Cronaca

Basket, entra nel vivo il processo a Boccio intentato da 330 tifosi. L'hotel della squadra: "35mila euro mai pagati"

Entra nel vivo il processo per Massimiliano Boccio, accusato di bancarotta fraudolenta e truffa relativa alla ingloriosa fine della storica principale società di basket forlivese FulgorLibertas

Entra nel vivo il processo per Massimiliano Boccio, accusato di bancarotta fraudolenta e truffa relativa alla ingloriosa fine della storica principale società di basket forlivese FulgorLibertas. E' stato un inizio tormentato quello del processo, avviato dalla denuncia di 331 tifosi che avevano pagato l'abbonamento e che si ritrovarono a metà campionato senza una squadra del cuore da tifare. Lo scorso 13 ottobre, infatti, di fatto si era ripartiti da zero, essendo cambiato il pubblico ministero, con Fabio Magnolo in aula, così come il collegio giudicante, formato dai giudici Rosati, Giorgi e Deleva. Poi l'arrivo dell'emergenza Covid, che rallenta proprio i processi più complessi, quelli che prevedono un calendario con numerose udienze e diversi testimoni da sentire, come in questo processo dove sono circa 40 le persone informate sui fatti che sfileranno davanti ai giudici.

Di queste, le prime 6 hanno relazionato martedì mattina in tribunale. Si tratta di 6 testi voluti dalla Procura della Repubblica, per le argomentazioni dell'accusa. Si è partiti dalla curatrice del fallimento Isabella Venturini, che ha ripercorso le tappe dell'incarico a lei assegnato e quindi della situazione societaria lasciata dal duo Boccio-Chirisi. Si è poi sentito il maresciallo della Guardia di Finanza Di Giglio, per poi proseguire da una serie di imprenditori che sono rimasti “scottati” dai mancati pagamenti della società. 

Come per esempio un albergatore di Fratta Terme, presso cui  pernottava buona parte della squadra,in trattamento pensione completa. Il debito maturato ammonta ad 35mila euro. Stesso copione per un altro hotel forlivese per un debito minore di tremila euro. Non è mancata all'appello la segretaria amministrativa della società, anche lei senza aver ricevuto mai uno stipendio. I pagamenti, infatti, erano quasi sempre finti, o con finti ordini di bonifico oppure con assegni scoperti. Eppure, secondo quanto ha riferito - sempre nell'udienza di martedì mattina - la società bolognese a cui Boccio aveva appaltato i servizi di biglietteria, gli incassi di ogni partita venivano subito intascati dalla coppia Boccio-Chirisi. Tante testimonianze convergenti che indicano di fatto lo stato di insolvenza dell'allora patron della società cestistica, a fronte di liquidità che comunque entravano nelle casse. La prossima udienza dell'8 giugno proseguirà l'audizione dei testimoni dell'accusa, in particolare degli ufficiali delle Fiamme Gialle gestirono le indagini.

Il processo

I reati di bancarotta fraudolenta e truffa sono addebitati a Massimiliano Boccio e Mirela Chirisi, marito e moglie, lui patron e di fatto regista dell'allora FulgorLibertas, lei presidente della storica società cestistica forlivese. La FulgorLibertas venne dichiarata fallita il 10 aprile 2015 sotto il peso dei debiti, mentre già nel gennaio del 2015 la squadra venne ritirata dal campionato in quanto da tempo la società non pagava gli stipendi e non aveva quindi più giocatori da mettere in campo. Diverse le parti civili presenti al processo: si va dal comitato di 327 abbonati di quella stagione della Fulgor, capeggiati da Christian Battistini e Lucia Bongarzone, e difesi dall'avvocato Andrea Romagnoli. Battistini e Bongarzone hanno contenuto a poche migliaia di euro la richiesta di risarcimento, mettendo nero su bianco la volontà di destinare il (remoto) denaro che sarà recuperato a fini sociali e per la promozione del basket in città. Altri 4 tifosi, invece, hanno scelto di costituirsi parte civile in modo autonomo, dopo la prima querela del comitato, difesi dall'avvocato Vittorio Manes. Parte civile al processo è anche la curatela fallimentare dell'ex FulgorLibertas (curatore Isabella Venturelli), rappresentata dall'avvocato Bressanello, per quanto riguarda il reato di bancarotta. Alla sbarra, infine, c'è la vecchia società della FulgorLibertas per i connessi illeciti amministrativi, difesa dall'avvocato Giovanni Principato. Boccio e Chirisi sono difesi dall'avvocato Guidazzi. 

Le accuse

Secondo le ipotesi della  Procura Boccio e Chirisi furono responsabili di diversi reati al momento del crollo della FulgorLibertas, partendo dalla distrazione degli ultimi soldi restati in cassa per 167mila euro e la sottrazione delle scritture contabili. Per la Procura, in particolare, tutto partì dopo l'acquisizione della società, quando il capitale sociale venne aumentato fittiziamente da 50mila a 5 milioni di euro così da simulare una capacità finanziaria superiore al reale, il tutto grazie ad un aumento del valore, ritenuto anch'esso fittizio, della società "Gruppo Industriale Chirisi Boccio Spa" fino ad oltre 27 milioni di euro. Nel mirino della Procura c'è anche la conferenza stampa del 7 agosto del 2014 in cui Boccio annunciava il progetto di portare la FulgorLibertas nella massima serie entro due anni, fino all'approdo in Eurolega e alla quotazione in Borsa della società. Il tutto da realizzarsi tramite contratti con giocatori e allenatori di primo livello. Questo avrebbe portato all'incasso di circa 132mila euro in abbonamenti, denaro poi - sempre secondo le accuse - sarebbe stato distratto assieme agli incassi della biglietteria delle varie partite. Gli abbonati non ebbero modo di fruire del loro abbonamento fino alla fine, dal momento che il 2 gennaio 2015 la squadra venne ritirata dal campionato di A2 Gold. Da qui l'ipotesi della truffa.

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