Cronaca

Processo Severi al via, la difesa: "Spariti 700mila euro, nessuna indagine su prostituzione e gioco d'azzardo". E paventa anche il suicidio

A distanza di circa 11 mesi dalla morte e decapitazione dell'agricoltore di Civitella, il fascicolo giudiziario è approdato sul tavolo del giudice De Paoli che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio

Primo atto del processo a Daniele Severi, accusato di aver ucciso il fratello Franco. A distanza di circa 11 mesi dalla morte e decapitazione dell'agricoltore di Civitella, il fascicolo giudiziario è approdato sul tavolo del giudice De Paoli che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio proposta dalla Procura (pm Federica Messina) . L'imputato, detenuto dallo scorso luglio, era presente questa mattina in aula, in Tribunale a Forlì. Come è noto, Franco Severi, 53 anni, venne trovato decapitato il 22 giugno scorso nella sua casa di via Ca' Seggio, sulle colline di Civitella. L'unico indagato, con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere è il fratello Daniele Severi, autista di ambulanze in pensione.

Tutto quello che sappiamo finora sull'omicidio

La difesa di Daniele Severi è rappresentata dagli avvocati Massimiliano Pompignoli e Maria Antonietta Corsetti, mentre tutti gli altri fratelli del deceduto (e dell'indagato) sono tutelati dagli avvocati Max Starni e Massimiliano Mambelli come parti lese del reato, che nell'udienza di oggi si sono costituite parte civile. Si è aggiunto al processo anche un altro fratello, legalmente incapace, rappresentato dall'avvocata Francesca Versari.

Molto battagliera la difesa: gli avvocati di Daniele Severi, infatti, come primo atto hanno avanzato un'istanza di ricusazione del giudice De Paoli, avvalendosi di un diritto previsto dalla legge nel caso in cui il giudice si sia già espresso, con sentenza di colpevolezza, sullo stesso imputato, anche se in vicende totalmente diverse, per altri episodi e altri capi di accusa. Il gup, infatti, si era espresso in passato su una delle tante vertenze penali precedenti che vedono contrapposti Daniele e gli altri fratelli, divisi da anni di liti famigliari. Il processo è andato comunque avanti e l'istanza di ricusazione è stata inoltrata alla Corte d'Appello di Bologna, che dovrà ora valutarla e decidere se cambiare giudice o permettere a De Paoli di procedere. 

Attacco quindi anche alle indagini che sono state giudicate dagli avvocati Pompignoli e Corsetti lacunose su alcuni versanti. I legali hanno lamentato il mancato esame dello "stub" sulla mano destra della vittima, quello che viene comunemente definito il "guanto di paraffina". I legali, infatti, hanno ipotizzato che ci possano essere tracce di polvere da sparo sulla mano della stessa vittima, adombrando il suicidio mediante una pistola (sebbene poi il corpo sia stato decapitato successivamente, evidentemente da qualcun altro). La difesa ha inoltre contestato la mancanza di indagini finanziarie su una maxi-somma da 700mila euro, indennizzo ricevuto da Franco Severi per un incendio di alcuni anni fa all'azienda agricola. L'ipotesi difensiva di Daniele, in questo caso, è che il denaro sia stato dilapidato in gioco d'azzardo e prostituzione e questo avrebbe dovuto portare le indagini ad allargarsi in questi ambienti giudicati pericolosi e illegali.

Da un punto di vista tecnico, infine, è stato obiettato che un accertamento irripetibile dei Ris di Parma sulla macchia di sangue sulle scarpe sia stato depositato dopo l'avviso di conclusione indagini, rendendo quindi il fascicolo non completo al momento del provvedimento di garanzia. L'udienza è stata aggiornata al 29 maggio per le repliche di Procura e parti civili.

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