Più rifiuti all'inceneritore causa Covid, gli ambientalisti: "Scelta penalizzante per Forlì e arbitraria"

"Non bastavano i rifiuti provenienti da Ravenna (nuovi entrati nel 2020) e neanche quelli da Cesena,  entrambi  con quantitativi pro-capite  nettamente superiori a quelli dei Comuni di Alea, per alimentare l’inceneritore di Forlì"

"Non bastavano i rifiuti provenienti da Ravenna (nuovi entrati nel 2020) e neanche quelli da Cesena,  entrambi  con quantitativi pro-capite  nettamente superiori a quelli dei Comuni di Alea, per alimentare l’inceneritore di Forlì. Approfittando dell’ emergenza Covid e trascurando la costante diminuzione del rifiuto secco grazie al metodo di raccolta porta a porta  attuato  nel forlivese, le istituzioni preposte - Regione ed Arpae - hanno concesso ad Hera di bruciare 135mila tonnellate all'anno  anziché le 120mila autorizzate a suo tempo. A noi non risulta che questa deroga in aumento, contrastante  con la riduzione dell’ inquinamento  atmosferico (che alimenta la diffusione dei virus, compreso il covid ) e con la lotta  ai cambiamenti climatici, sia giustificata da un reale aumento di rifiuti indifferenziati dovuta all’ attuale emergenza": è la presa di posizione degli ambientalisti forlivesi, per bocca di Alberto Conti, coordinatore del Taaf, il tavolo delle associazioni ambientaliste.

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Aggiunge Conti: "Anzi ci risulta che, durante l' emergenza  Covid i rifiuti siano calati. L’ irrisorio peso di mascherine e guanti anticovid (peso inferiore a 3 grammi)  può aver alimentato l’ inceneritore al massimo per valori nell'ordine di qualche  centinaio di tonnellate, entità di molto inferiore al calo del secco dovuto al metodo Alea". E prosegue: "Quindi l' autorizzazione 2382 del 25-05-2020 firmata da Arpae, che prende semplicemente atto, senza alcuna valutazione  dell' impatto ambientale, delle  disposizioni del Servizio Ambiente della Regione , secondo le quali è stato calcolato un fabbisogno ulteriore complessivo di 17mila tonnellate all'anno aggiuntivo da incenerire negli impianti di Forlì (per 15mila) e Ferrara (per 2000 tonnellate) , appare arbitraria e penalizzante una realtà virtuosa come Forlì". E conclude: "Siamo sorpresi e rammaricati che l'amministrazione comunale abbia dato comunicazione solo lunedì. Se il Taaf fosse venuto a tempestiva conoscenza  dell'atto, avrebbe potuto prendere le opportune contromisure, innanzitutto allertando l'opinione pubblica  ed i suoi rappresentanti in Consiglio Comunale ed inoltre impugnando l' atto nelle sedi giudiziarie competenti".

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