Primo maggio, il vescovo Corazza: "La speranza passa per il lavoro. Servono scelte per il futuro"

Corazza, accolto "in un luogo di speranza, fiducia e anche di soddisfazione", ha evidenziato come "non possiamo ripartire se non dalla scuola, dal lavoro e dalla famiglia"

Giovedì pomeriggio, vigilia della festa di San Giuseppe Artigiano, il vescovo Livio Corazza ha celebrato una nuova tappa de "La via della speranza", officiando una messa all’azienda Rinieri di Grisignano, che si occupa di macchine agricole e che nel 2020 festeggia il secolo di vita. Corazza, accolto "in un luogo di speranza, fiducia e anche di soddisfazione", ha evidenziato come "non possiamo ripartire se non dalla scuola, dal lavoro e dalla famiglia, trovando nel Signore forza e coraggio".

Con l'emergenza sanitaria "ci siamo ritrovati più fragili e deboli, non che prima fossimo immortali", scoprendo "quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri e quanto è importante essere uniti per uscirne insieme. Siamo tutti coinvolti direttamente per paure e anche timori per le conseguenze economiche. Nessuno è escluso e riguarda il mondo intero". Il vescovo nell'omelia ha sottolineato come "il virus si vincerà non solo quando avremo vaccino, ma quando sapremo rispondere insieme alle difficoltà con solidarietà e responsabilità".

Salute e lavoro, un altro tema toccato dal vescovo: "Il mondo prima dell'emergenza non era sanissimo, come diceva anche Paolo VI, e da allora si è aggravata la malattia. C'è un lungo elenco di situazione difficili alle quali si è aggiunta anche la pandemia. Non sono solo beni materiali o scoperte scientifiche importantissime a farci uscirne fuori, ma ci sono importanti e fondamentali i valori spirituali".

Corazza ha citato anche Giovanni Paolo II, ricordando l'impegno per il bene comune, "perchè tutti siamo responsabili di tutti. E il lavoro è il luogo della responsabilità e della solidarietà". "Sono qui perchè la speranza passa per il lavoro. E voi siete un segno di speranza. L’occupazione è il termometro della crisi e della rinascita. Quando c’è meno lavoro o più sfruttamento nel lavoro, vuol dire che siamo ancora malati. Quando aumenteranno i posti e il lavoro sarà un luogo dignitoso, vorrà dire che stiamo guarendo. Preghiamo perché in questi tempi di crisi non vengano meno la sicurezza sul posto di lavoro e il rispetto della dignità. Sono necessarie tante scelte per costruire un futuro di speranza".

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"Oggi minacciata la sussistenza stessa, il pane per vivere - ha proseguito il vescovo -. Per questo è necessario condividere il pane. Perché ce ne sia per tutti. E questa è la frase più cristiana che ci sia".

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