Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio Molducci: ricette "a 4 mani", il ruolo degli psicofarmaci e i 2 milioni e mezzo di euro "spostati"

Di cosa è morto Danilo Molducci, il medico di Campiano deceduto a 67 anni il 28 maggio del 2021? È la domanda a cui si è cercato di dare risposta oggi, tramite l'audizione di consulenti tecnici, nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale di Ravenna

Di cosa è morto Danilo Molducci, il medico di Campiano deceduto a 67 anni il 28 maggio del 2021? È la domanda a cui si è cercato di dare risposta oggi, tramite l'audizione di consulenti tecnici, nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale di Ravenna, nella terza udienza del processo a carico del figlio del medico, il 40enne Stefano Molducci (difeso dall'avvocatessa Claudia Battaglia) residente a Terra del Sole, e la badante 52enne romena Elena Vasi Susma (difesa dall'avvocato Antonio Giacomini), imputati con l'accusa di omicidio pluriaggravato. Una domanda che, tuttavia, pare non trovare facile risposta.

Ricette compilate da almeno 4 mani diverse

Prima di passare a indagare sulla morte, però, ha preso parola Federica Rizzi, grafologa che ha esaminato 29 ricette per medicinali intestate a Molducci (ricette sulle quali già nella scorsa udienza erano stati sollevati numerosi dubbi) e il modulo con il quale era stato richiesto il cambio del medico di base per lo stesso 67enne. Dalla consulenza grafologica, spiega Rizzi, è emerso che "le mani che scrivevano le ricette erano 4. Alcune erano scritte a due mani, 23 di queste sono riconducibili integralmente (compresa la firma) alla mano della badante Susma; 2 sono completamente a mano del figlio Stefano; un'altra un mix tra la scrittua della donna e quella del 40enne". Poi c'è una ricetta, risalente al 19 febbraio 2021, "che ha una mano estranea: la compilazione non è di nessuna delle persone sottoposte all'analisi - spiega la grafologa - anche se la firma è della badante. Solo 2 ricette sono invece riconducibili al dottor Molducci, e presentano una grafia tremolante e faticosa". Tanto che, spiega l'esperta, "la firma sul modulo del cambio medico di base non risulta coerente con le capacità scrittorie del dottor Molducci: non poteva firmare in quel modo, perché aveva una scrittura estremamente faticosa e tremolante, mentre la firma sul modulo è scorrevole e netta". La firma del cambio medico, insomma, per la grafologa non è originale, ma dall'analisi "è stato possibile ascriverla al figlio Stefano".

Il ruolo dei farmaci sulla morte del medico

Ma che effetto possono avere avuto - se lo hanno avuto - i tantissimi farmaci che Molducci assumeva sul suo decesso? La dottoressa Rossella Gottardo, docente universitaria di medicina legale, è stata incaricata dopo la morte di Molducci di ricercare sostanze di tipo psicotropo nel sangue, nel contenuto gastrico e nei peli pubici (questi ultimi sono indispensabili per capire se la persona in questione fosse un consumatore abituale o meno di sostanze). La consulente spiega che "sono state riscontrate ben 4 diverse benzodiazepine", che lui "assumeva abitualmente", mentre "non sono stati trovati oppioidi o altre droghe". Dalle analisi è emersa anche la presenza di amlodipina (vasodilatatore usato per l'ipertensione arteriosa), secondo l'esperta in concentrazione - come le benzodiazepine, prescritte secondo Gottardo "con dosaggi decisamente molto elevati" - "superiore alla norma, anche se non letale". Tuttavia "aver trovato vari principi attivi relativi alle benzodiazepine può aver determinato tossicità", conferma al pubblico ministero Angela Scorza: "Le benzodiazepine possono aver determinato un certo grado di sedazione che può aver contribuito, visto che nelle ultime ore di vita aveva un quadro di edema polmonare acuto, alla causa del decesso", dice Gottardo. E anche il sovraddosaggio di amlodipina, secondo il medico, "può contribuire alla morte per edema polmonare".

Una vicenda complicata e "un paziente difficile"

Molducci era un soggetto "estremamente delicato", affetto da numerose patologie e con alle spalle diversi ricoveri ospedalieri e interventi. Soffriva di ipertensione, ernie, ulcere digestive e agli arti inferiori, infezioni urinarie, obesità, aveva diverse protesi ad anche e spalle, fegato steatosico (il cosiddetto fegato "grasso) e cardiomegalia (cuore più grande del normale e ricco di grasso). E secondo il dottor Dario Raniero, medico legale, sarebbe morto a causa di uno scompenso cardiaco molto severo che ha portato a un edema polmonare acuto. Su questo possono avere influito benzodiazepine e amlodipina (farmaco, quest'ultimo, che "non ha senso prendere in sovraddosaggio, non si ha alcun vantaggio", spiega Raniero)? "Pur trattandosi di concentrazioni elevate, non c'è una correlazione diretta", precisa il consulente dell'accusa. Anche se "le benzodiazepine negli anni possono aver contribuito al deterioramento del cuore, anche perché Molducci abusava di questi farmaci". Tuttavia, precisa, "le conseguenze di un sovraddosaggio possono portare a edema polmonare, soprattutto in una persona che ha già patologie plurime. Le condizioni pre-esistenti, sommate a queste concentrazioni di farmaci, possono portare a shock cardiogeno e insufficienza cardiaca acuta". Si tratta comunque di una vicenda "piuttosto complicata: parliamo di un paziente difficile, che abusava di farmaci non prescritti e al contempo non seguiva la terapia che gli veniva prescritta".

