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Flash-mob di protesta di estetiste e parrucchiere: "A giugno molte di noi a non apriranno più"

Minacciate da lavoro nero, spese che si accumulano, tasse e i costi per i dispositivi di sicurezza e protezione, parrucchiere ed estetiste si uniscono in un flashmob per protestare sulla data di apertura al 1° giugno

"Quando abbiamo sentito l'ultimo discorso in diretta di Conte, alcune di noi erano determinate ad aprire nonostante tutto. Ma io non credo sia questo il modo di affrontare i problemi; per questo ho proposto piuttosto una protesta che facesse sentire la nostra voce pur rispettando tutte le regole di questo periodo di emergenza." Così inizia il racconto di Francesca Flamigni, estetista proprietaria del centro estetico Armonia e portavoce del gruppo di estetiste e parrucchiere che hanno fissato per lunedì 4 maggio alle ore 10 un flashmob. Partite da Forlimpopoli, sono state presto coinvolte le province di Forlì, poi Cesena e Ravenna, forse anche Bologna, per protestare tutte insieme – ma ognuna separatamente, senza creare assembramenti – contro la decisione di riaprire i saloni e i centri estetici solo l'1 giugno. In 48 ore il gruppo facebook dedicato all'iniziativa,  @Riapertura Estetiste e Acconciatori, ha raccolto più di 1000 adesioni da tutta Italia.

Ma in cosa consisterà questo "flashmob"? "Lunedì alle 10.00 ognuna di noi si recherà, fornita di tutti i suoi dispositivi di protezione – da mascherine a guanti, passando per visiere e camici usa e getta – davanti al proprio salone chiuso." spiega Francesca. "Lì si scatterà una fotografia con in mano un cartello, uguale per tutte, recante l'hashtag #FateciAprire, che è diventato un po' il nostro grido di battaglia. Dopodiché ognuna di noi condividerà la propria foto sui social invitando le persone a condividere il messaggio." La causa di Francesca e delle sue colleghe estetiste e parrucchiere è stata sposata anche da Cna Forlì-Cesena, che vorrebbe inserire una voce anche per il settore estetico nella lista di proposte che ha intenzione di presentare al presidente della regione Bonaccini, e ha invitato a partecipare alla protesta i suoi associati nel settore.

La situazione di parrucchieri ed estetisti 

Una situazione drammatica quella dipinta in poche parole da Francesca: "La decisione di farci aprire così tardi non solo danneggia noi e i nostri dipendenti, ma non protegge la nostra clientela, che rischia di ritrovarsi in pericolo a causa del rafforzarsi del lavoro in nero. Un'operatrice abusiva non avrà mai le risorse e la forte motivazione che abbiamo noi per acquistare i costosissimi dispositivi di sicurezza per garantire un adeguato standard igienico. Non riesco a capire come sia possibile la scelta di tenere chiusi i negozi e i centri in cui i presidi di sicurezza e protezione sono alla base del lavoro. Io, come molte altre colleghe, abbiamo già molti dei presidi di sicurezza richiesti, ed è inaccettabile che proprio noi siamo considerate pericolosi untori. Chi non li possiede ancora, è perché stiamo ancora aspettando un protocollo preciso, per acquistare ciò che è richiesto e non sprecare altro denaro."

Le richieste di parrucchieri ed estetisti

Le richieste del gruppo di cui Francesca è portavoce sono 3: "La prima è che entro il 4 maggio il governo indichi le misure di sicurezza necessarie per poter riaprire le nostre attività entro e non oltre l’11 maggio. Se si dovesse ritenere che non è possibile la riapertura, chiediamo che vengano disposti entro l'11 maggio concreti aiuti economici a sostegno delle nostre attività." Qui Francesca si ferma, e fornisce alcuni numeri per rendere l'idea della gravità della sua situazione, che è la stessa in cui si trovano migliaia di altre imprenditrici del settore: "Io ho tre dipendenti, e fra affitti, bollette, dilazioni di pagamenti già programmati, fatture di fornitori e consulenza, noleggio o rate per l'acquisto di apparecchiature, si arriva velocemente a circa 5mila euro di spese. Con 3 mesi di chiusura, si fanno 15mila euro, per pagare i quali dovremmo indebitarci. Ad oggi, l'unico aiuto che ho ricevuto sono stati i 600 euro di bonus Inps, che sono buoni per sopravvivere, certo, ma solo per quello."

Ma ci sono anche le questioni fiscali. "Chiediamo la possibilità di un importante sgravio fiscale, per almeno tutto l'anno in corso. L'unica concessione ad oggi è stata quella di rimandare a giugno le scadenze di marzo e aprile (e probabilmente di maggio). Come è possibile chiederci, a metà giugno, dopo pochi giorni di riapertura, di sostenere anche gli arretrati dei mesi precedenti? Finché eravamo agli inizi ero d'accordo anche io che bisognasse tenere tutto chiuso", conclude Francesca. "Ma adesso si sta mettendo in difficoltà un'intera categoria. So di molte colleghe che non riapriranno i loro centri e saloni: l'unico aiuto che ci è stato dato finora dallo Stato? Il permesso di indebitarci. Ma questo non è accettabile."

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