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Cronaca

Omicidio Severi, spunta il testamento della discordia. La vittima registrava tutto: "Mi ritroverò con una sbadilata in testa"

Il padre avrebbe nominato come suo unico erede universale solo Daniele, lasciando tutti gli altri figli a bocca asciutta ed in particolare Franco, l'unico di loro che continuava a portare avanti l'azienda agricola di Seggio

Un testamento manoscritto di appena una pagina, vergato in punto di morte dall'anziano padre di Franco e Daniele Severi, scritto in stampatello, con carattere malfermo e firmato 5 volte, di cui la prima sempre in stampatello. E' questo il colpo di scena che ha fatto la sua comparsa nell'udienza di lunedì mattina nel processo a Daniele Severi, l'autista di ambulanze in pensione accusato della morte del fratello Franco, dieci anni più giovane, ritrovato decapitato in una scarpata nei pressi della sua casa in cima ad un colle della val Bidente, a Seggio di Civitella. 

Il testamento a sorpresa

Un incendio tra Daniele da una parte e Franco e gli altri suoi 5 fratelli dall'altra, quel testamento, dato che nominava come suo unico erede universale solo Daniele e un nipote, lasciando tutti gli altri figli a bocca asciutta ed in particolare Franco, l'unico di loro che continuava a vivere nella casa di famiglia e a portare avanti l'azienda agricola di Seggio. Poco tempo prima era morta anche l'anziana madre, allettata e seguita da una badante, accudita nella casa di famiglia dallo stesso Franco. Il documento sarebbe spuntato per mano di Daniele dopo la morte del padre e portato in registrazione da un notaio, ma immediatamente impugnato dagli altri fratelli per vie legali. Ci sarebbe stato questo dietro l'ulteriore deterioramento dei rapporti tra i due fratelli negli ultimi mesi prima della morte e decapitazione di Franco.

I medici legali: "Decapitato con una lama metallica o una motosega"

A parlarne, nel processo in Corte d'Assise (presidente Monica Galassi), sono stati gli amici e vicini di podere della vittima. “Nel marzo – aprile del 2022 portai Franco da un avvocato di mia conoscenza a Lugo, cercava un ulteriore parere legale sul testamento del padre, che dalla scrittura riteneva che non fosse stato scritto dal lui”, ha spiegato Gabriele Trebini, che ha un'azienda agricola poco distante, l'ultimo ad aver sentito in vita Franco Severi. Anche l'altro vicino e amico fraterno Franco Pinto aveva ricevuto confidenze a riguardo e aveva visto il testamento che stava togliendo il sonno a Franco Severi. Pinto, anzi, una domenica mattina si ritrovò per caso nel bel mezzo di un aspro litigio tra i due fratelli sulle questioni di eredità.

Franco Severi registrava tutto

Il litigio con Daniele e le telefonate con Franco Pinto sono arrivati tutti ai giudici della Corte d'Assise, parola per parola, grazie a delle registrazioni effettuate dalla stessa vittima, la quale negli ultimi mesi prima di morire avrebbe usato più micro-registratori portatili per registrare queste discussioni. Le registrazioni sono state tutte acquisite dalle minuziose indagini dei carabinieri di Meldola e Forlì, coordinate dalla pm Federica Messina.

Non solo: negli ultimi giorni prima della morte Franco Severi si era recato in un negozio di elettronica di Civitella per ordinare una fototrappola da porre alla sbarra di accesso ai piedi della strada sterrata che conduceva alla sua abitazione, dopo che un precedente dispositivo era stata divelto dopo appena un paio di giorni dalla sua installazione. La stessa sbarra – hanno spiegato in aula gli amici – era stata posizionata da poco, a quanto pare per bloccare delle molestie che Franco avvertiva come sempre più pressanti. Ma anch'essa alla fine era diventata un motivo di preoccupazione: il lucchetto di chiusura veniva manomesso con la colla quasi quotidianamente e capitava che la vittima rimanesse chiusa dentro o fuori casa. “10-15 lucchetti manomessi nel giro di pochi mesi”, stima Trebini. Da qui la necessità della fotocamera, che tuttavia ebbe lo stesso destino dei lucchetti.

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Chi avrebbe disturbato fino all'esasperazione Franco Severi? "Daniele Severi" è la risposta solo abbozzata dai due testimoni, che a più riprese, però, sotto la pressione delle domande della difesa (avvocati Massimiliano Pompignoli e Maria Antonietta Corsetti) hanno ammesso di non aver avuto confidenze dirette e decisive da parte di Franco, ma si sarebbero basati sul fatto che “si sapeva in paese dei dissidi nella famiglia”. Contro-interrogato in modo serrato dall'avvocato di parte civile Max Starni, però, Pinto è stato poi messo a confronto con alcune telefonate registrate in cui consigliava Franco di specificare ai carabinieri che si sentiva in pericolo per la propria vita, dato che ad una precedente segnalazione i militari di Civitella non avrebbero accolto come grave la sua denuncia. In un'altra registrazione, infine, Franco Severi avrebbe confidato all'amico di aver paura “di trovarmi una notte con una sbadilata alla testa”. 

Eppure il fratello non era l'unico a dare disturbo a Franco, anche a detta dei amici. Come ha rilevato la difesa, c'erano anche dei non precisati “cacciatori, infastiditi dalla chiusura della strada con la sbarra e il lucchetto”, secondo Trebini. E sempre secondo la difesa di Daniele Severi la vittima avrebbe mostrato inquietudine nei confronti di persone presenti in casa (ma ci abitavano solo la madre allettata e la badante, fino a quando la madre era in vita) che a suo dire gli avrebbero somministrato psicofarmaci nel caffè. Tuttavia, nessuno degli amici – è emerso nelle testimonianze – ha raccolto confidenze di Franco su questa questione. 

Tutto quello che sappiamo finora dell'omicidio

“Una vita riservata, non usciva la sera”

Entrambi gli amici descrivono Franco Severi come una “persona dalla vita ritirata, chiusa” nelle parole di Trebini. “In passato, vent'anni fa, uscivamo assieme la sera, ma da quando la madre stava male non usciva più, neanche per una pizza. Lo avevo spronato, ma c'era proprio più verso di farlo uscire”, spiega Pinto. Le sue uniche uscite dal podere erano quindi per fare la spesa, per sbrigare delle pratiche burocratiche alla Coldiretti e poco altro. 

Tuttavia, dai messaggi telefonici via whatsapp scambiati con Pinto, la difesa di Daniele Severi paventa che la vittima frequentasse prostitute e club notturni, una sorta di doppia vita notturna accanto a quella estremamente ritirata d quella di giorno. "Cosa facesse la sera non lo so", ha detto da parte sua Trebini. In alcuni messaggi con Pinto, poi, si ammicca a più riprese a “cinesine” o si fa riferimento ad abboccamenti sessuali, con battute volgari tra adulti. Tuttavia su questo punto l'amico Franco Pinto nega fermamente: “Non c'è mai stato niente del genere che ha riguardato anche la mia persona”, ha risposto il testimone. 

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