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Cronaca

Il Covid ha peggiorato lo stile di vita, il primario di Medicina Interna Muratori: "L'alcol rende il paziente più inerme di fronte al virus"

L'INTERVISTA - "Le malattie epatiche legate a stili di vita non corretti sono sostanzialmente due", informa Paolo Muratori, primario di Medicina Interna all'ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì

Tra smart working, riduzione dell'attività fisica a seguito della chiusura di palestre e piscine, e ansia, la pandemia da covid-19 ha peggiorato lo stile di vita delle persone. E c'è chi si è rifugiato nell'alcol, come aveva spiegato in una precedente intervista a ForlìToday Edo Polidori, direttore dell'Unità Operativa Dipendenze Patologiche di Rimini e di Forlì. E recentemente esperti di 19 società scientifiche riunite nel "Forum permanente sul sistema sanitario nazionale nel post Covid" che si è svolto a Roma hanno comunicato che alla pandemia da coronavirus "rischia di seguire un'epidemia di malattie causate da stili di vita scorretti, dai tumori alle patologie reumatologiche, fino a quelle cardiovascolari come infarto e ictus. Le conseguenze dei lunghi mesi di lockdown sono chiare".

Paolo Muratori, primario di Medicina Interna all'ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì e professore associato di Medicina Interna presso il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Università di Bologna, lei è esperto in malattie del fegato. Con la pandemia da covid-19 ha registrato un aumento delle prestazioni ospedaliere per malattie correlate al consumo di alcolici?
Distinguerei due fasi ben definite, la prima quella del lockdown in realtà ha visto ridurre le prestazioni alcool correlate, così come tutte le altre prestazioni mediche specialistiche in generale in virtù proprio del lockdown e del timore da parte dei pazienti di approcciare l’ambiente ospedaliero per il rischio di contagio; nei primi mesi del 2020 la presenza di pazienti “non covid” nei Pronto Soccorso e nei reparti di Medicina Interna era significativamente ridotta, in quanto il timore di frequentare ambienti a rischio come gli ospedali comportava l’accesso in Pronto Soccorso solo nei casi oggettivamente ed acutamente gravi; da primavera inoltrata 2021 è ricominciata una certa normalità “ospedaliera” per cui anche i pazienti con patologie croniche correlate all’abuso di alcool hanno ripreso ad essere pazienti presenti nei nostri reparti di degenza

Quali sono le malattie che causate da stili di vita scorretti?
Le malattie epatiche legate a stili di vita non corretti sono sostanzialmente due; quella in cui vi è una assunzione cospicua e costante di alcool in cui il paziente sviluppa la cosidetta Ash (acronimo che sta per Alcohol SteatoHepatitis), cioè una epatopatia cronica sostenuta dalla azione proinfiammatoria dell’alcool; e poi vi è invece la Nash (Non Alcholic SteatoHepatits) in cui nonostante la storia clinica del paziente sia negativa per assunzione di alcool si sviluppa una infiammazione del fegato legata a motivi metabolici, tanto che il prototipo di paziente affetto da Nash ha un profilo ben definito (tendenzialmente obeso, spesso diabetico, con alti valori di pressione arteriosa, e presenza di ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia; è quindi un paziente in cui un ruolo importante nella genesi dei suoi problemi è giocato da stili di vita poco salutari e cioè sedentarietà e alimentazione non corretta e che va quindi inquadrato nella sua complessità ed in un ambito multidisciplinare; purtroppo non siamo dotati della pillola magica che cura l’infiammazione del fegato di questi pazienti ma siamo nella necessità di insegnargli a prendersi cura di loro stessi sotto il profilo alimentare e della attività fisica.

Qual è il tempo necessario per la comparsa dei sintomi di queste malattie?
Spesso passano decenni prima che i sintomi di malattie croniche di fegato si possano manifestare; il problema è che quando si manifestano sono generalmente i sintomi legati alla cirrosi epatica o alle sue complicanze e questo significa che siamo in una fase già avanzata di malattia con un fegato estremamente martoriato dalle cicatrici.

Anche in questo periodo la percentuale di consulti per malattie gastrointestinali ed epatiche correlate all'alcol è elevata?
Direi che è costante il trend di malattie epatiche alcool relate; ma sicuramente non vi sarà un’inversione della prevalenza di tali patologie fino a che non verranno messe in atto strategie e misure preventive atte a dissuadere i giovani dall’uso ed abuso di alcool; quello che noi vediamo in ospedale non sono gli effetti di una assunzione acuta e saltuaria di alcool ma gli effetti di tanti anni di abitudine all’alcool che spesso affonda le sue radici (sbagliate) anche in ambito culturale.

Considerando che alcuni pazienti che sperimentano malattie legate all'abuso di alcolici non necessitano di un ricovero tempestivo, è possibile che i problemi di salute legati al consumo di alcol possano essere ancora più frequenti di quanto osservato?
Sicuramente, come si diceva prima, perché i problemi epatici legati ad un abuso di alcool si manifestino passa tanto tempo per cui quello che vediamo noi nei reparti o in ambulatorio è solo la punta di un iceberg

L’alcol e in particolare l’etanolo peggiorano i danni causati dal Covid-19, andando così ad aggravare le condizioni dei fegati grassi?
Diciamo che l’alcool agevola il Covid-19 rendendo le persone più fragili sia sotto il profilo immunitario sia sotto il profilo della cenestesi generale essendo spesso collegato a problemi di malnutrizione ed ipovitaminosi; e come abbiamo visto in questi mesi il Covid-19 quando trova soggetti più fragili tende ad essere maggiormente pericoloso ed aggressivo.

Qual è il percorso terapeutico a cui viene sottoposto un paziente con problematiche collegate all'alcol?
Un paziente ricoverato per complicanze alcool relate è spesso un paziente che ha già un suo SerD (Servizio Dipendenze) di appartenenza per cui il contatto fra noi sanitari e Serd in questi casi diventa automatico per confrontarci e avere un quadro completo delle problematiche del paziente. Ricordiamo che spesso il paziente con problematiche alcool relate è anche un paziente con una storia di tossico dipendenza attiva o pregressa, per cui per noi sanitari avere un contatto coi colleghi del Serd è fondamentale per stabilire il percorso più appropriato per il paziente anche in funzione della sua compliance alla terapia e delle condizioni socio economiche che lo caratterizzano

Suggerimenti per un ampio progetto dedicato alla prevenzione?
Come detto prima in buona parte il problema dell’alcool è anche e soprattutto di carattere culturale per cui non sempre si ha la percezione di quanto possa essere nocivo; detto questo perché il progetto di prevenzione sia innazitutto credibile e poi fattibile non può non partire dai “piani alti” della politica

Infine sfatiamo una fake news di quelle che si leggono sui social: l'etanolo nè 'disinfetta' e nè debella il virus del Covid. E allo stesso tempo nemmeno aumenta le difese immunitarie...
Confermo assolutamente che l’alcool non comporta alcuna forma di disinfezione né alcun beneficio alla lotta contro il Covid-19, anzi se assunto in modo cronico ed incongruo rende il paziente più fragile sotto il profilo immunologico e dunque più inerme di fronte al virus.

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