Molducci tra l'altro, nell'ultimo anno, era aumentato di 30 chili. Il presidente della Corte Michele Leoni chiede al consulente cosa questo possa comportare: "Nel lungo termine può dare problemi anche a livello cardiaco, potrebbe essere correlato al fegato steatosico. Molducci tra l'altro ha avuto anche il Covid, ma pare non ci siano state grandi conseguenze", precisa Raniero, sottolineando inoltre come "lo scompenso generalmente non è una morte improvvisa, ma può avere sintomi come mancanza di respiro, insufficienza cardio-respiratoria, cianosi (dita o volto blu), sintomi che anche un occhio non esperto riconosce, sicuramente un medico è in grado di riconoscerne la gravità, ma anche una persona comune se ne rende conto". Difficile che lo stesso medico di Campiano non riuscisse a rendersi conto di essere preda di uno scompenso cardiaco, insomma.

I dubbi dei consulenti della difesa

La consulente della difesa Donata Favretto, docente di tossicologia forense, pone il dubbio sull'attendibilità delle analisi post mortali eseguite sul cadavere di Molducci, se rapportate ai livelli terapeutici. "Non si possono confrontare dati ottenuti dal plasma, quindi su viventi, con dati ottenuti da sangue cadaverico, e in base a questo - dice riportando uno studio finlandese e uno studio francese - i valori delle benzodiazepine sono normali o addirittura al di sotto della media. Non esiste quindi possibilità di interazione tra benzodiazepine e vasodilatatori, quindi non c'è rischio di tossicità".

E' il secondo consulente della difesa, lo specialista in medicina legale Rafi El Mazloum, a porsi davanti alla Corte la domanda "Di cosa è morto il signor Molducci?". Per il medico si è parlato sempre di ipotesi e probabilità, e con le sue parole sostiene la causa naturale del decesso: "Era obeso, aveva paresi, fascite, embolia polmonare, ipertensione, ulcera, un'alterazione del potassio che lo predisponeva ad aritmie. Tutte queste condizioni possono aver portato alla morte, la cui causa più probabile è quella dello scompenso cardiaco acuto dovuto a condizioni pre-esistenti". Mentre benzodiazepine e amlodipina "per noi erano entro i limiti e non possono avere inciso".

2 milioni e mezzo di euro "spostati" e l'ipotesi del trading

L'ultimo a prendere la parola lunedì in aula è Maurizio Ragni, commercialista ravennate, incaricato dalla Procura di esaminare i conti correnti intestati a Molducci padre e Molducci figlio, o cointestati a entrambi. Ragni fa notare che "dal 2012 al 2021 sono stati fatti numerosi trasferimenti, in parte anche non particolarmente chiari, da un conto corrente all'altro (6 erano intestati a Stefano, 4 al padre e 4 a entrambi), soprattutto da quelli cointestati verso i conti intestati al solo Stefano". Tanto che parla di "un significativo incremento dei titoli finanziari intestati a Stefano con contestuale decremento, fino all'azzeramento, degli strumenti finanziari cointestati ai due, per un totale di circa 2,5 milioni di euro". In sintesi, un "travaso di soldi dai conti cointestati a conti intestati al solo Stefano". 

Secondo l'ipotesi investigativa, ricordiamo, il figlio (che, come spiegato dal commercialista in aula, "non aveva entrate da redditi di lavoro") avrebbe commesso l'omicidio per impedire che il padre ritirasse le deleghe bancarie dopo avere scoperto cospicui prelievi (tanto che, giusto poco tempo prima di morire, il 67enne aveva ingaggiato un investigatore privato di Trento per fare luce su eventuali ammanchi e aveva contattato un legale per fare causa al figlio). Prelievi che, spiega il commercialista, "tra maggio e giugno 2021 (periodo della morte del medico di Campiano) hanno una movimentazione anomala, con ritiri frequenti frazionati anche nello stesso giorno per un importo di 35mila euro, poi da luglio 2021 a giugno 2022 ulteriori prelievi per 400mila euro" da vari conti cointestati. Prelievi che precedentemente, tra il 2012 e il 2021, sarebbero stati "ingenti e a conti quasi sempre intestati al solo Danilo". Movimentazioni che invece, per la difesa, sarebbero compatibili con l'attività di trading (compravendita online di titoli finanziari) che sarebbe stata posta in essere da Stefano.

La cronaca del processo

Prima udienza - Partito il processo per la morte del medico: alla sbarra il figlio e la badante

Seconda udienza - I farmacisti: "Troppe ricette sospette per farmaci pesanti". I medici: "Lui si autogestiva"

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