Piantò un albero nella protesta ambientalista, dopo 5 anni il Comune si fa vivo con una multa all'ex senatore

Ha del grottesco la vicenda giudiziaria e amministrativa che si è sviluppata intorno ad un atto dimostrativo, la piantumazione di un albero in corso Diaz lo scorso 21 novembre 2015

Ha del grottesco la vicenda giudiziaria e amministrativa che si è sviluppata intorno ad un atto dimostrativo, la piantumazione di un albero in corso Diaz lo scorso 21 novembre 2015. L'azione arrivava al termine di una lunga vicenda che aveva portato alla costituzione del Comitato per la salvaguardia degli alberi di Forlì, che aveva visto fronteggiarsi l’Amministrazione e i cittadini su un progetto che prevedeva l’abbattimento di tutti i grandi bagolari presenti in corso Diaz, così come era avvenuto ai pini di via Bolognesi precedentemente. Il comitato aveva raccolto anche 5000 firme, dopo pubbliche assemblee, confronti tecnici, e alla fine lo stesso sindaco Davide Drei aveva deciso di non procedere con gli abbattimenti.

Ed è in questo contesto che gli animatori del comitato, oltre che esponenti dei Verdi, Sauro Turroni, Fausto Pardolesi e Alessandra Senzani, avevano messo a dimora un pero da fiore nel corso, in un alloggiamento del marciapiede destinato al verde. Spiega una nota del comitato: “Le ragioni che ci avevano indotto a piantare l'albero definito 'della Libertà' erano state ampiamente descritte e motivate nella lettera  che  avevamo inviato, unitamente ai consiglieri Bertaccini e Peruzzini al  Sindaco di Forlì invitandolo a partecipare personalmente alla festa.  La piantumazione dell’albero di fronte al civico 166 di Corso Diaz era poi avvenuta in un luogo quanto mai significativo per Forlì e per lo Stato italiano, simbolo della barbarie del terrorismo, che nel 1988 soppresse il senatore Roberto Ruffilli”.

Tuttavia quell'atto di piantare un albero è stato giudicato un illecito dal Comune, che ha presentato una denuncia penale e una sanzione amministrativa. E nonostante la denuncia sia stata archiviata dal giudice, il Comune ha rispolverato la multa, nel frattempo impugnata, inviando una nuova ingiunzione ai tre esponenti ambientalisti. Lo hanno reso noto loro stessi con una conferenza stampa: “Il Comune promosse una denuncia penale e una sanzione amministrativa, sfociata la prima in una assoluzione perchè il fatto non costituiva reato. Oltre quattro anni dopo invece si è verificato il rigetto da parte del Comune della impugnativa della sanzione amministrativa, avvenuta pochi giorni fa, con ben 9 pagine scritte fittissime di una ulteriore ordinanza – ingiunzione”.
 
Nella denuncia si sosteneva che "era stato messo a dimora un “pero da fiore” senza l’autorizzazione da parte della Soprintendenza e senza rispettare la prescrizione di ripiantumazione di una essenza arborea autoctona. Per formulare  l'accusa di violazione del codice dei Beni Culturali si ometteva di citare il definitivo parere della Soprintendenza, anch'esse ben noto e presente fra le carte del Comune,  che autorizzava proprio quel tipo di albero”.  Nell’udienza  del 20 ottobre 2016 il Gip ha chiuso la vicenda senza individuare responsabili, ma ora sta andando avanti la sanzione non ancora pagata.

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Sempre gli esponenti del comitato: “Per comminare la  sanzione amministrativa invece si interpretavano in modo assai fantasioso le norme del regolamento del verde attribuendo alle parole contenute nei diversi articoli significati addirittura diversi da quelli  della lingua italiana, che è costituita da parole assai chiare e precise il cui significato deriva dalla loro etimologia e il cui esatto e preciso significato è fondamentale per la formulazione di leggi e regolamenti e per la loro corretta applicazione e interpretazione”. Ora la nuova ingiunzione è stata immediatamente impugnata di fronte al Giudice di Pace. Conclude la nota: “Poichè ciò non pare essersi verificato l'unica risposta possibile a tanto accanimento sono state quindi un esposto alla Procura, depositato sabato, e il ricorso al Giudice di Pace depositato il 25 giugno. E' esame dei legali una citazione in sede civile per i danni economici e morali subiti in tutto questo tempo”.

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