Martedì, 16 Luglio 2024
L'intervista

Dopo le polemiche parla Langone: "Mi hanno linciato. Il premio? Racconterà lo smart working, i rider, la logistica..."

"Più che un dibattito mi considero vittima di un tentativo di linciaggio: 26 associazioni contro un uomo solo, inchiodato, appeso a frasi estrapolate..."

Dal momento della sua nomina, tramite un bando che però ha visto solo due partecipanti ed è stato aperto per un paio di settimane, è scoppiata la bufera intorno alla figura di Camillo Langone, scelto dal Comune come presidente del neonato Premio Verzocchi. Il progetto del Comune è di aprire un concorso con cadenza annuale che intende promuovere e celebrare la figura e il mecenatismo di Giuseppe Verzocchi (1887-1970), imprenditore d’origine forlivese, che a metà Novecento del secolo scorso commissionò la produzione di 72 quadri, di grandi nomi di artisti italiani di generazioni diverse e di diverse tendenze artistiche, da Guttuso a Donghi, da Campigli a De Chirico, da De Pisis a Depero uniti da uno stesso tema: il lavoro.

Il progetto

La collezione, realizzata tra il 1949 e il 1950, è costituita da quadri della stessa dimensione, tutti con il caratteristico mattoncino con la sigla "V & D", marchio dell'impresa del Verzocchi. La creazione della collezione è un'opera in sè, dato che Verzocchi scrisse ai grandi artisti dell'epoca proponendo 100mila lire per ogni quadro (più o meno lo stipendio medio di tre mesi di un impiegato dell'epoca), ottenendo accettazione, ma anche dinieghi. Nel 1961 la collezione venne poi donata al Comune di Forlì e, allestita attualmente a Palazzo Romagnoli, può rappresentare uno dei maggiori magneti turistici e culturali della città in quanto racconta per immagini il lavoro com'era nel Dopoguerra.

L'amministrazione Comunale intende ora riprendere quel filo interrotto e creare una collezione parallela con la rappresentazione del lavoro al giorno d'oggi. In palio ci sarà un premio di circa 5.000 euro ciascuno per tre vincitori (vale a dire circa due stipendi medi di un impiegato attuale). Il tutto da collegare al trasloco della Collezione Verzocchi in un museo a sé dedicato, a Palazzo Albertini (in via di restauro), per portare turisti in piazza Saffi, che attualmente troppo spesso si fermano solo al San Domenico.

Il Premio Verzocchi

Il premio, promosso dall’Assessorato alla cultura del Comune di Forlì, intende accrescere e arricchire la Collezione Civica Giuseppe Verzocchi con nuove opere da esporsi nel nuovo Museo di Palazzo Albertini, a fianco della stessa Collezione Verzocchi e in continuità con i presupposti che l’hanno generata. Per presiedere al Premio è stato appunto incaricato, fino a metà 2024 per 18mila euro Camillo Langone, 61 anni di Parma, intellettuale, scrittore e curatore di mostre d'arte. Scrive anche per Il Foglio e Libero. Viene accusato, da chi lo contesta, di essere misogino e contro i migranti, di aver avuto posizioni anti-scientifiche durante il Covid. Per 26 associazioni per i diritti a Forlì sono per esempio inaccettabili le frasi secondo cui “le donne migliori sono quelle che non pensano” e “la laurea delle donne è causa del declino demografico”.  Tanto che sabato si terrà una manifestazione per chiedere al Comune la sospensione del Premio Verzocchi.

La parola a Langone

Dottor Langone, sta tenendo monitorato il dibattito che è scaturito a Forlì dopo la sua nomina a presidente del nuovo Premio Verzocchi, che ne pensa?
“Dibattito è una parola grossa. Solo ora, dopo giorni di attacchi assordanti, qualcuno mi concede la parola. E di questo vi ringrazio. Più che un dibattito mi considero vittima di un tentativo di linciaggio: 26 associazioni contro un uomo solo, inchiodato, appeso a frasi estrapolate...”

