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Polizia municipale, la Cgil diffida l'Unione dei Comuni per comportamento antisindacale

Comportamento anti-sindacale: è l'accusa che la Cgil rivolge all'Unione dei Comuni, con una diffida legale, in merito ad un recente riassetto della Polizia Municipale

Comportamento anti-sindacale: è l'accusa che la Cgil rivolge all'Unione dei Comuni, con una diffida legale, in merito ad un recente riassetto della Polizia Municipale, che si trova in grave carenza di organico. Per la Funzione Pubblica della Cgil, rappresentata da Daniela Avvantaggiato, lamenta il mancato coinvolgimento dei sindacati in una riorganizzazione degli uffici, comunicata al personale solo a decisione già presa, secondo cui 12  unità (10 agenti e 2 ufficiali), in servizio a Forlì verranno dislocati nella copertura dei comuni più piccoli, nelle vallate del forlivese, con l'eliminazione della figura del vigile di quartiere.  La Cgil ha portato la questione anche all'attenzione della Prefettura. Attualmente i vigili della Polizia Locale sono 130, ma per il territorio del'unione servirebbero circa 200 unità.

Anche l’Alternativa per Forlì sostiene la denuncia della Cgil: "Riteniamo che la nuova struttura di polizia locale venga meno al principio fondativo dell’Unione dei Comuni di avere servizi vicini ai cittadini capillarmente distribuiti ed implica che molti territori sono abbandonati mettendo a rischio sicurezza e legalità. Il candidato del centrodestra Zattini oggi dice che l’unione va rivista se non eliminata, dopo aver condiviso, da Sindaco di Meldola, ogni scelta nella Unione che ha portato al fallimento attuale. Ma certe posizioni bisognerebbe prenderle a tempo debito, non solo quando servono per racimolare voti in campagna elettorale. Il Comune di Forlì deve uscire dall’Unione dei Comuni a 15, un ente nato a seguito della improvvisazione derivata dall’assenza di qualsivoglia disegno organico di Riforma dello Stato.  La legge Delrio ha consegnato ai Comuni e alle loro Unioni, nonché ai residui delle Province delegittimate politicamente, nuovi problemi organizzativi e gestionali. Ha creato scompiglio nel mondo del lavoro pubblico con perdita secca di professionalità, riducendo le capacità progettuali e gestionali del pubblico, indebolendo le funzioni di controllo della Pubblica Amministrazione. In verità ciò che si è eliminato veramente, e da subito, è un livello di rappresentanza democratica con la soppressione dell’elezione diretta dei Consigli Provinciali. Quanto al resto si è proceduto in modo pasticciato, in ordine sparso nelle diverse regioni, togliendo funzioni non chiaramente ricollocate e indebolendo lo stesso strumento dell’unione, che in alcune realtà che hanno una maggiore uniformità geografica e tengono insieme comuni di piccole dimensioni invece funzionano ed hanno funzionato in questi anni. Oggi ci troviamo di fronte ad una Unione a 15, la più grande d’Italia, incapace di dare servizi adeguati ai bisogni dei cittadini, con il Comune di Forlì che disperde risorse e personale e con tutti gli altri Comuni che per effetto della dimensione dell’Unione devono sopportare costi di gran lunga superiori per la presenza nella unione di figure dirigenziali. Pensiamo che i piccoli Comuni possano costituire Unioni per migliorare il loro funzionamento, ma non vediamo alcuna utilità per Forlì a stare dentro l’unione".

