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Romagna Acque, i sindaci: "Il presidente deve essere ancora deciso"

"I nomi delle persone che dovranno interpretare queste politiche saranno decisi dai soci medesimi in apposite riunioni, che vengono regolarmente verbalizzate, con l'indirizzo di individuare figure con profili tecnici riducendo il costo per la collettività"

Dopo le accuse del presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi e del vice Guglielmo Russo sulla scelta del futuro presidente di Romagna Acque, gestita in una “riunione a parte” rispetto dai sindaci delle città di Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna, arriva la replica dei sindaci interessati. La contesa è tra chi vuole il mantenimento della presidenza ad appannaggio del territorio di Forlì, che ospita la diga di Ridracoli e chi, invece, sostiene Tonino Bernabé, il presidente in pectore di Romagna Acque, espresso da Rimini, con approvazione di Ravenna, Cesena e anche del sindaco di Forlì.

Rispondono Roberto Balzani – Sindaco di Forlì, Andrea Gnassi – Sindaco di Rimini, Paolo Lucchi – Sindaco di Cesena, Fabrizio Matteucci – Sindaco di Ravenna e Carlo Battistini – Vice Sindaco di Cesena: “Teniamo a precisare che una riunione fra sindaci dei comuni maggiori della Romagna (tenuta effettivamente il 19 giugno presso il Municipio di Ravenna) in merito all’applicazione della spending review ai consigli d’amministrazione delle società partecipate non può – a rigore – essere rubricata come un “caminetto”, cioè un luogo oscuro, abitato da individui altrettanto oscuri, i quali fanno oscuramente gli affari propri. Nostra intenzione, nel rispetto della legge, è applicare i criteri della spending e quindi sostituire il maggior numero di funzionari pubblici a titolo gratuito a persone nominate, dove e come prescritto dalla norma”.

E ancora nella replica: “Detto questo, e quindi rassicurata la cittadinanza sulla minore spesa e sulla minore discrezionalità politica delle scelte da effettuarsi nei prossimi rinnovi del CdA di Romagna Acque e degli altri in procinto di scadere, vorremmo anche specificare il senso dell’incontro: e cioè il confronto fra i nostri punti di vista in funzione di una politica industriale comune da perseguire con le nostre partecipate”.

Quindi vanno al nocciolo del problema i 4 sindaci: “E’ inoltre condivisa da tutti l’idea che il progetto di Romagna Acque, per noi caso virtuoso di gestione pubblica della risorsa acqua, debba avere continuità con le importanti realizzazioni già effettuate e con i valori e le strategie già affermate dai soci. Tutto ciò inoltre in un contesto dove i processi di riforma istituzionale dagli esiti incerti richiedono ancor di più di “mettere in sicurezza” il lavoro fatto dalla Società chiedendole anzi di sostenere, in una logica industriale, interventi anche in altri segmenti del Sistema Idrico Integrato”.

“Rileviamo con una certa soddisfazione il fatto che le maggiori città di Romagna – su questi temi importanti – abbiano una lettura omogenea e non conflittuale: cosa che dovrebbe far piacere pure alle associazioni di categoria e alla Provincia di Forlì-Cesena. I nomi delle persone che dovranno interpretare queste politiche saranno decisi dai soci medesimi in apposite riunioni, che vengono regolarmente verbalizzate, con l’indirizzo di individuare figure con profili tecnici riducendo il costo per la collettività. Nulla di più distante, dunque, dal quadro opaco e mefistofelico descritto da Bulbi e Russo, che invitiamo anzi alla consueta cooperazione”.

Bulbi risponde a stretto giro: "Apprendo la nota dei sindaci in risposta alle obiezioni che io e il vicepresidente Russo abbiamo mosso questa mattina sulla presidenza di Romagna Acque. Mi limito a dire che non immaginavo che passare dalla presidenza di un soggetto espressione del territorio di Forlì-Cesena a uno diel territorio di Rimini fosse una scelta imposta dalla Spending Review. E dire che conosco bene la Spending Review..."

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