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Preti sposati, il vescovo: "Non è il celibato la misura della fedeltà, ma il donarsi a Dio e ai fratelli"

Frizzante scambio di battute fra il vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza e gli operatori della comunicazione, sabato mattina, in Curia, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

"Il celibato non è mai stato obbligatorio per tutte le chiese cattoliche... e se vogliamo che le cose cambino anche per noi non sarà per motivazioni negative (mancano i preti), ma perché lo Spirito vorrà un nuovo volto di Chiesa, ma non per questo meno fedele al Signore e al suo Vangelo. Non è il celibato la misura della fedeltà, ma il donarsi a Dio e ai fratelli. Annunciare il Vangelo, che lo si faccia da sposati o meno, non conta: E la scelta celibataria non verrà mai meno perché è un valore, una vocazione, non un obbligo". Frizzante scambio di battute fra il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza e gli operatori della comunicazione, sabato mattina, in Curia, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

L’incontro è iniziato con il saluto ai presenti del direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali don Giovanni Amati, che ha poi lasciato parola al vescovo. Prendendo spunto dal messaggio di papa Francesco per la 54° Giornata mondiale delle comunicazioni, dal titolo: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia”, il presule friulano, che il 22 aprile prossimo taglierà il traguardo dei due anni trascorsi alla guida pastorale di Forlì, ha affermato che “abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita”.

Corazza ha poi riepilogato gli eventi più importanti occorsi in Diocesi nel 2019: dalla beatificazione di Benedetta Bianchi Porro del 14 settembre scorso in Cattedrale, al riconoscimento delle origini armene del proto vescovo San Mercuriale, senza dimenticare il suo viaggio a Wajir, in Kenya, per l’inaugurazione di tre nuove aule della scuola primaria pubblica della città, voluta dalla Paolo Babini per ricordare il suo fondatore, don Mino Flamigni, scomparso il 24 gennaio 2018. Il vescovo ha quindi informato i presenti sul processo di riorganizzazione della Diocesi, fondato sull’esito documentato delle visite pastorali alle comunità parrocchiali di Forlì-Bertinoro, operate dal predecessore mons. Lino Pizzi al termine del suo madato.

"Abbiamo iniziato lo scorso anno incontrando i dieci vicariati di articolazione della Diocesi, per cercare di leggere i bisogni di oggi in prospettiva futura". Il quadro attuale parla di 128 parrocchie/unità pastorali, di cui solo 45 hanno il parroco residente. "Nel nostro caso – continua Corazza - non si tratta di riprogrammare la chiesa come una sorta di azienda che rivede l’operatività del suo personale, quanto di favorire la comunione della comunità cristiana e la missione nella chiesa". Affinché questo cammino di revisione si svolga al meglio, ci saranno novità strutturali, anche accorpamenti che però non significheranno soppressioni. "Le comunità cristiane vivono se possono contare sulla comunione attorno al Vangelo, all’eucaristia e alla carità". L’altro importante aspetto trattato nel corso dell’incontro col vescovo, è la questione del periodico Il Momento. "Attualmente – informa don Amati - stiamo studiando forme di stretta collaborazione con gli altri settimanali diocesani della Romagna. Lavorare da soli non è più possibile per nessuno". 

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