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Parco Nazionale, psicosi per l''invasione' del procione: "Porta malattie e minaccia specie rare"

E' caccia al simpatico quanto pericoloso animale, che minaccia l'ecosistema del Parco nazionale delle foreste casentinesi

i può avere paura dell'orsetto lavoratore? Evidentemente sì, perchè il simpatico procione, al di là dell'aspetto buffo, è classificato dagli esperti come "pericoloso", e diventa una minaccia per l'ecosistema del Parco nazionale delle Foreste casentinesi. 

Come spiega in modo dettagliato Arezzo Notizie, l'allarme parte dal 2015 e nel corso degli anni gli avvistamenti si sono moltiplicati. Ma come è partito tutto? "Il procione è stato probabilmente introdotto da Poppi, in provincia di Arezzo, nel 2013 a causa di una fuga accidentale dallo zoo locale". In due anni, i procioni hanno superato i confini del Parco Nazionale, situato a circa sette chilometri a nord dalla posizione di introduzione. I simpatici quanto pericolosi animali sono stati sempre registrati vicino a corsi d’acqua anche nei dintorni di Bagno di Romagna. Nel 2016 sono stati stimati almeno 12 individui presenti nel parco nazionale.

Ma quali sono i danni che il procione può causare all'ecosistema del Parco? Lo spiegano gli esperti: "Uno dei problemi - chiariscono i biologi - è che i procioni competono con specie autoctone come la puzzola. Mangiano di tutto, creano danno all'ambiente e all'agricoltura. Il principale rischio in Casentino è che i procioni mangiano anche il gambero di fiume della zona (Austropotamobius pallipes complex), una specie rara e protetta. Ormai la popolazione si autosostenta, si riproduce e si è stabilizzata sul territorio".

Le segnalazioni nel territorio casentinese, a cavallo tra i Comuni di Bagno di Romagna e Santa Sofia, non sono mancate in passato, creando una sorta di psicosi per questo animale esotico, originario del Nord America. Come sottolinea il Coordinamento territoriale per l'ambiente del Corpo forestale: "I procioni sono animali opportunisti e tendono a vivere in prossimità delle attività antropiche (case, colture, allevamenti) dove possono cercare in maniera più semplice il cibo. Si raccomanda a tutte le persone che avvistano i procioni di evitare assolutamente di avvicinarli (sono anche mordaci se messi alle strette)“.

Tra i primi a lanciare l'allarme nel 2015 Luca Santini, presidente del parco: "L'animale, dall'aspetto peraltro piuttosto grazioso, costituisce, nel contesto del nostro territorio, un pericolo. In primo luogo è portatore di alcune patologie, tra cui una in particolare può rappresentare un problema: una parassitosi intestinale che può colpire persone con sistema immunitario debole come bambini, anziani o persone immunodepresse". E ora cosa si può fare contro questa 'invasione' con i procioni che mettono nel mirino l'appennino romagnolo? Il Parco nazionale sta procedendo con le catture, perché anche a livello europeo le indicazioni sono chiare e parlano di "eradicazione". 

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