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Emozione al Palafiera per l’ordinazione episcopale di don Erio Castellucci

Lo stesso don Erio, grande parlatore con il dono di rendere semplici anche i concetti più intricati, nel momento del ringraziamento ha rivelato un’emozione insolita

Spettacolo decisamente inconsueto per un palasport quello andato in scena sabato, al Palafiera di Forlì, per l’ordinazione episcopale di don Erio Castellucci, nuovo vescovo di Modena ed abate di Nonantola: un impianto vocato da ormai trent’anni alle manifestazioni sportive, si è improvvisamente trasformato in Duomo cittadino. Le prime avanguardie dei “donerioboys”, i circa 150 volontari coinvolti dalla Diocesi per il servizio d’ordine, erano operativi già di prima mattina per organizzare a puntino la storica giornata. Alle 15, all’apertura dei cancelli del polisportivo, la via Punta di Ferro era ancora deserta: i fedeli si sono presentati tutti d’un fiato fino a colmare gran parte del Palafiera: alle 16.30, orario d’inizio della celebrazione, saranno stati almeno in tremila sugli spalti, fra cui 300 modenesi giunti con 4 pullman e mezzi propri.

La prima immagine che ha colto lo spettatore, una volta salito al primo anello delle gradinate, è stato il bianco uniforme dato dal colore della veste dei 50 ministranti e dei 300 sacerdoti, seduti armonicamente attorno all’altare. L’insolito presbiterio esibiva tutti gli elementi essenziali della cristianità forlivese: l’icona della Madonna del Fuoco patrona di Forlì, normalmente collocata in Duomo, e il grande Crocifisso ligneo proveniente dalla Concattedrale di Bertinoro. Fra i 21 vescovi presenti si stagliava la veste purpurea dell’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra. Il rito dell’ordinazione episcopale di don Erio Castellucci rimarrà a lungo nelle cronache, non solo ecclesiali, per la grande partecipazione emotiva suscitata in tutti i forlivesi. Merito dello stesso don Erio, sacerdote di grande umanità, teologo e uomo di cultura conosciuto in tutt’Italia. La cerimonia religiosa si è prolungata per due ore e mezza fra preghiere, cori, intercessioni e persino applausi, che sono divenuti anche scroscianti nelle tre, quattro occasioni in cui è salito in scena don Erio. Il neo vescovo di Modena-Nonantola, per sua esplicita richiesta, è stato ordinato dallo stesso monsignor Lino Pizzi, suo pastore in quel di Forlì-Bertinoro.

Durante l’omelia, il vescovo Lino si è commosso profondamente nel momento in cui ha realizzato di essere vicino al “commiato” definitivo da don Erio - “dobbiamo rinunciare ad averti fra noi a Forlì” - ribadendo quanto già detto pubblicamente a giugno, in occasione dell’annuncio della nomina episcopale del “suo” sacerdote: “Appena informato dal Nunzio ho subito provato una grande gioia: ero orgoglioso che papa Francesco avesse scelto un nostro prete per una diocesi così importante. Poi si è insinuata anche una buona dose di tristezza: don Erio è stato chiamato ad una grande responsabilità, ma è pure un sacerdote che ci viene tolto”. Don Erio è divenuto “episcopus” una volta esperiti tutti i riti esplicativi previsti dalla liturgia: unzione crismale, consegna del libro dei vangeli, consegna dell’anello, consegna della mitra e consegna del pastorale. Il momento “topico” dell’insediamento è stato contrassegnato da un applauso scrosciante della durata di cinque minuti.

Lo stesso don Erio, grande parlatore con il dono di rendere semplici anche i concetti più intricati, nel momento del ringraziamento ha rivelato un’emozione insolita, risolta con la lettura di un testo scritto a priori, proprio lui che è abituato a riferire brillantemente a braccio: “I miei primi sentimenti, nel momento della nomina, sono stati la tristezza per il distacco e il senso di inadeguatezza per l’incarico che ero chiamato a svolgere. Solo in seguito ho capito di dover ringraziare tutti voi per il grande compito che il Signore mi ha chiamato a svolgere”. Don Erio ha rivolto parole di gratitudine a Benedetta Bianchi Porro e Annalena Tonelli, le due testimoni di fede e di accettazione della volontà di Dio che più hanno forgiato la sua strada di fede e servizio. Poi ha ricordato altri amici che non ci sono più, come la giovane educatrice Acr di Villanova Debora e il seminarista forlimpopolesi Andrea Zambianchi, ma anche i suoi genitori (la morte della madre, nel febbraio di quest’anno, gli ha spalancato un’autostrada verso l’ordinazione episcopale), senza dimenticare don Dario Ciani, il sacerdote degli ultimi fondatore della comunità di Sadurano, scomparso a luglio: “Nella sua meravigliosa lettera pervenutami due giorni dopo la mia nomina a vescovo – dichiara don Erio – don Dario si è rallegrato per la scelta operata da papa Francesco, ma si è anche raccomandato di mantenermi sempre nella semplicità, fermezza e umiltà”.

Tutte doti che don Erio Castellucci ha da vendere, come riscontrato dallo stesso Bergoglio che valuta personalmente tutti i candidati a vescovo. Don Erio ha ringraziato anche le autorità civili presenti (i sindaci e i prefetti di Forlì e Modena), i gruppi Scout e le parrocchie di Roncadello, Durazzanino e San Giovanni Evangelista, tutte palestre di vita per un’esistenza ormai indirizzata verso la guida di una Diocesi di cinquecentomila fedeli (contro i 5.000 di San Giovanni Evangelista), qual’è Modena-Nonantola. Don Erio Castellucci (il titolo di monsignore non è automatico all’ordinazione episcopale) entrerà da vescovo nella grande città emiliana nel primo pomeriggio di domenica 13, con la solenne celebrazione d’insediamento all’interno di quella che sarà la sua nuova cattedrale, dedicata a San Giminiano. Anche il campanile non sarà più quello romanico-lombardo di San Mercuriale, ma l’elegante e slanciata Ghirlandina. 

MOLEA - "Tristi per la sua partenza, orgogliosi che la scelta del Vaticano per la guida di una diocesi tanto importante sia ricaduta proprio su don Erio", afferma il deputato di Scelta Civica Bruno Molea. "In don Erio - commenta Molea - Forlì e i forlivesi hanno trovato un teologo e un parroco, nel senso autentico del termine. Vicino alla sua gente: sempre aperto al dialogo, alla riflessione, e alla accoglienza. E al contempo, studioso fine e sofisticato: qualità che raramente si incarnano nella stessa persona. Forlì perde un punto di riferimento per tanti fedeli e non, che hanno sempre trovato in don Erio persona in grado di ascoltare; ma allo stesso tempo ci si può congratulare di come la Diocesi di Forlì-Bertinoro abbia espresso un futuro ottimo vescovo e figura di riferimento in un territorio che ha bisogno di guide e aiuto, dopo la ferita ancora fresca inferta dal terribile sisma".

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