L'Ottocento al San Domenico si presenta a Milano: "E' una mostra giovane"

Inaugura l’8 febbraio la mostra che chiude il ciclo nato intorno alla definizione della modernità artistica in Italia. È l’Ottocento, Mazzocca: "E' una mostra giovane!"

Di fronte ad una numerosa platea di giornalisti della stampa nazionale è stata presentata stamattina la mostra che è attualmente in allestimento ai Musei di San Domenico a Forlì. Ottocento, l’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini è il titolo della prossima esposizione organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì che aprirà i battenti l’8 febbraio con l’inaugurazione ufficiale e le visite al pubblico a partire dal 9 febbraio.

La mostra trae origine da una esposizione sul Romanticismo allestita fino al 17 marzo alle Gallerie d’Italia e al Museo Poldi Pezzoli a Milano. Dedicata alla prima metà dell’Ottocento la mostra milanese rappresenta la partenza per l’approfondimento dato nella mostra forlivese, con la particolarità che in entrambe si propone un punto di vista nuovo che nasce proprio dalla ricerca universitaria di Fernando Mazzocca e di Francesco Leone che propongono una nuova modalità di lettura delle opere che sono state scelte per la mostra forlivese. "È una mostra giovane - ha riferito alla presentazione della mostra il curatore professor Mazzocca - c’è uno sguardo nuovo in questa esposizione. Abbiamo azzerato il punto di vista tradizionale per non far emergere gli opposti, cioè le eccellenze e le opere di livello tradizionalmente considerate diversamente. Nel periodo preso in esame dalla mostra, dalla metà dell’Ottocento fino alla prima guerra mondiale, ci sono artisti dall’espressività più tradizionale ma anche innovatori che vanno tenuti sullo stesso piano e questa ricchezza di linguaggi rappresenta la ricerca artistica di quegli anni. Abbiamo voluto vedere le opere senza pregiudizi, un’operazione mai fatta con l’arte dell’Ottocento fino ad ora".

È confermato, quindi, che le mostre hanno il compito di esporre ricerche, risultati, di rendere visibile l’innovazione anche nel campo della storia dell’arte, molte volte legata a letture tradizionali che non restituiscono il meritato riconoscimento sulla novità alle opere d’arte. Si conferma anche che le università sono i luoghi della ricerca, della sperimentazione, del riconoscimento del ruolo determinante dell’artista in alcuni periodi storici, perché sensibile interprete del suo tempo. Dunque, è arrivato il tempo di rileggere anche l’Ottocento e la mostra forlivese si pone questo obiettivo importante.
Il percorso espositivo comprende 160 opere della cui scelta è responsabile anche Gianfranco Brunelli, direttore della mostra al San Domenico. I nomi degli artisti presenti sono già stati resi noti, ma ci saranno opere anche di coloro che risultano ad oggi più sconosciuti, opere solitamente non esposte alle mostre. Infatti, con questa esposizione si vuole mettere un punto fermo sull’Ottocento italiano come riferisce Brunelli, che puntualizza anche che si tratta della quattordicesima esposizione organizzata al San Domenico.

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Lasciando la sorpresa al percorso visibile a mostra inaugurata, è Antonio Paulucci che chiude il ciclo delle mostre dedicate alla ricerca della modernità nell’arte, iniziata con l’esposizione sulle opere di Silvestro Lega nel 2007, proseguita con Adolfo Wildt nel 2012, il Novecento l’anno successivo, Giovanni Boldini nel 2015 e successivamente il Liberty, l’Art Dèco ed infine Piero della Francesca. «A me, presidente del Comitato Scientifico - riferisce Antonio Paulucci - resta l’orgoglio di aver visto chiuso, con questa mostra destinata a rimanere memorabile, il viaggio del San Domenico di Forlì intorno alla definizione della Modernità artistica in Italia». 

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