Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

L'inverno si prepara a mostrare il suo lato più crudo: "Si sta formando un lago di aria gelida non molto lontano da noi"

Così l'esperto: "Occorrerà monitorare attentamente l’evoluzione nei prossimi giorni poiché si verrà a formare un lago di aria davvero gelida non molto lontano da noi"

Piazza Saffi nella nevicata del febbraio del 2018. Sarà così la prossima settimana?

"Che fretta c'era, maledetta primavera" canterebbe Loretta Goggi, brano con il quale si classificò al secondo posto al Festival di Sanremo del 1981 dietro la forlivese Alice con "Per Elisa". Probabilmente il ritornello lo sta cantando in queste ore anche il "Generale Inverno" dopo l'anomalia termica che sta contraddistinguendo questo inizio di febbraio tutt'altro che freddo. Tutta colpa dell'anticiclone nord-africano, che in queste ore sta accelerando la voglia di liberarsi al più presto di cappotti, guanti, sciarpe e cuffie. Ma per il cambio di stagione negli armadi c'è ancora tempo.

La fase mite ha infatti le ore contate. Nei prossimi giorni si assisterà all'afflusso di correnti settentrionali più fredde, con temporanei annuvolamenti soprattutto nella giornata di venerdì e con una diminuzione sensibile delle temperature, che a fine periodo si porteranno su valori anche sottozero nelle ore notturne e del primo mattino. E' il preludio all'ondata di freddo più intesa dell'inverno, con termiche a 1500 metri che potrebbero scendere anche di dieci gradi al di sotto dello zero. A fare il punto è Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti).

Il calendario dice che siamo in febbraio, ma il termometro sulla pianura romagnola si spinge oltre i 12°C. E' normale tutto questo?
Direi proprio di no. L’inizio del mese di febbraio si sta mostrando assai mite, con temperature minime di 4-5°C superiori alla norma e valori massimi di 3-4°C oltre le medie di riferimento. I valori medi giornalieri sono quindi di circa 4°C eccedenti la norma, ma basta tornare allo scorso anno quando si ebbe il febbraio più caldo dal 1950 con un’anomalia termica mensile di ben +4°C sul mese intero; per ora queste anomalie, simili a quelle dello scorso anno, si limitano alla prima decade del mese. Sono gli effetti di masse d’aria di tipo sub-tropicale che accompagnano il susseguirsi di onde depressionarie provenienti dal medio atlantico alternate a rimonte dell’alta pressione nord-africana, mentre il grande freddo è confinato sul nord Europa.

Cosa dobbiamo attenderci nelle prossime ore?
Fino alla giornata di giovedì proseguirà un tipo di tempo governato dall’oceano Atlantico con correnti mediamente occidentali o per brevi fasi meridionali, quindi permarrà tempo umido, a tratti instabile, con un passaggio piovoso, sebbene di modesta entità, atteso tra le giornate di domani e mercoledì con nubi alternate a brevi schiarite. I passaggi nuvolosi daranno luogo a qualche pioggia sparsa un po' su tutto il territorio, e con eventuale neve solo sulle cime appenniniche. Le temperature rimarranno molto miti per il periodo con assenza di gelate e valori massimi quasi sempre superiori a 10°C.

E dopo questo inizio di settimana a tratti mite e perturbato ci sarà una svolta?
Probabilmente un netto cambio di circolazione avverrà verso la fine della settimana, con la formazione di un anticiclone di blocco sul centro-nord Europa che sbarrerà le porte alle correnti atlantiche, anche se probabilmente in forma temporanea, favorendo nel contempo la discesa di aria ben più fredda di origine continentale da nord-est, la quale si aprirà una strada tra l’Europa nord-orientale, i Balcani, ed infine anche il nostro territorio. Le temperature sono quindi destinate ad abbassarsi sensibilmente da venerdì, dapprima rientrando nella norma, ma in seguito anche al di sotto, specie tra le giornate di sabato e lunedì, le quali potrebbero essere alquanto fredde, pur senza toccare livelli record o particolarmente ragguardevoli.