La replica

"L'Unione dei comuni della Romagna Forlivese ha tenuto, e tuttora mantiene, regolari relazioni con le Organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto collettivo nazionale di lavoro e la Rappresentanza sindacale unitaria. E' sempre stata sua volontà rispettare le regole contrattuali vigenti in materia - replica alla Cgil Giorgio Frassineti, presidente dell'Unione dei comuni Romagna Forlivese e sindaco di Predappio - In particolare, per quanto riguarda il Corpo della Polizia Locale dell'Unione, non può non evidenziarsi come numerose siano state le occasioni di incontro fra l'Amministrazione, le organizzazioni e le rappresentanze sindacali e i Dirigenti del Corpo che si sono avvicendati nel corso degli ultimi anni, in particolare da quando la funzione della Polizia municipale ed amministrativa è stata trasferita dai singoli Comuni all'Unione. Ciò è avvenuto anche da quando la dirigenza del Corpo è stata assunta dall'attuale Comandante, il 15 settembre. Di particolare rilievo è stata la conferenza di servizio di tutto il personale del Corpo alla quale sono stati invitati anche i rappresentanti sindacali, ancorchè la stessa non avesse natura di assemblea e fosse stata indetta dal Dirigente.   Inoltre il Dirigente ha incontrato la delegazione trattante in cui ha illustrato il suo progetto di riorganizzazione del Corpo. In quella sede era presente anche Daniela Avantaggiato del sindacato Cgil. Ulteriore incontro anche con la rsu si è tenuto pochi giorni fa (peraltro la data originaria fissata per l'incontro è stata spostata su espressa richiesta della Cgil) in cui il Comandante ha illustrato nei dettagli la riorganizzazione del Corpo cui solo successivamente ha dato seguito. Al momento si sono già svolti 2 tavoli tecnici con la rsu (in cui è rappresentato anche il sindacato Cgil) per l'elaborazione di una piattaforma di definizione del nuovo contratto decentrato dell'Unione. In merito alle altre supposte violazioni dei diritti sindacali, che assolutamente non sono state commesse, occorre far presente che, proprio su espressa richiesta dei sindacati, e tra questi anche della Cgil, nel settembre del 2018 si svolse un incontro in Prefettura in merito alla richiesta del neo nominato Comandante di rinviare ad altra data un'assemblea già convocata per il giorno 22 settembre in quanto concomitante con eventi eccezionali che si sarebbero svolti in quel giorno. In sede prefettizia fu riconosciuta la legittimità del provvedimento adottato dal Dirigente che fu valutato come “opportuno e necessario e non finalizzato a ledere un diritto, bensì a richiedere un differimento”. Infine per quanto concerne l'attribuzione di una posizione organizzativa, va rilevato come non si sia trattato di un nuovo conferimento ma di una proroga tecnica nelle more della ridefinizione complessiva delle posizioni organizzative all'interno dell'Ente come anche avvenuto per gli altri incaricati non appartenenti al Corpo di Polizia locale. Peraltro questo si è tradotto anche in un risparmio economico in quanto le posizioni organizzative interne al Corpo sono passate da due ad una. In ordine, poi, al possesso del titolo di studio della laurea, il nuovo ccnl non prevede nulla in merito. La struttura del Corpo è articolata su base gerarchica e nessun Ispettore è mai stato posto in posizione sovraordinata ad un Commissario. L'approvazione del nuovo regolamento del Corpo è avvenuta nel rispetto delle regole previste in quanto esso è stato illustrato in Giunta e poi sottoposto all'approvazione dell'Organo consigliare. Questo è ciò che avvenne anche in occasione dell'approvazione del precedente regolamento senza contestazioni di sorta. Infine si deve rilevare come l'attribuzione di compiti amministrativi alla Polizia Locale trovi fondamento nella previsione normativa del non contrasto del loro svolgimento da parte dei Dirigenti dei Corpi di Polizia Locale e degli avvocati delle avvocature civiche. Per questi motivi si ritiene di avere agito nel rispetto delle regole vigenti sulle relazioni sindacali senza la benché minima volontà di ledere alcuna prerogativa sindacale. In proposito pare opportuno riportare il contenuto del paragrafo inserito nel nuovo ccnl del 2018 contenuto nell'area “Disposizioni per l'area di vigilanza e della polizia locale” in cui testualmente si afferma: “le parti concordano, nel rispetto di quanto sancito dalla legge n. 65 del 1986, sulla esigenza di salvaguardare la piena autonomia organizzativa dei corpi di polizia locale, sia con riferimenti ai compiti tecnico operativi che riguardo al loro assetto organizzativo interno, sottolineando la diretta dipendenza funzionale del responsabile del Corpo o del Servizio dal Capo dell'Amministrazione".

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