Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Una giornata tipo dei vaccinatori a domicilio: "Ci accolgono come un dono, spesso incontriamo disabilità complesse"

L'INTERVISTA - Silvia Mazzini, dirigente infermieristica e responsabile operativa del team della vaccinazioni a domicilio, spoke e strutture socio assistenziali, racconta a ForlìToday una giornata tipo di vaccinazioni a domicilio

La giornata tipo inizia tra le 8 e le 8.30. L'equipe, composta da un medico ed un infermiere, sale a bordo dell'auto "d'ordinanza", per poi bussare alla porta, pronti a somministrare l'antidoto anti-covid. Vengono accolti nelle case come "messaggeri della speranza". Silvia Mazzini, dirigente della direzione Infermieristica e Tecnica e responsabile operativa del team della vaccinazioni a domicilio, spoke e strutture socio assistenziali, racconta a ForlìToday una giornata tipo di vaccinazioni a domicilio.

"Il team - spiega Mazzini - ha delle competenze avanzate, sviluppate attraverso momenti di formazione periodici durante i quali vengono aggiornate le conoscenze sulle varie tipologie di vaccini a disposizione e come operare in caso di eventuale reazione avversa". Le prime vaccinazioni a domicilio sono iniziate a febbraio ed hanno interessato i cittadini con una età compresa tra gli 82 anni e i 94 anni, tutti adeguatamente controllati dal personale sanitario secondo i protocolli in uso.

Dottoressa Mazzini, come viene organizzata una vaccinazione a domicilio?
La programmazione parte dalla valutazione del medico di medicina generale secondo i criteri stabiliti dal piano regionale, che procede all'invio delle richieste al nostro centro vaccinale. Qualche giorno prima si contatta il familiare o il caregiver incaricato per riferire dell'appuntamento; dopodichè si parte con la fase operativa. Generalmente abbiamo dalle due alle quattro equipe che partono ogni giorno, ma il numero è variabile in base della disponibilità delle dosi. Vacciniamo tutti i giorni.

E la mappa come viene stabilita?
Le vaccinazioni a domicilio vengono programmate secondo una distribuzione geografica, il tutto per ottimizzare tempo e risorse. L'equipe parte intorno alle 8-8-30, a seconda della disponibilità del vaccino, completando il turno intorno alle 15. Ma ci sono squadre che operano anche nel pomeriggio, il tutto a seconda delle turnazioni. Gli operatori arrivano al domicilio del vaccinando individuato e pre-allertato e garantiscono il processo vaccinale avendo cura di verificare il livello di conoscenza che il vaccinando possiede sulla vaccinazione, fornire informazioni a lui e al suo familiare, acquisire il consenso informato e l'anamnesi pre-vaccinale, somministrare la vaccinazione, registrare la vaccinazione ed infine osservare la persona vaccinata dopo la vaccinazione per quindici minuti. L'infermiere è equipaggiato tra l'altro di zaino d'emergenza, computer e collegamento wifi.

Quante sono le equipe che operano?
Sette, con 15 infermieri. Si tratta di un gruppo molto strutturato, che ha alle spalle circa 4.300 vaccinazioni nelle strutture per anziani, disabili ed operatori sanitari, e che viene frequentemente aggiornato. Nel team ci sono anche neo assunti che si sono resi disponibili per questa esperienza, ma anche infermieri con esperienze di assistenza domiciliare, cure territoriali, sale operatorie e terapie intensive.

Quante domande sono state presentate?
Circa 1900.

E quante ne sono state eseguite?
Circa 800. Per cercare di essere più puntuali nelle nostre programmazioni stiamo contattando i pazienti a domicilio per verificare ulteriormente se sono trasportabili ed eventualmente da avviare al centro di vaccinazione. Questo ulteriore filtraggio ha permesso di individuare circa 200 persone che sono state avviate alla vaccinazione alla Fiera.

Quale siero somministrate?
Il Moderna.

Reazioni avverse?
Fino ad ora nessuna. Nè ipotensioni, nè reazioni allergiche.

Non solo anziani...
Anche disabili. Si tratta di situazioni complesse, anche dal punto di vista emotivo, ma siamo operatori sanitari e quindi preparati.

Come venite accolti nelle case?
Godiamo della collaborazione dei familiari e dei caregiver. A Pasquetta una signora ci ha esclamato che la vaccinazione era il regalo più bello che potesse ricevere. In questi casi serve attenzione e sensibilità, caratteristiche tipiche che qualificano il professionista. Cerchiamo di trasmettere tranquillità. Già il giorno prima forniamo delle indicazioni, spiegando che serve un po' di spazio affinchè la persona vaccinata possa sedersi e il personale sanitario disporre di un piano di lavoro per procedere alla somministrazione prima e alla registrazione sul computer poi. L'equipe torna a casa con la soddisfazione che sta lavorando per prevenire qualcosa di più grave. E' un qualcosa di concreto e tangibile.

Cosa risponde a chi lamenta ritardi?
I team stanno lavorando sodo, anche in funzione delle disponibilità dei vaccini. Bisogna considerare che si tratta di professionisti esperti che un anno fa lavoravano all'interno delle strutture sanitarie e nelle aree critiche. L'impegno è notevole e si sta cercando di dare le risposte più appropriate; c'è una pianificazione molto strutturata e stiamo cercando di rispondere a tutte le numerose richieste.

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