Poliziotti aggrediti, le preoccupazioni del sindacato: "Siamo demoralizzati"

Il segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia, Roberto Meloni, esprime "grandissima preoccupazione per quello che oramai appare un inarrestabile progressivo aumento delle aggressioni perpetrare ai danni degli appartenenti alla forze dell’ordine"

Divise sempre più oggetto di aggressioni durante gli interventi. Il segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia, Roberto Meloni, esprime "grandissima preoccupazione per quello che oramai appare un inarrestabile progressivo aumento delle aggressioni perpetrare ai danni degli appartenenti alla forze dell’ordine". Meloni snocciola alcuni dati: "A livello nazionale sono ben 226 le aggressioni subite da appartenenti alle forze dell’ordine avvenute a causa e durante il servizio e conteggiate solo da alcuni mesi a questa parte. Una mattanza che sta mettendo a dura prova la resistenza delle donne e degli uomini in divisa, oggi più che mai.  Le ragioni di questo clima sono molteplici. Carenza di personale, età media troppo alta, carenza di mezzi e leggi eccessivamente garantiste con i responsabili di reati anche quando il fatto delittuoso lede e pone in serio pericolo anche la stessa autorità dello Stato esercitata e manifestata attraverso chi lo rappresenta".

Nei giorni scorsi i poliziotti della Volante hanno proceduto all'arresto di un cervese, necessitando dell'uso dello spray al peperoncino, nella circostanza inefficace: "Situazione tra le peggiori che possono capitare ad un operatore delle forze dell’ordine poiché questi sono i casi in cui si trova privo di strumenti realmente efficaci. Siano essi mezzi di contenimento siano essi norme giuridiche capaci di rendere efficace e tempestivo il lavoro delle donne e degli uomini in divisa nonché certa e severa la pena per chi si macchia di tali delitti.  Oggi, al contrario, gli interventi si riducono ad operazioni meramente difensive in cui gli operatori di polizia sono più preoccupati, pur in costanza di un preciso dovere giuridico di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, di non incappare in una denuncia con la conseguenza di dover subire a proprie spese anni di procedimenti penali. Si è purtroppo diffusa, nel nostro Paese, l’errata considerazione che rimanere feriti, o peggio morire in servizio, per gli appartenenti alle forze dell’ordine sia parte del mestiere. Per qualcuno, insomma, questo appare addirittura normale. Questo porta indiscutibilmente ad una errata e blanda valutazione della gravità del fatto violento in danno dei poliziotti. Porta, di contro, ad una maggiore aggressività di questi soggetti oramai certi di non subire conseguenze penali per la loro condotta".

"Inutile dire che siamo veramente stanchi e demoralizzati - rimarca il sindacalista -. Sono anni che ci battiamo affinchè vengano introdotte garanzie funzionali per gli appartenenti alle forze dell’ordine. Sono anni, altresì, che ci battiamo affinchè siano dotati di telecamere e di taser. Sono anni che chiediamo l’adozione di giubbetti “sottocamicia” anti taglio e antiproiettile. Il minimo sindacale, crediamo, in un Paese che ama definirsi civile. Eppure per qualcuno, nonostante le scarsissime risorse, la priorità è stata quella di modificare i distintivi di qualifica sprecando preziose risorse per un prodotto inutile e per giunta difettoso. Per altri, invece, la priorità sarebbe marchiare i poliziotti con numeretti identificativi che altro non farebbero che generare ulteriore confusione all’interno di un sistema oggi più che mai orientato maggiormente verso gli autori e meno verso le vittime dei reati".

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"Le telecamere, al contrario, restituirebbero un verità indiscutibile quando utilizzate sulle divise, sulle auto ed all’interno degli uffici. Pensiamo a cosa avrebbe voluto dire la presenza di telecamere in relazione ai casi che tanto hanno fatto discutere a livello nazionale - prosegue -. I taser eviterebbero lo scontro fisico laddove non se ne possa fare a meno, avendo anche il merito di ridurre enormemente il livello di scontro dato l’elevato tasso di deterrenza che hanno dimostrato. Due regioni italiane, Veneto e Friuli Venezia Giulia, hanno già stanziato fondi per l’acquisto di questi strumenti. Ci auguriamo che anche altre regioni italiane possano fare altrettanto. La politica dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. La sicurezza è un bene comune, è un valore verso il quale si dovrebbe tendere. La sicurezza, fino ad oggi vista con una spesa su cui tagliare, è in realtà un grande investimento per il futuro. Le forze dell’ordine sono pronte e preparate per l’obbiettivo di garantire sicurezza ai cittadini.  A patto, però, che le si metta nelle condizioni di poterlo fare".
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