Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Piano estrattivo verso l'ok finale, Legambiente: "Fermate cave e impianti nell'area protetta di Magliano"

Legambiente Forlì-Cesena lancia l'allarme per la prossima approvazione da parte del Consiglio Comunale di Forlì, convocato per lunedì, del nuovo Piano Comunale delle Attività Estrattive

Legambiente Forlì-Cesena lancia l'allarme per la prossima approvazione da parte del Consiglio Comunale di Forlì, convocato per lunedì, del nuovo Piano Comunale delle Attività Estrattive che per l'associazione ambientalista “aumenterà il consumo di suolo agricolo e metterà in pericolo il sito ambientale di Magliano "Meandri del Fiume Ronco"”.  Il Piano adottato dalla precedente Amministrazione nel 2018 giunge con ben tre anni di distanza dall'avvio dell'iter. E' un Piano che contiene la previsione di estrarre nel periodo di sua validità, 2016-2026, ben 2.500.000 milioni di metri cubi tra ghiaie e sabbie in 6 poli estrattivi, cioè altrettante cave, localizzati a Castiglione, Ladino, S.Leonardo, Vecchiazzano, Villa Rovere e Magliano.

Così Legambiente: “Si tratta di un quantitativo di inerti esorbitante se si considera la crisi dell'edilizia in atto che dura da almeno 10 anni e soprattutto il fatto che oggi, per la realizzazione di grandi infrastrutture stradali si utilizzano materiali di riciclo provenienti dalle demolizioni e solo in quantità minime ghiaia e sabbia. Se poi teniamo conto che con il super bonus per l'edilizia abitativa incentiverà fortemente il recupero dell'esistente, che richiede l'utilizzo di minori quantità di inerti, si può ben capire che siamo di fronte a previsioni fuori del tempo, che forse erano plausibili negli anni '60 e '70 del secolo scorso. Previsioni che potrebbero determinare un ulteriore consumo di suolo agricolo, a fronte dell'oramai acclarato obiettivo di consumo zero di suolo e più complessivamente il peggioramento della qualità dell'aria e l'aumento del traffico di mezzi pesanti connessi alle attività di cava”.

Sempre la nota di Legambiente: “I vantaggi saranno solo per i proprietari dei terreni dove sono localizzate le nuove cave e a rimetterci saranno ancora una volta i cittadini, in particolare quelli residenti in prossimità delle aree estrattive. Ma il Piano non si limita a questo, infatti prevede anche di manomettere il Sito di Interesse Comunitario "Meandri del fiume Ronco", una preziosa area protetta di 230 ettari istituita dalla Regione ben 21 anni fa ai sensi della Direttiva Comunitaria denominata "Habitat", che si snoda lungo il fiume Ronco-Bidente tra i Comuni di Forlì e di Forlimpopoli. Nell'area fluviale di Magliano , al cui interno si trova il SIC , le attività estrattive iniziate negli anni '60 non sono più presenti dalla fine degli anni '90. Da allora, praticamente in concomitanza con l'istituzione del SIC, il Piano Provinciale delle Attività Estrattive della Provincia (PIAE) ha previsto di non estrarre più un solo metrocubo di inerti”.

“Ora invece, andando contro il documentato parere della Provincia, il Piano Comunale prevede la ripresa dell'estrazione di inerti proprio all'interno del SIC. Si tratta di una scelta scellerata, che va a vantaggio solo dei proprietari dell'area e che, oltre a contraddire il parere della Provincia, va contro le norme dettate dalla Delibera della Giunta Regionale del 7 Ottobre 2013 n.1419 con la quale la stessa Regione ha deciso di vietare l'apertura e l'ampliamento delle cave in tutti i SIC dell'Emilia-Romagna. Non solo, con il Piano che dovrà essere approvato il prossimo 26 aprile, il Comune di Forlì va anche contro il parere rilasciato dalla stessa Regione Emilia-Romagna che nel luglio del 2019 ha chiesto al Comune di fare cessare l'attività dell'impianto di lavorazione degli inerti, presente lì da molto tempo, entro e non oltre 5 anni, per l'indubbio disturbo ambientale prodotto agli habitat ed alle specie animali presenti nel SIC dove l'impianto è tutt'ora collocato”.

E conclude Legambiente: “Purtroppo il Comune prevede invece di mantenere l'impianto in loco per ulteriori 9 anni nonostante da circa 20 anni si succedano gli annunci di volerlo fare trasferire in un'altra località. Un autorevole studio scientifico svolto alcuni anni fa sul SIC dei "Meandri del fiume Ronco" aveva infatti considerato necessario ed urgente fare cessare l'attività dell'impianto per salvaguardare in particolare alcune specie di anfibi e di micromammiferi tutelati dalla Direttiva Comunitaria e presenti nel SIC. La presenza dell'impianto infatti impedisce la libera circolazione di molte specie animali anche a causa del traffico dei mezzi pesanti a servizio dell'impianto, soprattutto durante il periodo riproduttivo , oltre al disturbo prodotto dal rumore e dalle polveri. In altre parole la permanenza dell'impianto per altri nove anni dell'impianto di lavorazione degli inerti ostacola la spontanea evoluzione naturale dell'area e va contro gli stessi obiettivi di conservazione contenuti nelle minime misure atte a garantire la conservazione del SIC stesso. Chiediamo pertanto al Consiglio Comunale di stralciare tali previsioni , relative all'area di Magliano e del SIC "Meandri del Fiume Ronco", dal Piano e comunque se ciò non avvenisse ci batteremo in tutte le sedi , Regionale , Nazionale e Comunitaria, per impedire che venga compromesso uno dei pochi lembi di natura sufficientemente conservata ancora presenti nella pianura forlivese”.

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