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Modigliana, operazione "Feudo". L'indagine continua: nuovo sequestro preventivo per oltre 25mila euro

Continuano le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì, coordinate dal procuratore capo Maria Teresa Cameli e dal sostituto Laura Brunelli

Altri lavori pagati dal Comune di Modigliana, ma in realtà mai eseguiti. Continuano le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì, coordinate dal procuratore capo Maria Teresa Cameli e dal sostituto Laura Brunelli, che si sono concretizzate lo scorso 11 dicembre con tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Flavio Magalotti, ex responsabile comunale dei Lavori pubblici Flavio Magalotti, di Stefano Fabbri, ex presidente del Forlì Calcio e imprenditore edile, e di Stefano Cavina, imprenditore edile di Tredozio, accusati a vario titolo di concorso in "peculato", "turbata libertà degli incanti" e "falso ideologico commesso da pubblico ufficiale".

Alcuni giorni fa, i nuovi approfondimenti investigativi hanno permesso di individuare ulteriori lavori pagati dal Comune di Modigliana ma in realtà mai eseguiti. Si tratta sempre di lavori per manutenzione di veicoli di proprietà comunale, gestione del verde pubblico, ristrutturazione di immobili comunali, fatturati dagli stessi imprenditori già individuati nella prima tranche di indagine, ma in realtà mai eseguiti.  A seguito di ciò, la Procura della Repubblica di Forlì ha richiesto e ottenuto dal gip Massimo De Paoli, l’emissione di un provvedimento di sequestro preventivo per oltre 25mila euro - ritenuti secondo l'accusa frutto dell’attività illecita - a carico dei tre indagati. In questo caso il sequestro ha interessato quote di beni immobili e somme presenti sui conti correnti intestati agli interessati. 

L'inchiesta

L'inchiesta dei carabinieri ha preso il nome di 'Feudo' perché questo era diventato, per le accuse, il Comune di Modigliana per l'ex responsabile comunale dei Lavori pubblici Magalotti. Lui, infatti, sempre secondo la ricostruzione della Procura, affidava piccoli lavori di manutenzione di ogni tipo, lui certificava l'esito dei lavori e autorizzava la Ragioneria di mettere a pagamento le fatture, anche se poi tali lavori di fatto non erano stati effettivamente eseguiti da ditte compiacenti. Nei due anni controllati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì, da metà del 2018 alla prima metà del 2020, tale sistema si sarebbe replicato una quarantina di volte, per un totale di 110mila euro di denaro pubblico uscito dalla casse del municipio. E' questo il danno erariale calcolato dagli inquirenti nell'ambito di un'inchiesta con reati ipotizzati quali il peculato, la turbata attività degli incanti e il falso ideologico commesso da pubblico ufficiale

L'inchiesta ha prodotto inoltre 15 denunce per altri imprenditori, che hanno avuto ruoli minori nella vicenda. Inoltre posti sotto sequestro beni immobili e contante su conti correnti per 110mila euro di valore, di cui 60mila riferiti al dipendente comunale e gli altri 50mila ripartiti tra i due imprenditori. L'indagine è partita da una segnalazione interna del Comune di Modigliana, a farsi promotore dei dubbi che serpeggiavano in Comune è stato un assessore da poco insediato in municipio con il cambio di amministrazione guidata da Jader Dardi. Una serie di accertamenti, scattati dal mese di maggio, con controlli documentali, intercettazioni telefoniche e verifiche sulle transazioni di denaro hanno permesso di elencare 84 capi d'imputazione, che mettono nero su bianco quelli che per la Procura sarebbero illeciti operati mediante false determine del dirigente che attestavano ora l'esecuzione dei lavori, ora l'autorizzazione al pagamento dei lavori affidati all'esterno con procedure molto semplificate, trattandosi di lavori e servizi di poche migliaia di euro di valore. Sempre secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo (comandati dal colonnello Gianluigi Cirtoli e dal capitano Giuseppe Vignola), lavori per importi più alti venivano frazionati per rientrare così in procedure più semplificate, meglio controllabili e non demandabili ad enti sovra-ordinati come l'ex Comunità Montana.

L'inchiesta va avanti: interrogatori e documenti da analizzare

Tantissimi gli interventi dove sarebbero girati pagamenti per lavori non effettuati o effettuati solo parzialmente: la riqualificazione dell'ex macello comunale da adibire a centro polivalente, il ripristino di parchi pubblici, lavori nelle scuole come recinzioni, recupero di muri ammalorati dall'umidità, rifacimenti di bagni, recinzioni di campo sportivo e cimiteri, manutenzione di mezzi pubblici quali per esempio la sostituzione delle gomme ai camion, lavori stradali come le cunette, manutenzione degli impianti pubblici, lavori al museo San Rocco. I lavori alla fine non venivano realizzati oppure eseguiti da operai comunali o altre ditte. “Nelle ipotesi della Procura - aveva spiegato il pm Brunelli - è soprattutto la somma dei tanti comportamenti ad aver sottratto alla comunità di Modigliana mancati investimenti per oltre centomila euro, una somma significativa se riferita ad una comunità di neanche 5.000 cittadini, che ne ha sofferto in minori servizi pubblici”:

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