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Il partigiano Sergio Giammarchi intervistato da "Zoro" di Propaganda Live: "Bisogna sempre lottare per la pace, per la libertà e per la costituzione"

Il partigiano forlivese Sergio Giammarchi, 95 anni il prossimo 24 maggio, ha aperto le porte alle telecamere di "Propaganda Live", la trasmissione di La7 condotta da Diego Bianchi

In casa custodisce un autentico archivio della Memoria. La storia del "Battaglione Corbari". Il partigiano forlivese Sergio Giammarchi, 95 anni il prossimo 24 maggio, ha aperto le porte alle telecamere di "Propaganda Live", la trasmissione di La7 condotta da Diego Bianchi, in arte "Zoro". Ventisei minuti ricchi di emozione. Un caffè tanto per cominciare, poi una chiacchierata all'insegna del "tu". "Ho conosciuto Adriano Casadei e sono entrato con lui nell'organizzazione", ha esordito Giammarchi, spiegando come è diventato partigiano, entrando poi nel battaglione del faentino Silvio Corbari: "Con un camion entravano nelle caserme dei Carabinieri e le disarmavano. Casadei si mise in contatto con Corbari, ci organizzammo e poi entrai nell'organizzazione. Silvio era un uomo individuale che si muoveva molto da solo, mentre Adriano era un organizzatore che prese in mano il comando del battaglione".

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"Hai sparato pure tu?". "Per forza. Ma non lo so se ho preso qualcuno. Noi sparavamo dove erano loro (i tedeschi, ndr) e loro sparavano dove stavamo noi. Questa era la guerra. Non erano vendette personali". "Io la memoria ce l'ho", ha proseguito Sergio, definito come nome di battaglia "l'arrotino" in virtù del suo mestiero. "Racconti di guerra, di amicizia ed eroismo", come li ha definiti Bianchi, con finale drammatico. Giammarchi ha ricordato per filo e per segno e con ricchi dettagli i momenti che hanno portato alla morte dei compagni Arturo Spazzoli ed Iris Versari. E con una tremenda lucidità ha descritto gli ultimi momenti di vita di Casadei e Corbari. "Noi siamo i veri italiani, viva l'Italia", le ultime parole prima della morte per impiccagione per mano dei fascisti. "Non sono stati impiccati, ma strangolati", ha tenuto a precisare. Giammarchi si trovava invece nell'entroterra. Poi un messaggio ai giovani. "Non sono i popoli che vogliono la guerra, ma i capi guerrafondai. E i guerrafondai ci sono ancora. Bisogna sempre lottare per la pace, per la libertà e per la costituzione. La guerra porta lutti sia a chi vince che a chi perde".

Intervistato a pochi giorni dalle elezioni, Giammarchi ha fatto una considerazione generale sul diritto del voto: "Bisogna andare a votare perchè è un diritto ed un dovere. Non siete d'accordo? Votate in bianco. Scrivete "siete tutti uguali" o quello che volete. Ma andate a votare e consegnate la scheda. Perchè se la gente viene a votare viene su ancora un fascista, un uomo che comanda, sia di destra che di sinistra. E su questo non sono d'accordo. Io sono amante della libertà, del dialogo, della pace e della Costituzione". "Ma non ci potrebbe essere un uomo che comanda passando anche dal voto?". "Non ce la fanno, la sinistra deve stare unita e lo resta ha possibilità di vincere. A Forlì siamo stati divisi ed è andata su la destra. Ma la destra vuole nascere in questo momento con un altro sistema, più democratico e più disponibile per cittadini". Giammarchi è iscritto nel Pd e si dice "contrario alle scissioni". Finale: "Sono nato col fascismo, ma non fatemi morire col fascismo".

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