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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Omicidio Severi, la parte civile chiede 5 milioni di euro: "Due prove schiaccianti, un processo da 5 minuti"

chiedere i 5 milioni di euro complessivi è stato l'avvocato Max Starni del Foro di Forlì, che rappresenta nel processo in Corte d'Assise i 5 fratelli della vittima Franco e dell'imputato Daniele

Si è conclusa con una richiesta risarcitoria di un milione di euro per ciascuno dei 5 fratelli l'arringa finale dell'avvocato di parte civile nel processo sulla morte e decapitazione di Franco Severi, l'agricoltore di Civitella trovato ucciso in una scarpata adiacente alla casa colonica del podere di famiglia della frazione di Seggio il 22 giugno 2022. A chiedere i 5 milioni di euro complessivi è stato l'avvocato Max Starni del Foro di Forlì, che rappresenta nel processo in Corte d'Assise (presidente Monica Galassi) i 5 fratelli della vittima Franco e dell'imputato Daniele: Mario Angelo, Romano, Milena, Cesare e Anna  Maria. Tutti i fratelli sono convinti della colpevolezza di Daniele.

La parte civile in tutte le fasi del processo ha fatto “squadra” con la Procura. Ed anche nella requisitoria finale non è da meno. Così l'avvocato Starni: “In questo processo abbiamo due prove insuperabili: il sangue della vittima sulle scarpe indossate ai piedi dell'imputato al momento della perquisizione e nei guanti trovati nella sua Fiat Panda. Era un processo di che si poteva chiudere già in questo, in cinque minuti”. 

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Tuttavia, per Starni, “la pm ha seguito tutte le richieste di prove a discarico proposte dalla difesa e dall'imputato stesso”, facendo nascere due processi in uno, uno sulle prove e l'altro indiziario. Ed è quanto ha sostenuto la stessa Messina, quando poco prima aveva detto che “sull'omicidio c'è la firma dell'imputato, ogni volta che si è cercato di esplorare una pista alternativa, ogni volta che ci si allontanava da Daniele, c'era un effetto boomerang che faceva tornare sull'imputato. Le dichiarazioni delle altre persone erano riscontrate, quelle dell'imputato no. Daniele ci ha rovesciato addosso tantissimi 'non ricordo', quando ha avuto tante opportunità di offrire una versione credibile. Non è vero che non si sono seguite piste alternative, checché ne dica la difesa”.

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Attacca quindi Starni: “Sui guanti oggi (lunedì, ndr) abbiamo una nuova versione dell'imputato. Dopo la calunnia nell'accusare un ufficiale di polizia giudiziaria di aver messo del sangue nelle scarpe o di aver nascosto dei guanti insanguinati nella macchina, ora l'imputato ci dice che i guanti sono stati cambiati in laboratorio".

Tuttavia, per Starni, “contano le scarpe, che non sono nascoste in un sacchetto, in un baule, ma erano ai piedi dell'imputato. Vorrei capire chi l'ha costretto a indossare delle scarpe sporche di sangue”. E se non ci sono dubbi sulle scarpe con le tracce ematiche del fratello, per Starni non ce ne sono neanche sui guanti, sebbene siano privi di tracce biologiche del fratello presunto assassino: “Ha lavorato per decenni sulle ambulanze del 118 ed è abituato, con grande competenza, a usare i sotto-guanti in lattice”. L'avvocato della parte civile, poi, sorride quando sostiene che in questo processo “bambole erotiche sono state fatte passare come avvertimento mafioso”.

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