De “Il bosco oltre il bosco. Quale successione possibili nei boschi coltivati dell’Appennino” parlerà poi Paolo Cantiani di SelPiBio Life, Crea, Foreste e Legno e approfondisce su “ Esperienze di utilizzo del pino nero” Michele Brunetti del CNR IVALSA di Firenze.

Dopo una breve pausa, si riprende su “Alternativa Pino Nero: quali possibilità? Quali problemi di filiera?” con Marco Togni della Geesaf Università de gli Studi di Firenze; “Quale comunicazione per la gestione delle pinete Appenniniche” lo racconterà Paolo Mori della Compagnia delle Foreste. Interverranno poi a conclusione della mattinata Sergio Paglialunga, direttore Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Antonio Nicoletti responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente sulla “Bioeconomia delle Foreste”, mentre Paolo Ferrecchi, direttore generale cura del territorio e dell'ambiente della Regione Emilia-Romagna aggiornerà sulle “Novità nella gestione forestale in Emilia Romagna”. Tutte le sessioni di lavoro sono aperte al pubblico. Durante l’iniziativa sarà aperta al pubblico la mostra "Grani preziosi d'Appennino" a cura del Comune di Castelnovo ne’ Monti e del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano Mab Unesco
 

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