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Carabinieri / Meldola

La 'guerra' tra narcos, maxi operazione nel Nord Italia: perquisizione anche nel Forlivese

L'operazione ha toccato marginalmente anche il Forlivese, con una perquisizione alle prime luci dell'alba di mercoledì

Si sfidavano a viso aperto. Fingendosi appartenenti alle forze dell'ordine - senza sapere che i veri detective stavano dando loro la caccia - andavano a bussare a casa dei rivali e li rapivano. Poi sparivano con il bottino, milionario. Maxi operazione di Carabinieri e Polizia Penitenziaria in Lombardia, che all'alba di mercoledì hanno arrestato otto persone - sette in carcere e una ai domiciliari - ritenute responsabili a vario titolo di "concorso nella detenzione, vendita e commercio ai fini di spaccio di elevati quantitativi di sostanze stupefacenti, detenzione e porto in luogo pubblico di armi di provenienza clandestina e da guerra, riciclaggio, ricettazione, furto e rapine in concorso". 

L'INDAGINE - La notizia da MilanoToday

L'operazione ha toccato marginalmente anche il Forlivese. Con l'ausilio dei Carabinieri del comando provinciale, è stata effettuata una perquisizione a Meldola nei confronti di un nordafricano, residente da un mese nella località bidentina, relative ad attività che si sono sviluppate in terra lombarda. Ma non è scattato in questo caso alcun arresto. Gli arrestati, stando a quanto ricostruito dai militari del comando provinciale di Monza, sarebbero tutti parte di una sorta di "guerra" tra narcos andata in scena negli ultimi anni tra Milano e il capoluogo brianzolo per prendere possesso delle piazze di spaccio.

L'indagine

L'indagine è nata nel 2017, quando gli agenti della penitenziaria stavano indagando su alcuni furti commessi all'interno di box auto e mai denunciati. Gli approfondimenti hanno permesso di accertare che quei colpi erano stati messi a segno da pusher che avevano derubato altri pusher dopo dei mirati servizi di pedinamento con Gps e microcamere. Approfondendo gli accertamenti, gli investigatori hanno appurato - si legge in una nota - come "gli indagati fossero assolutamente abitudinari in tali attività". In un'occasione, in provincia di Torino, i narcos si erano presentati a casa di un rivale, si erano spacciati per poliziotti e gli avevano portato via la droga lasciandolo poi ammanettato in casa.

Una seconda volta, invece, il blitz era fallito e i pusher rapinatori avevano lasciato a bordo strada, nel Pavese, una sacca con all'interno una pistola con matricola abrasa e delle placche dell’associazione nazionale Carabinieri, evidentemente pronte all'uso per un'altra finta perquisizione. Ma qualche volta i "controlli" non sono andati a buon fine e soltanto i carabinieri, quelli veri, erano riusciti a trovare 10 chili di cocaina nell'appartamento di un narcotrafficante arrestato da poco, nonostante l'abitazione fosse già stata "visitata" dai rivali.  L'organizzazione, che si riforniva di droga direttamente dalla Spagna attraverso corrieri di origini romena, aveva però anche altri affari. Gli arrestati, sempre stando alle indagini, avevano infatti nella loro disponibilità armi, anche da guerra, tra cui kalashnikov con le relative munizioni. 

Durante l'inchiesta, coordinata dalla procura di Milano, sono state arrestate 31 persone, 23 in flagranza, come riscontro all'indagine, e 8 nelle scorse ore con un'ordinanza di custodia cautelare. Il lavoro di militari e agenti penitenziari ha portato al sequestro di 800 chili di droga: 13 di cocaina, 42 di marijuana e 745 chili di hashish, tra cui i 313 chili scoperti a Pero, nel Milanese, a bordo di un tir che - sulla carta - trasportava aglio e altri prodotti alimentari. Con un totale di 81 indagati - di cui 25 della procura meneghina - e 186 capi di imputazione, l'indagine si è conclusa con il sequestro di 642mila euro in contanti. Tutti soldi guadagnati dal gruppo proprio spacciando. 

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