Febbraio è il mese nel quale l'inverno mostra il suo volto più crudo. Sarà così anche quest'anno?
Se guardiamo i dati climatologici, generalmente il periodo più freddo dell’anno cade nella seconda decade di gennaio, tuttavia febbraio non è nuovo ad eventi di freddo anche importanti e associati a intense nevicate, basti pensare al febbraio 1991 e ai più recenti febbraio 2012 e febbraio 2018. Del resto non a caso numerosi studi evidenziano come la maggiore frequenza di blocchi di alta pressione tra le isole britanniche e la Scandinavia si abbiano proprio nel mese di febbraio, e avere alte pressioni sul nord o nord-est dell’Europa è spesso favorevole al verificarsi di potenziali ondate di freddo in Italia. Verso la fine della settimana è quello che sembra possa accadere, con l’alta pressione sul centro-nord Europa che convoglierebbe aria molto fredda sul proprio bordo meridionale spingendola fino alle nostre latitudini tramite venti da nord-est (bora).

Nel web che a San Valentino irromperà il gelo siberiano e persino il buran. Cosa ne pensa?
Naturalmente le esagerazioni e le enfasi sono sempre dietro l’angolo, in questo come in altri casi. Intanto diciamo che il buran è un vento locale che spira sulle pianure siberiane e sarmatiche della Russia. Data l'enorme distanza che separa la zona del Buran dalla penisola italiana (oltre settemila chilometri), è evidente come parlare di Buran in Italia abbia lo stesso senso che parlare del nostro fohn appenninico in Kenya. Detto questo, le probabilità che nel fine settimana correnti di origine artica continentale (quindi molto fredde e in origine anche secche) investano la nostra regione sta aumentando giorno dopo giorno, anche se a livello di intensità questa irruzione non sembra di livello pari ad altre ben più celebri, anche perché il target principale sembra essere la penisola balcanica e l’Europa orientale in genere, con l’Italia interessata solo marginalmente. Tuttavia, occorrerà monitorare attentamente l’evoluzione nei prossimi giorni poiché si verrà a formare un lago di aria davvero gelida non molto lontano da noi, per cui potrebbe bastare una piccola variazione sulla circolazione a scala europea per essere colpiti con maggior decisione.

Ci ha insegnato nei suoi puntuali e precisi interventi che non è possibile prevedere nevicate con largo anticipo e su questo aspetto ci torneremo sicuramente nei prossimi giorni. Ma per non farci trovare impreparati, il rischio c'è?
In una prima fase, ovvero nel prossimo week-end, la probabilità è molto bassa, poiché la massa d’aria sarà secca e sostanzialmente stabile, quindi con freddo in rapido aumento, ma di tipo secco con venti da nord-est che accentueranno la sensazione di freddo ben oltre ciò che ci indicheranno i termometri. Solo nella fase iniziale dell’irruzione, cioè tra venerdì e la prima parte di sabato, potranno aversi fenomeni d’instabilità lungo e subito dopo il fronte freddo, specie sul mare Adriatico (che è molto caldo in questo periodo), con qualche locale rovescio di neve o graupel sul riminese, oppure qualche spolverata sul nostro Appennino per l’effetto stau orografico determinato dalle correnti da nord-est. Ma si tratterebbe in genere di fenomeni intermittenti e di debole entità. Successivamente l’incertezza aumenta ancora di più e si possono fare solo congetture. Alla riapertura di un corridoio di correnti atlantiche in ingresso dal Mediterraneo occidentale, che appare possibile nei primi giorni della prossima settimana, si avrebbe quell’apporto di aria umida e mite in quota che, scorrendo sull’aria fredda precedentemente affluita e sedimentata nei bassi strati, creerebbe le condizioni per nevicate, almeno in una prima fase, più consistenti ed estese, ed anche in pianura. Ma al momento si tratta solo di una possibilità come altre, con incertezza che, a più di una settimana dall’obiettivo, non può che essere elevata.

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