Pasticcerie chiuse a Pasqua? Confartigianato protesta: "Consentite l'asporto"

Secondo il segretario Marco Valenti della Confartigianato forlivese "si tratta di una palese discriminazione che avvantaggia alcuni operatori a sfavore di altri"

Una Pasqua senza dolci? E' proprio questo ciò che teme la Confartigianato di Forlì che ha scritto al Prefetto di Forlì, Antonio Corona, per porre alla sua attenzione le preoccupazioni di un importante settore produttivo: quello delle pasticcerie. L’Associazione, infatti, ha sollevato più volte, anche a livello nazionale, la situazione di estrema difficoltà nella quale versano le imprese artigiane di pasticceria in seguito all’emanazione del decreto dell'11 marzo che ha stabilito le ulteriori misure di contenimento per gestire l’emergenza Coronavirus. 

Le imprese del settore, pur essendo attività artigiane di produzione, sono state assimilate agli esercenti attività di ristorazione (come i bar e i ristoranti) e conseguentemente sono state obbligate alla chiusura. Chiarisce il segretario di Confartigianato di Forlì Marco Valenti: “nonostante le ripetute sollecitazioni da parte della Confederazione, le pasticcerie sono state penalizzate dai decreti del Governo. L’interpretazione che è stata data risponde alla ratio del provvedimento - orientato a impedire eventuali assembramenti nei locali in cui si svolge l’attività - solo nel solo caso sia presente il consumo sul posto o la somministrazione di prodotti. Quale rischio maggiore di una qualunque altra attività consentita, di vendita di prodotti alimentari, avrebbe potuto provocare una pasticceria o una gelateria che avesse organizzato la sua attività con il semplice asporto?”.

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Per questo Confartigianato di Forlì ha aderito all’iniziativa nazionale, di sensibilizzazione dei governi locali. “Soprattutto laddove, sempre nel medesimo decreto, viene consentito ad altri esercizi commerciali di vendita al dettaglio, nel rispetto delle misure di prevenzione, di proseguire l’attività anche con possibilità di asporto di prodotti analoghi - continua Valenti - . Non si tratta forse di una palese discriminazione che avvantaggia alcuni operatori a sfavore di altri, penalizzati fortemente dal lato economico? Confidavamo che, alla scadenza del termine del 3 aprile, questa ingiusta discriminazione venisse corretta ma, il suo prolungamento, colpisce ulteriormente e duramente in un periodo dell’anno nel quale di solito viene realizzata buona parte del fatturato di queste attività”. E conclude “spero che sia ristabilita la giusta equiparazione delle pasticcerie artigiane agli altri esercizi commerciali rimuovendo questo ingiustificato impedimento all’operatività di tanti artigiani e piccoli imprenditori”.

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