Ci sarà anche una manifestazione sabato di 26 associazione per chiedere al Comune una retromarcia. Cosa si sente di dire ai manifestanti?
“Faccio fatica a rivolgermi ai manifestanti perché io mi occupo di arte e loro, molto evidentemente, di politica. Difficile capirsi. Mi dispiace per gli impegnati ma la politica io la detesto e questa vicenda non fa che confermare la mia avversione: la faziosità acceca... Grazie a Dio non faccio politica e purtroppo non abito a Forlì (dico purtroppo perché amo moltissimo la Romagna, credo di essere il non romagnolo che più ha scritto a favore della Regione Romagna) quindi non conosco le vere motivazioni di questa aggressione, ma tendo a immaginare che attacchino me per colpire altri. Se davvero mi leggessero saprebbero che da molti anni non vado nemmeno a votare. Sul Foglio l'ho scritto innumerevoli volte, praticamente a ogni elezione... Fuggo il dualismo: sono cattolico”.

Come sa, sono stati presi alcuni suoi articoli precedenti e viene accusato di misoginia, posizioni anti-scientifiche e razziste nei confronti degli immigrati. Nessuno, a onor del vero, contesta la legittimità dell'opinione in sé, ma si contesta che la sua figura sia sta scelta per portare avanti un progetto culturale pubblico, che parlando di lavoro dovrebbe essere inclusivo. Si dice per esempio, 'Come potrà valutare un'opera d'arte che ritrae il lavoro femminile chi ritiene che le donne non dovrebbero studiare?'. Come risponde a tutto questo?
“Non ho detto né scritto questo. Ho semplicemente riportato in alcuni articoli le analisi di alcuni demografi. Strano, da una parte mi si accusa di essere antiscientifico e poi mi si accusa di credere agli esperti di demografia, che è per l'appunto una scienza. Questi demografi hanno trovato una correlazione fra istruzione universitaria femminile e denatalità, penso all'italiano Roberto Volpi e a studiosi di Harvard che ho citato. Se la prendessero con loro, anzi, se la prendessero direttamente con la realtà. Fra l'altro ho appena pubblicato un romanzo, un romanzo d'amore dedicato a una ragazza che nel libro non fa che leggere. E' in tutte le librerie, si intitola “La ragazza immortale”. E guarda un po' è ambientato nel mondo dell'arte”.

La collezione “Verzocchi” celebra il lavoro, che è in continuo mutamento e in evoluzione sempre più veloce, specchio dei tempi accelerati in cui viviamo, col digitale che sembra quanto di più lontano c'è ormai da una cultura tradizionale. Come vede il futuro 'Premio Verzocchi'?
“Ah, che bello, finalmente parliamo di arte... Sì, siamo tutti molto consapevoli dell'urgenza di un aggiornamento. La Collezione Verzocchi risalendo al dopoguerra non può che documentare il lavoro dell'epoca, e questo spiega la mondina di Saetti e lo zappatore di Guttuso (comunque uno dei quadri più potenti). Dunque abbiamo chiesto agli artisti di oggi di interpretare i nuovi lavori, lo smart working, i rider, la logistica...”

Il Premio Verzocchi è un tassello di un progetto ambizioso che ha in mente il Comune con la valorizzazione della Collezione Verzocchi in un museo a sé stante, dedicato al lavoro, in una sua sede propria in piazza Saffi, in un palazzo ormai al termine del suo restauro. Insomma, un progetto strategico da un punto di vista turistico e culturale. Ha qualcosa che le piacerebbe veder realizzato nel Premio Verzocchi? Un'idea? Un proposta?
“Al contrario dei manifestanti io sono un sincero liberale, non ho idee precostituite da imporre e dunque attendo le proposte degli artisti. Come diceva Paul Klee l'arte non deve riprodurre ciò che è già visibile ma deve rendere visibile qualcosa che non abbiamo ancora colto, che ancora ci sfugge. Io non vorrei parlare più, vorrei che lasciassimo parlare l'arte”.
 

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